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mercoledì 2 marzo 2016

...Post scriptum al post di prima

...e poi, 
è vero non lo volevo dire ma vi ho detto sempre tutto e quindi perchè tacere questo? Tanto, figura di me in più, figura di me in meno...
dicevo: un motivo per dimagrire potrebbe anche essere quello per cui il cappotto dell'anno scorso non si vuole proprio chiudere
e sì, posso portarlo pure aperto con uno sciarpone al collo stile Pavarotti ma
sì, c'è un ma, 
non mi entra solo di panza....eh, no, non mi entra manco di braccia!
Comprarne un altro? Sì, ci ho provato. Ho provato da K... ma quest'anno vanno i cappotti con le maniche all'avambraccio che, su una che ha un braccio stile omino michelin, non fa effetto "moda", bensì "non è bastata la stoffa pe' coprimme tutta". Ho provato pure da B... ma, porca paletta, hanno chiuso tutti i negozi mantenendo solo la possibilità di shopping on line. E on line sbaglio sempre fottutamente taglia: pur ordinando sempre la XmilaL, mi arriva o modello Fassino o modello Moira Orfei (nel senso del tendone da circo, non della buonanima).

Allora stoicamente mi son detta: "dimagrirò e rientrerò nel cappotto che ho, il freddo mi temprerà corpo e anima"...seeeee, l'anima de li mejo 'tacci mia! 

Dopo la prima settimana di resistenza al primo gelo sono entrata da O... e ho preso l'unico che mi andasse: un piumino nero da sci in poliestere al 100%, capace di tenere caldo anche in siberia.
Ok, parto da qui. 
Piumino da sci che, appena dimagrirò, diventerà la coperta del mio bimbo...tanto le dimensioni sono quelle!
Forza e coraggio!

P.s. so che siete curiose e sono cosciente che io non so tenermi un cecio in bocca, quindi sveliamo il mistero: il mio girobraccione è 46....in pratica il punto vita di una modella. Ecco, ora ho detto proprio tutto.

domenica 7 settembre 2014

Ironia della sorte

E poi ci sono sempre quelli che ti dicono:
“Non sembri incinta!”
Oppure
“Sembri dimagrita!”
E rimane il dubbio se veramente stiano cercando di farti un complimento o l’esatto contrario. Nel dubbio sfoggio sempre la stessa risposta corredata con un sorrisone a 342 denti:
“Lo so, partivo già avvantaggiata!”

Tanti anni a sentirsi chiedere se fossi incinta e, ora che lo sono veramente, non ci crede nessuno! Panza mia, che mi combini!

lunedì 25 agosto 2014

Superstizioni

“Mio marito ha un’infezione all'occhio, glielo tocchi?”
Guardo il marito. Guardo la donna. Riguardo il marito: ha un occhio gonfissimo e arrossato, non riesce quasi a tenerlo aperto. Rispondo:
“Forse è orzaiolo, perché non va dal medico?”
“Seee, lasciamoli perdere i medici! Toccagli l’occhio!”
Guardo l’occhio arrossato. Guardo l’uomo nascosto dietro il bubbone. Guardo la donna. In tv, il tg parla dell’ebola e di altre amenità infettive. Chiedo:
“Perché?”
“Lo sanno tutti che, se l’occhio gonfio è toccato da una donna incinta, guarisce all'istante, dai toccalo!”
Guardo la donna, guardo l’uomo e la sua protuberanza.
Guardo il calendario. L’anno è giusto, ricordavo bene, siamo nel 2014.
Faccio una scrollata di spalle, non dico nulla, mi alzo e me ne vado.

La sera racconto tutto a mio fratello.
Lui mi dice: “Io so che se una donna incinta ti cammina addosso, ti passa il mal di schiena”
Lo guardo. Mi guarda. Capisce che ha detto una cazzata. Penso a quanto peso e gli dico:
“Credo che se ti camminassi addosso, il mal di schiena sarebbe il tuo ultimo problema”

Anno 2014: il nuovo medioevo.



domenica 24 agosto 2014

Deja vu

Prima visita dal ginecologo con esame delle B-HCG positivissimo. Il medico stila un elenco infinito di esami da fare, finchè arriva alla fatidica frase:
“Signora, lo sa che deve dimagrire?”
Questa frase mi sembra di averla già sentita…
“Ovviamente non può fare la dieta ora ma deve eliminare carboidrati, zuccheri e affini”
Meno male che non devo fare la dieta…
“Adesso le do un depliant con le norme della corretta alimentazione, se prende troppo peso fa male a lei e soprattutto al bambino”
Evvai, iniziamo coi sensi di colpa!
“Elimini i carboidrati e andrà tutto bene, segua bene il depliant”.
Torno a casa e guardo ‘sto depliant: c’è scritto di mangiare, oltre a frutta, verdure e proteine, anche 3 porzioni di carboidrati al giorno che servono allo sviluppo del bambino. Che il medico abbia mai sfogliato ‘sto depliant?

