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mercoledì 2 marzo 2016

...Post scriptum al post di prima

...e poi, 
è vero non lo volevo dire ma vi ho detto sempre tutto e quindi perchè tacere questo? Tanto, figura di me in più, figura di me in meno...
dicevo: un motivo per dimagrire potrebbe anche essere quello per cui il cappotto dell'anno scorso non si vuole proprio chiudere
e sì, posso portarlo pure aperto con uno sciarpone al collo stile Pavarotti ma
sì, c'è un ma, 
non mi entra solo di panza....eh, no, non mi entra manco di braccia!
Comprarne un altro? Sì, ci ho provato. Ho provato da K... ma quest'anno vanno i cappotti con le maniche all'avambraccio che, su una che ha un braccio stile omino michelin, non fa effetto "moda", bensì "non è bastata la stoffa pe' coprimme tutta". Ho provato pure da B... ma, porca paletta, hanno chiuso tutti i negozi mantenendo solo la possibilità di shopping on line. E on line sbaglio sempre fottutamente taglia: pur ordinando sempre la XmilaL, mi arriva o modello Fassino o modello Moira Orfei (nel senso del tendone da circo, non della buonanima).

Allora stoicamente mi son detta: "dimagrirò e rientrerò nel cappotto che ho, il freddo mi temprerà corpo e anima"...seeeee, l'anima de li mejo 'tacci mia! 

Dopo la prima settimana di resistenza al primo gelo sono entrata da O... e ho preso l'unico che mi andasse: un piumino nero da sci in poliestere al 100%, capace di tenere caldo anche in siberia.
Ok, parto da qui. 
Piumino da sci che, appena dimagrirò, diventerà la coperta del mio bimbo...tanto le dimensioni sono quelle!
Forza e coraggio!

P.s. so che siete curiose e sono cosciente che io non so tenermi un cecio in bocca, quindi sveliamo il mistero: il mio girobraccione è 46....in pratica il punto vita di una modella. Ecco, ora ho detto proprio tutto.

domenica 17 agosto 2014

Ferragosto: dieta mia non ti conosco

Non c’è nulla di peggio, per una donna di facili dolciumi come la sottoscritta, di passare il ferragosto tra i parenti goderecci, figli dell’antica stirpe di Pantagruel. Una settimana di ferie diventa una settimana di bagordi che si traduce in un anno di dieta drastica per tamponare i drammatici effetti dell’esubero calorico di una manciata di giorni.
Si comincia col il giorno di ferragosto: l’intento, puramente teorico e quasi innocente, di una grigliata in compagnia; il risultato, in pratica, di una devastante sagra culinaria.
  1. Antipasto di salumi misti  e formaggi. Tradotto: sinfonia di prosciutti, salami e caci, la cui sapidità, com’è noto, è smorzabile solo dietro bevute interminabili. Rigorosamente di vino, bianco o nero indifferentemente (la gola non conosce razzismo). Per gli astemi, si consiglia di spegnere l’incendio del palato con cola e altre zozzerie zuccherine e friccicose;
  2.  Per restare leggeri, niente lasagna ma pasta al ragu con spolverata di parmigiano: quantità della pasta non definibile, il tanto che basta per traboccare dal piatto. Quantità di macinato sufficiente al remake del film “piovono polpette”. Quantità della spolverata di parmigiano assimilabile alle nevicate sul monte bianco;
  3. Nell’attesa della grigliata: bruschettone al pomodoro inzaccherato di olio abbondante. Per la corretta riuscita della ricetta, l’olio, rigorosamente extravergine di oliva spremuto a freddo, deve essere così tanto da garantire una bella macchia sulla maglia pulita indossata per l’occasione. Se non c’è la macchia, il bruschettone non è riuscito. Quantità del pane per ogni fetta bruschettata: almeno un etto, sennò la gente ci parla dietro;
  4. Sempre nell'attesa della grigliata: pannocchia di mais alla brace, da mangiarsi appena tolta dal fuoco, deve essere garantita almeno un’ustione di terzo grado;
  5.  Finalmente la carne: tipologia indistinta, purchè abbondantissima.  Ogni pezzo di carne deve essere irrorato da fiumi di vino e accompagnato da pane casereccio, pena l’annullamento dell’operazione;
  6. Il dolce, di qualsiasi natura, spesso rifiutato col barbaro coraggio dell’ammissione ad alta voce: “niente dolci, io ci tengo alla linea”;
  7. Caffè, ammazzacaffè e liquori di dubbia natura, spesso distillati in casa, il cui effetto sarà pagato amaramente negli anni da un fegato incolpevole di tali nefandezze;
  8.  Acqua e limone: immancabile perché, si sa, il limone sgrassa. Lo dicono pure nelle pubblicità dei detersivi, se vale per i piatti, varrà anche per lo stomaco, no?

Durata dello sfacelo: ore.
Epilogo: panza gonfia tipo mongolfiera, bottone del jeans saltato e indagato per omicidio preterintenzionale, camicia unta e bisunta, coma glicemico in atto…eppure
eppure non manca mai quello che dice: “E’ avanzata tanta roba, stasera a casa mia che la finiamo!”
E così, dopo il pranzo anche la cena.
E a cena avanzerà altra roba che sarà il pranzo del giorno successivo e di conseguenza nuova cena, in un circolo vizioso che verrà interrotto solo da un tempestivo lunedì lavorativo!
Al momento del commiato le solite promesse: “mo’ basta”, “ da domani dieta”, “domani solo verdura scondita”, “la prossima mangiata si fa a Natale” ma dietro l’angolo si addensano già, come neri nuvoloni, prospettive di compleanni e cerimonie, destinate a non essere da meno di pantagruel e della sua stirpe.
La cintura trema, il pantalone traballa, lo stomaco guaisce.

Tremate: le feste son tornate!

giovedì 15 maggio 2014

Istigazione

Donna antipatica che mi sta sulle balle già da due secondi dopo averla conosciuta e che parla a vanvera del più e del meno: vista la reciproca antipatia, dopo una serie di rintuzzi sul peso, cercando di mettermi in difficoltà, se ne esce con una considerazione del tipo:
“Ho 40 anni ma sembro ancora una ragazzina! Guarda che vitino da vespa! Porto ancora gli abiti che indossavo a 20 anni, non credo che anche tu potresti dire lo stesso!?!”
Io, con un sorriso enorme: “Ti sbagli! Anche io porto ancora gli abiti che indossavo a 20 anni! Ero grassa esattamente come oggi, qualche problema???”

Sono contro la violenza ma per alcuni farei volentieri un’eccezione.

L'importante è non dar loro soddisfazione.

lunedì 27 gennaio 2014

Incontri ravvicinati del terzo tipo

Qui vicino hanno aperto una palestra.
Già.
Una roba futuristica, un nome tipo “AREA51” con strani loghi verdi e una specie di alieno come mascotte.
In principio, guardando da fuori la struttura, prima di sapere che si trattasse di una palestra, pensavo che fosse qualche centro per appassionati di ufo e altre amenità che girano dentro e fuori l’universo.
Poi un giorno che avevano lasciato la porta aperta, passandoci di fronte, il mio occhio curioso ha identificato bilancieri e inconfondibili macchine da tortura e non ho avuto più dubbi: il nemico mi aveva raggiunto.
Ho sempre creduto di lavorare in un luogo incontaminato dal furore del fitness: un luogo circondato da pasticcerie, rosticcerie e gastronomie, un luogo con un così alto tasso di persone anziane da sembrare l’estensione di un reparto di geriatria. Unico neo presente, è una piscina in cui anziani e bambini, costumati e non, si affannano a sconfiggere la forza di gravità e l’inesorabile avanzare dell’età a suon di bracciate.
Purtroppo però, come dice il proverbio: se Maometto non va alla montagna, è la montagna ad andare da Maometto. Visto che io non sono degna del nobile profeta, di fronte all’arrivo di cotanta montagna, ho pensato subito ad una frana e mi sono spaventata.
Che Tragedia!
Una palestra sotto l’ufficio!
A chi avrei potuto più vendere la scusa che non andavo in palestra perché, uscendo tardi da lavoro, non potevo scegliere gli orari che mi facevano più comodo???