Nel dubbio si cambia. Medico ovviamente.

domenica 17 agosto 2014

Ferragosto: dieta mia non ti conosco

Non c’è nulla di peggio, per una donna di facili dolciumi come la sottoscritta, di passare il ferragosto tra i parenti goderecci, figli dell’antica stirpe di Pantagruel. Una settimana di ferie diventa una settimana di bagordi che si traduce in un anno di dieta drastica per tamponare i drammatici effetti dell’esubero calorico di una manciata di giorni.
Si comincia col il giorno di ferragosto: l’intento, puramente teorico e quasi innocente, di una grigliata in compagnia; il risultato, in pratica, di una devastante sagra culinaria.
  1. Antipasto di salumi misti  e formaggi. Tradotto: sinfonia di prosciutti, salami e caci, la cui sapidità, com’è noto, è smorzabile solo dietro bevute interminabili. Rigorosamente di vino, bianco o nero indifferentemente (la gola non conosce razzismo). Per gli astemi, si consiglia di spegnere l’incendio del palato con cola e altre zozzerie zuccherine e friccicose;
  2.  Per restare leggeri, niente lasagna ma pasta al ragu con spolverata di parmigiano: quantità della pasta non definibile, il tanto che basta per traboccare dal piatto. Quantità di macinato sufficiente al remake del film “piovono polpette”. Quantità della spolverata di parmigiano assimilabile alle nevicate sul monte bianco;
  3. Nell’attesa della grigliata: bruschettone al pomodoro inzaccherato di olio abbondante. Per la corretta riuscita della ricetta, l’olio, rigorosamente extravergine di oliva spremuto a freddo, deve essere così tanto da garantire una bella macchia sulla maglia pulita indossata per l’occasione. Se non c’è la macchia, il bruschettone non è riuscito. Quantità del pane per ogni fetta bruschettata: almeno un etto, sennò la gente ci parla dietro;
  4. Sempre nell'attesa della grigliata: pannocchia di mais alla brace, da mangiarsi appena tolta dal fuoco, deve essere garantita almeno un’ustione di terzo grado;
  5.  Finalmente la carne: tipologia indistinta, purchè abbondantissima.  Ogni pezzo di carne deve essere irrorato da fiumi di vino e accompagnato da pane casereccio, pena l’annullamento dell’operazione;
  6. Il dolce, di qualsiasi natura, spesso rifiutato col barbaro coraggio dell’ammissione ad alta voce: “niente dolci, io ci tengo alla linea”;
  7. Caffè, ammazzacaffè e liquori di dubbia natura, spesso distillati in casa, il cui effetto sarà pagato amaramente negli anni da un fegato incolpevole di tali nefandezze;
  8.  Acqua e limone: immancabile perché, si sa, il limone sgrassa. Lo dicono pure nelle pubblicità dei detersivi, se vale per i piatti, varrà anche per lo stomaco, no?

Durata dello sfacelo: ore.
Epilogo: panza gonfia tipo mongolfiera, bottone del jeans saltato e indagato per omicidio preterintenzionale, camicia unta e bisunta, coma glicemico in atto…eppure
eppure non manca mai quello che dice: “E’ avanzata tanta roba, stasera a casa mia che la finiamo!”
E così, dopo il pranzo anche la cena.
E a cena avanzerà altra roba che sarà il pranzo del giorno successivo e di conseguenza nuova cena, in un circolo vizioso che verrà interrotto solo da un tempestivo lunedì lavorativo!
Al momento del commiato le solite promesse: “mo’ basta”, “ da domani dieta”, “domani solo verdura scondita”, “la prossima mangiata si fa a Natale” ma dietro l’angolo si addensano già, come neri nuvoloni, prospettive di compleanni e cerimonie, destinate a non essere da meno di pantagruel e della sua stirpe.
La cintura trema, il pantalone traballa, lo stomaco guaisce.

Tremate: le feste son tornate!

venerdì 27 giugno 2014

Non cercate di salvarmi, grazie.