Il giorno dell’inaugurazione mi sono appostata dietro la colonna di un porticato per studiare il nemico: cercavo infatti tra gli utenti qualcuno affetto da cicciosità persistente o afflitto da rotondità moleste. Se avessi trovato qualche mio simile, avrei anche potuto farmi coraggio…
A poco a poco, una manica di ipertrofici e di snellezze ha iniziato ad invadere gli spazi – i miei spazi! – e laddove amavo sostare dopo una passeggiata nel parco, si è saturato di giovani e vigorosi palestrati intenti a fumarsi una sigaretta o a chiacchierare dell’ultimo integratore iperqualcosa.
Il nemico aveva portato a termine l’invasione.
Potevo solo rassegnarmi e monitorare la situazione in cerca di miei simili per poter tentare un piccolo contatto, sventolando in via preventiva bandiera bianca.

Stamane l’apoteosi del dramma.
Sebbene fossi stata sempre attenta a tenermi lontana dal fronte nemico, mi sono trovata a tu per tu con Uno di Loro.
Capitemi: pioveva ed ero distratta, proprio non avevo visto la sentinella che sostava attenta sulla soglia della struttura.
Me lo sono trovata di fronte con un sorriso a 342 denti, come solo gli agenti immobiliari e gli istruttori sanno fare. Mi ha subito detto “Ehi, ciao, posso rubarti un minuto?”
Colta di sorpresa non ho capito immediatamente chi fosse e da dove provenisse. Guardando quell’alieno sul logo, ho pensato subito a E.T.. Gli ho risposto: “Vuoi un telefono?”
Lui mi ha guardato stranito e un po’ titubante: “Come?”
Il criceto che mi girava nel cervello è sceso dalla ruota e mi ha urlato: “Cretina, è un Tizio della palestra, non E.T. che cerca di telefonare a casa!”
Riprendendomi: “Scusa, ero distratta, dicevi?”
Lui: “E’ un po’ che ti vedo qui attorno, pensavo che fossi interessata ai nostri corsi, ne facciamo anche personalizzati…
“Che culo, eh!” ho bisbigliato tra me e me ma forse poco silenziosamente visto che ha sbarrato gli occhi
Imperterrito ha continuato: “..ehm, ho pensato di fermarti, magari sei interessata ma forse per un po’ di timidezza non hai chiesto…”
“Eh, sì, è proprio per la timidezza!” ho detto arrossendo, più per la figura di M che per reale introversione.
“E’ un ambiente giovane, potresti farti nuovi amici! Abbiamo aperto da poco e abbiamo tante promozioni. Ti ho visto spesso girare qui attorno, ti va se ti faccio vedere il locale? “
…al ripetere del “ti ho visto spesso”, credo di aver cambiato colore della faccia almeno 4 volte: rosso da “che figura di M…”, bianco da “ommioddio mi hanno scoperto”, verde da “fatti i fatti tuoi”, blu cianotico da “adesso mi butto a terra e faccio finta che sono morta”
“C R E D I M I, verrei a vederla anche ora ma sono in ritardassimo, ma proprio issimo issimo. Certo che sono interessata, perché non dovrei! Magari passo dopo eh! C R E D I M I, passo dopo!”

Ma anche no, eh.

Da domani si cambia strada.

venerdì 10 gennaio 2014

Caro Monti, io non mi annoio*



E’ già un mese che latito…e sì che venire a scrivere qui mi aiuta molto. 
Negli ultimi tempi sono stata prima travolta dal lavoro poi, quando sono andata finalmente in ferie, mi sono ritrovata con una connessione penosa.
Ho una doverosa premessa da fare. Qualche tempo fa avevo comunicato che mi era stata data la data di licenziamento: sarebbe dovuta essere Luglio, poi c’è stato uno slittamento a Dicembre con una serie “proviamo, vediamo se va, ecc.”. Insomma, la fiera delle certezze.
Quando a Dicembre ero ormai pronta ad appendere la penna al chiodo, ecco che arriva una botta di culo (scusate il francesismo ma non esistono termini migliori per rendere l’idea): ci affidano una commessa della durata prevista di circa un anno. Quindi, incrociando l’incrociabile, dovrei avere un altro anno di lavoro davanti. Certezze non ve ne sono, ci sono mille imprevisti ma una possibilità è sempre meglio di zero possibilità, no?

P.S. Oggi mi arriva la notizia che forse mi “prestano” ad un’altra impresa.
A che titolo non so, quando neppure, figuriamoci se so di chi si tratta.
Mi sento un po’ la sora Camilla, tutti la vogliono ma nessuno se la piglia.

Intanto vi auguro buon anno con l’espressione che io e mio marito abbiamo avuto quando abbiamo avuto il coraggio di pesarci:
* il titolo fa riferimento all'ex presidente del consiglio Monti che, parlando del posto fisso, lo definì noioso. Non aggiungo altro.

lunedì 16 settembre 2013

Le parole che non ti ho detto...


Quante volte ho avuto sulle labbra una risposta di questo tipo...
Nulla da aggiungere se non tanti complimenti agli autori della vignetta: Sketch & Breakfast!

venerdì 7 giugno 2013

Quando il gioco si fa duro...

“…e dai, assaggiane un pezzettino!”
“NO”
“…e dai, cosa vuoi che ti faccia una cucchiaiata!”
“NO”
“…e dai, ma proprio oggi dovevi stare a dieta?”
“NO …cioè, Sì! ma un padellata di cavoletti tuoi non te la fai mai???”


Quando decidi di dare una svolta alla tua vita, il MALE assume spesso le sembianze di un amico, di un conoscente o di un parente che sia, incapace di impegnare i propri neuroni in attività che riguardino la sola sua vita privata, dedicandosi spesso a rompere le uova nel paniere della malcapitata di turno.
Appena decidi di metterti a dieta, come già discusso in precedenza, diventi una sorta di critico culinario a cui tutti si sentono in dovere di far provare le proprie leccornie. Se sei abbastanza forte e motivato da dire di no, immancabilmente, fastidiosamente, la risposta che ti arriva è: “…solo un pezzettino, che ti fa???”
Qui scatta la viulenza.
Mentale ovviamente.
Anche se qualcuno qualche mozzico sul naso se lo meriterebbe proprio.
Io non voglio il tuo cibo. Quale concetto di “NO” non ti è chiaro?
Io sono composta di “assagginii”. Il mio grasso è una stratificazione litoide di degustazioni culinarie. Ogni lardello che mi compone è mattoncino Lego costituito da assaggini a dritta e manca, cucchiaiate, pezzettini…
E’ qui che l’obesità palesa il suo status di malattia.
Per una “persona normale”, senza patologie o fisime mentali a sfondo mangereccio, un assaggino sarebbe una cucchiaiata. Per me è la rottura di un argine mentale, una diga che è difficile ricostruire.
E così l’assaggino diventano due, tre, dieci, cento, mille.
E’ come mettere un ex alcoolista a fare il sommelier.
E poi subentra la sindrome del “tanto ormai”. Ho sgarrato? Sono ingrassata di nuovo? Ho mangiato troppo? Continuo a farlo, tanto ormai… E c’è ben poco di razionale in tutto ciò.
Se in una “persona normale” è il cervello che invia impulsi alla mano affinché prenda o lasci il cibo, nel mio caso lo stomaco sabota i neuroni, li spegne e muove la mano come… avete presente quelle macchinette piene di peluche in cui, con una pinza, cerchi di afferrare tutto l’afferrabile?
Ecco, avete capito.
 ‘ndo cojo, cojo. Il gergo romano, non sbaglia mani.
E un semplice, innocuo, imprevisto extra diventa un’orgia di cibo, un circolo vizioso che diventa sempre più difficile da rompere.
Riuscireste a far capire tutto ciò alla mano inconsapevolmente tentatrice che ti porge il cibo?
No. Io almeno non ci sono mai riuscita.
Quindi mi limito a rispondere con un tono perentorio, mostrando i denti e minacciando un’incazzatura imminente.