Ci sono giorni in cui il mio angelo custode si distrae e il destino beffardo si diletta a farmi trovare dietro l’angolo figure di cacca non indifferenti.
Erano le 14 circa. Ero per strada con una persona con cui lavoro.
PER FORTUNA non c’era nessun altro in giro visto l’afa che gravava fin dal mattino.
Nessun altro tranne uno.
Trattavasi di individuo con sandalo e calzino (e già qui stendiamo un velo pietoso), viso arrossato e visibilmente accaldato, panza d’ordinanza da bevitore di birra incallito, sguardo perso nel vuoto.
Parlavo col collega quando
“Signorina! SIGNORINA!”
Mi volto. L’unico essere femminile presente ero io. Ce l’aveva con me. Indubbiamente.
“Dica”
“La vuole una dieta per dimagrire?”
…
…
…
Guardo il collega. Il collega guarda me. Il criceto che ho in testa comincia a correre furiosamente nella ruota cercando di formulare un pensiero sensato.
Rispondo: “No grazie, sto bene così”
Il collega sghignazza e bofonchia “ma quello non s’è visto? È il doppio di te”
E quello insiste: “Signorina! Vedrà come la farò dimagrire, ho una dieta portentosa!”
…
Io ancora incredula, col criceto svenuto sulla ruota per la fatica, insisto: “Grazie, sono esattamente come vorrei essere”
Il tizio alza le mani in senso di resa e se ne va.
Il collega continua a sghignazzare “Era il doppio di te!”
Io non riesco ancora a credere a quello che è accaduto.

Andrà mai di moda farsi una padellata di cavoletti di propri???

lunedì 9 giugno 2014

Afa (ngul)

Benvenuta Afa.
Mi mancavi.
Mi mancavano i cali di pressione, le gambe pesanti come piombo e gonfie da far invidia all’omino michelin.
Mi mancavano i gelati ovunque che tanto la voglia non mi era passata nemmeno col freddo e col gelo.
Mi mancavano le persone che girano mezze nude mentre io arranco col burqua antirotolino.
Mi mancavano i sandali tutte stringhe che si divertono a tagliuzzare i miei piedi di caciotta.
Mi mancavano le caviglie così gonfie da rendere la gamba un unico tronco di cicciosità.
Mi mancava il sudore ovunque, spalmato subdolamente in ogni piega della pelle.
Mi mancavano i cetrioli che non riesco a digerire e i meloni che sono anche peggio.
Mi mancavano le zanzare assatanate e le mosche fastidiose.
Mi mancava il profumo di pecorino di alcune persone in metro.
Mi mancavi afa.

A noi due.

giovedì 15 maggio 2014

Istigazione

Donna antipatica che mi sta sulle balle già da due secondi dopo averla conosciuta e che parla a vanvera del più e del meno: vista la reciproca antipatia, dopo una serie di rintuzzi sul peso, cercando di mettermi in difficoltà, se ne esce con una considerazione del tipo:
“Ho 40 anni ma sembro ancora una ragazzina! Guarda che vitino da vespa! Porto ancora gli abiti che indossavo a 20 anni, non credo che anche tu potresti dire lo stesso!?!”
Io, con un sorriso enorme: “Ti sbagli! Anche io porto ancora gli abiti che indossavo a 20 anni! Ero grassa esattamente come oggi, qualche problema???”

Sono contro la violenza ma per alcuni farei volentieri un’eccezione.

L'importante è non dar loro soddisfazione.

giovedì 13 marzo 2014

Domande esistenziali: il non senso. Da leggersi durante un leggero stato confusionale.

A volte mi chiedo perché sono così.
Altre volte mi limito ad ignorarmi.
Quando sono nella fase “dubbi esistenziali mode-on” vado in cerca di risposte che non ho e finisco per darmi delle giustificazioni che poi, tutto sommato, non sono proprio improbabili. O almeno credo.

La prima cosa che mi chiedo sempre è: che diamine è il senso di sazietà? Esiste veramente o si tratta di uno stato teorico ipotizzato da qualche luminare de noantri?
Io oscillo, perennemente, dallo stato di “sto a dieta, mangio poco” a “sono un tritarifiuti, fate di me ciò che volete”. In nessuno dei due stati, tantomeno in quelli intermedi, ho mai avuto il piacere di conoscere il signor Senso Di Sazietà. Solo una volta, ricordo, dopo un’abbuffata di quelle che ti lasciano il dubbio sull’effettiva capacità volumetrica di uno stomaco, mentre ero sul punto di vomitarmi anche l’anima, per un attimo mi è sembrato di vedere da lontano un senso di troppo-pieno che però si è subito dileguato.
Negli anni mi hanno sempre spacciato questa fame atavica come un bisogno di riempire la mia voragine interiore…ma diamine! Il fondo non lo tocco mai! Anche le depressioni più profonde della terra, - dai canyon alle fosse oceaniche - hanno una fine. La mia dov’è?
Mi dicevano e mi dicevo: mangi perché sei triste.
Poi sono stata contenta e ho mangiato lo stesso. Solo con più gusto.
Facendo anche finta che la psiche non c’entri, soffermandoci solo su una mera questione fisica, per quanto uno stomaco possa dilatarsi, è possibile che non si riempia mai?
Dopo anni di analisi e di studio approfondito, questa è la mia risposta: lo stomaco di talune persone (me) non è collegato all’intestino, bensì conduce direttamente in una realtà parallela di capienza illimitata dove le grandi moli di cibo vengono digerite e restituite alla realtà sottoforma di adiposità diffuse.