Che poi sarebbe tutto più semplice: 



martedì 9 aprile 2013

Falsa magra o vera grassa?


“Toh, guarda qua, so’ diventato un figurino e non mi dici niente! Ho perso 3 kg!”
“Ma certo, sei molto dimagrito!  
BUGIARDA BUGIARDA BUGIARDA
Hai iniziato la palestra come dicevi?" 
 BRAVA, SVIA IL DISCORSO
“Certo! Ho smesso pure di mangiare pasta a pranzo e cena, la mangio solo una volta al giorno, perché non ci provi?”
“Veramente io la pasta non la mangio mai, nemmeno il pane”
“Seee, vabbè, dai, provaci!”  
SAPEVO CHE NON MI AVREBBE CREDUTO, MANCO L’ENDOCRINOLOGO MI CREDEVA
“Giuro! Io già non ne mangiavo tanta prima, comunque dal 2 gennaio non ho più toccato né pasta, né pane, né dolci. Non ho sgarrato nemmeno una volta, manco a Pasqua! Non mi trovi più sgonfia?” 
HO PERSO QUASI 12 CHILI!!!! AIUTO!!!!
“Beh, dai un po’ più sgonfia sì. Però davvero, prova a mangiare la pasta solo una volta al giorno! Vedrai che mi ringrazierai” 
FOTTITI!!!!!!!!

Perdere 12 kg senza che nessuno se ne sia accorto. O mi prende in giro la bilancia o sono così immensa che 12kg sono una goccia nell’oceano.
Santa Polenta, aiutami tu!

domenica 7 aprile 2013

Scelte coraggiose


“Si sicura di volerlo fare?”
“Sì, prima o poi dovrò liberarmi da questo timore…”
“E se…se non andasse bene?”
“Credo di potermi fare abbastanza male. Pensi che non potrà andare?”
“Io credo che ce la puoi fare. .. ho un po’ di timore, non sappiamo quanto può reggere”
“Basta. Io vado. E che dio me la mandi buona”.
Aprì con decisione l’apparecchiatura, fece il primo passo. Poi un secondo. Teneva.

Ok, la scaletta mi regge. Eddaje!


domenica 24 marzo 2013

La donna che borbottava ai commessi


Sabato ho pensato che sarebbe stata una buona idea andare a fare shopping.
Beh, shopping è un termine forse eccessivo per definire le mie compere di vestiario.
Di solito corro velocemente nei negozi in cui sono certa che ci sia qualcosa di indossabile dalle donne che amano ancora mangiare, provo una decina di capi e, solitamente, esco dal negozio con uno o nessun capo.
Diciamo che, quando il buon dio distribuiva alle donne femminilità e frivolezza, io ero al bagno e mi sono dovuta accontentare di qualche pregio/difetto tipicamente maschile.
Sabato, come dicevo, ho pensato che i pantaloni lisi e le scarpe da ginnastica usurate di cui abuso giornalmente avevano diritto ad un meritato riposo. Pertanto sarebbe stato opportuno cercare qualche capo sostitutivo. Che è, nel mio caso, un po’ come cercare di vincere a tombola.
Sono andata al centro commerciale con quel sant’uomo di mio marito e mi sono diretta negli unici due negozi in cui potevo trovare qualcosa in cui fare alloggiare i miei quarti di lombo.
Entro nel primo, vado al reparto chiattone e trovo la tristezza fatta persona: camicione giganti scure, con tonalità variabili dal nero al nerissimo; maglie sformate in grado di insaccottare anche una modella filiforme; pantaloni mediocri adatti a corpi alieni! Santa pazienza! Io sono già obesa, posso mai mettermi dei sacconi informi addosso? Devo per forza indossare abiti dall'effetto “son tutto un tronco”? Non sarebbe possibile qualcosa che segni il punto vita perché, seppur ampio come una circonvallazione, anche io ho un punto vita!
E poi vogliamo parlare dei pantaloni? Quelli del marchio K. sono fatti proprio a membro di segugio: stretti sulle gambe e larghissimi sul sedere. Quindi per farci passare le gambe dentro sei costretta a navigare in un tendone di jeans che contribuisce ad ingrossare la zona deretano, già di per sé sufficientemente ampia!
Mio marito dice che son solita fare le osservazioni che qui vi riporto, emettendo suoni gutturali mentre scelgo i capi sugli stand. Dice che vado in giro per il negozio borbottando come una caffettiera. Non so se ciò sia vero. Nel caso lo fosse, si spiegherebbe il perché ultimamente i commessi si tengono tutti a debita distanza.
Uscita da K., entro nel negozio BP. Mio dio, che orrore! Ovunque colori sgargianti tipo verde vomito, giallo fosforescente, arancione semaforo, viola becchino, azzurro ciano…quasi cianotico! Santa pazienza, sono obesa! Sono visibile anche da lontano, non ho bisogno di abiti catarifrangenti!!!!
Se rinasco, voglio fare la stilista per le taglie over 50!

E le scarpe le ho lasciate perdere. Ho avuto pietà di mio marito. Magari ci riprovo la prossima volta!

lunedì 4 marzo 2013

Per essere perfetta mi mancava solo un difetto!

Quante volte ce l'hanno detto? 
Quando sei a dieta, non ti basare solo sui numeretti della bilancia! verifica le tue misure! 
Perchè la bilancia, si sa, è un po' bastarda e si diletta nel paventare numeri a casaccio frutto di ritenzione idrica, sfasamenti, umidità dell'aria, polvere, e chissà che altro! Inutile farsi prendere dal magone: se quella peripatetica di una pesa-lardelli non ci rimanda indietro un numero che possa compensare i sacrifici fatti nell'eterna lotta al grasso superfluo, noi ci rivolgiamo al signor Metro Da Sarta, tanto freddo quanto giusto nel fornir verdetti.

Prima di procedere all'operazione di misurazione occorre munirsi di un metro da sarta che, seppur chiamandosi metro, in realtà fornisce misure per il doppio del suo nome. Già si evince l'efficienza del soggetto.

Si passa poi all'identificazione delle parti da misurare: tette, culo, punto vita, girobraccio e girocoscia, tanto per gradire.
Le misure sono strabilianti:
tette: 137
vita: 118
culo: 137
Sono una clessidra perfetta! 
Un 90-60-90 non me lo toglierebbe nessuno se non si badasse a quella quarantina di centimetri in esubero che gravitano su ogni porzione di me! 
Sono potenzialmente perfetta!

La perfezione non è essere perfetti, ma tendere continuamente ad essa.Johann Gottlieb Fichte

venerdì 21 dicembre 2012

La profezia della Maya (la)


Riassunto delle puntate precedenti:
  • Lo scorso anno conosco il Dottor M: da subito mi ispira molta fiducia e mi conquista con la sua professionalità. Il sogno tramonta quando, dopo l’ennesima dieta mi propina dei pasti sostitutivi. Io li assumo ma accuso molti fastidi, probabilmente i bibitoni contenevano qualche sostanza mal sopportata dal mio corpo. Gli scrivo per dirglielo ma lui non mi risponderà mai (aveva sempre risposto alle e-mail precedenti), probabilmente avrà inciso la breve discussione avuta durante l’ultimo controllo in cui lamentai il mio disappunto sui tempi di attesa:  appuntamento alle 18,30 – inizio visita dopo le 21. Lui mi rispose piccato che voleva essere scrupoloso con tutti e io, con la massimissima educazione, giuro, dissi che era giusto che fosse scrupoloso ma che, essendo così, era una mancanza di rispetto fissare un appuntamento ogni mezz'ora. A me sembrava logico, a lui no.
  •  Adesso, aprendo la posta elettronica, trovo una sua email di auguri. Pensate che possa scrivergli: “grazie per gli auguri, ma attendo ancora risposta all’email del giorno xxx”. Che dite, glielo scrivo???
  • Finito quest’amore di natura prettamente sanitaria, comincia lo sfacelo. Alterno giorni di dieta rigorosissima a giorni di parcheggio. Dopo mesi, ho riassaporato le patatine. Come tutte le ciccione che si rispettino, a pancia satolla, mi sono dedicata a lunghe sessioni di pianto, lacrime di coccodrillo al 100%
  •  Attualmente vivo col terrore il Natale per due motivi: 1) il cibo; 2) lo sguardo degli altri. 
  •  Lo sguardo di disapprovazione degli altri, mi porta a fagocitarmi pure l’anima con conseguente aumento   di peso e maggiore attenzione altrui, la quale, l’avrete capito ormai, porta altro cibo, ecc. ecc. in un loop infinito da cui è difficile uscire
  •   Difficile ma non impossibile
  •  A gennaio mi metto a dieta ferrea, giuro
  •  No, non ridete, lo so che l’avete già sentita
  •   Il 2 gennaio comincerò la mia fase di essiccamento
  •   No, non sono i classici propositi di inizio anno, dico davvero
  •   Io ce la farò
  •  Devo farcela
  •  E non importa quante volte cadrò, mi rialzerò e andrò avanti
  •    Non mi farò fregare dal “tanto, ormai…”
  •  ….nel frattempo però, santa pazienza, se almeno riuscissi ad uscire dalla “sindrome della carestia annunciata”…

lunedì 25 giugno 2012

Grassitudine

Certe volte mi rendo conto di essere talmente abituata all’idea di una me cicciona di far partire in automatico gesti e pensieri che, normalmente, non dovrei avere.
Sto prenotando il viaggio di nozze e, una delle tappe, forse, potrebbe essere Venezia: un classico dei classici ma, visto il cambio meteorologico disastroso degli ultimi anni, c’è il desiderio di vederla prima che sprofondi. Nel valutare l’escursione è stato per me automatico scartare il viaggio in gondola. Ripensandoci con più calma, successivamente, mi sono resa conto che in un nano secondo il mio cervello ha fatto una serie di associazioni mentali del tipo:

gondola

instabilità

passo falso

schiattamento

caduta in mare

paperissima


Si può entrare così tanto nell’abitudine da non vedere altra soluzione?

mercoledì 22 febbraio 2012

Mission Impossible!


 Eh…pensavate che il Dottor M mi avesse chiuso in uno stanzino nutrendomi a pane ed acqua (ma senza pane che fa ingrassare) in modo da costringermi ad un dimagrimento coatto?!?!?!
Invece no! Giro ancora baldanzosamente per la città sfoggiando le mie ciccette intrepide! Motivi di lavoro mi hanno tenuto lontano da questi schermi ma ora sono tornata in tutto il mio trionfo lipidico! La visita non è andata bene. Il dottore, seppur bonariamente, mi ha rimproverato per i bagordi natalizi. Seppur abbia perso quanto acquistato durante le festività, mi sono lasciata andare alla compulsione mangereccia. E non si fa.
Come ha avuto modo di osservare, non prendo seriamente la mia condizione. Io, che da sempre combatto contro i pregiudizi legati alla ciccia, sono la prima vittima e carnefice di me stessa. Se considerassi la mia condizione simile ad una patologia, probabilmente sarei più ligia alle sue prescrizioni. Sicuramente se fossi diabetica non sfonderei la vetrina di una pasticceria per ingozzarmi…quindi, perché farlo da obesa? Non è forse l’obesità una malattia?
Devo imparare ad amare questo grande corpo e a curarlo come meriterebbe. Al prossimo controllo mancano 10 settimane, fino ad allora il comandamento è solo uno: 

martedì 14 febbraio 2012

Il peso delle ciapet

Tra meno di due ore sarò dal Dottor M per la visita di controllo.
Rispetto a due mesi fa, la bilancia è ferma. O meglio, sono ingrassata dopo Natale e sono ridimagrita nel mese a seguire. In pratica, tra alti e bassi, risultato nullo.
Che mi dirà?
Mi umilierà?
....
E se mi tagliassi una fetta di culo, riuscirei a perdere qualcosa entro le prossime due ore?
Intanto mi affido al sacro potere della diuresi...