La seconda cosa che mi chiedo spesso è collegata alla prima: cos’è che ha innescato quel senso di fame che non riesce ad avere fine?
Qui la risposta è arrivata subito: i bambini dell’Africa. Da quando mi hanno detto che se non avessi mangiato sarebbero morti tutti di fame, io non ho potuto tirarmi indietro. Per dovere morale, mi sono sempre curata di non lasciare mai avanzi nel piatto – mio o altrui – in modo da salvare l’infanzia africana. Ancora però non mi giustifico come, nonostante il mio sacrificio, si continui a morire di fame nel mondo. Forse c’è qualcuno tra voi che lascia avanzi nel piatto?

La terza cosa che mi chiedo quotidianamente è: che cosa gliene importa agli Altri se io sono grassa?
Nell’era che si definisce moderna, aperta, tollerante e altre amenità varie, tutto è lecito fuorché la grassitudine.
S’intenda per grassitudine l’attitudine ad esser grassa, non solo fisica ma anche mentale.
Io – mi pare di ricordare – non ho mai chiesto a nessuno di portarmi in braccio - marito escluso che educatamente ha rifiutato -.
Né mi pare di aver mai tolto il pane di bocca a qualcuno.
Tanto meno ho preso a panzate la gente per strada, o rotolato per un declivio investendo tutti, o aspirato più ossigeno del dovuto, o fatto chissà quale gesto per meritarmi questo disprezzo.
Quindi, mi chiedo, cari signori cicciofobici, qual è il vostro problema?
Occupo troppo spazio? Vi oscuro la visuale? Vi rubo il cibo dal piatto?

A queste considerazioni non ho risposta alcuna se non una citazione rubata: io sarò grassa ma i pesanti siete Voi!

mercoledì 5 marzo 2014

Non ci vedo più... dalla fame!

Avevo/ho un problema ad un occhio. Da circa un anno mi trema la palpebra dell’occhio destro che, per non essere da meno, si infiamma e lacrima.
Dopo varie insistenze, ho deciso di prenotare una visita dall'oculista.
“Finalmente ce l’hai fatta! Non capisco perché odi tanto i medici!”
“Tanto lo so come va a finire, qualsiasi problema abbia diranno che è colpa del grasso”
“Ma dai! Ti sei fissata con questa scusa! Che c’entra il peso con gli occhi???”
“Accompagnami e ti farò vedere!”
Arrivò il giorno della visita.
Saluto il medico, gli spiego il mio problema e la prima cosa che mi dice è:”Lei mangia bene?”
“Sì…”
“Perché potrebbe essere anche un calo vitaminico. Lei mangia bene???”
“Sì!!! E nei periodi di maggior calo fisico, prendo anche un multivitamico” 
Tiè!
Prosegue la visita, controlla la vista da lontano e poi quella da vicino. Vi giuro su quello che vi pare che, per vedere se ci vedevo bene da vicino, mi ha fatto leggere un breve testo che parlava della corretta alimentazione!!!!
Fa l’esame del fondo oculare e ricomincia: “Lei mangia bene?”
…e tre!!! 
“Sì, dottore, mangio bene!”
“A volte è solo una carenza vitaminica…”

…eh, dottò, fattela una cura di fosforo!!
“….perchè magari uno non mangia né frutta né verdura, magari potrebbe mangiare una banana ogni tanto”
“Mangio sia frutta che verdura e, le ripeto, prendo anche un multivitamico”
“E’ importante mangiare bene, altrimenti si ha una carenza di nutrienti…”
…s’è rotto il disco…
…e quindi le prescrivo un integratore di vitamine e sali minerali!”
“E il multivitaminico che già prendo?”
“Lo sospenda e mi raccomando mangi bene”
…

Devo informarmi se insultare un medico nell'esercizio
delle sue funzioni sia un reato. Se non lo è, ne approfitto e mi sfogo.

Per la cronaca: - ad una settimana di “cura” l’occhio è ancora tremolante, infiammato e lacrimoso.

venerdì 28 febbraio 2014

Aspirazioni e inspirazioni

Mi sono svegliata che mi sentivo donna e non la brutta copia del muratore bergamasco che indosso di solito. Sull'onda di questa sconosciuta femminilità, ho voluto assecondare l’ormone impazzito. 
Ho sostituito le scarpe da ginnastica – mai usate per fare ginnastica, solo per mera comodità – con l’unico paio di stivali che possiedo e in cui entra il mio polpaccio da calciatore: anfibi neri, tipo militare, “addolciti” da un paio di borchiette in croce che, all'aeroporto, qualche tempo fa, mi costrinsero ad un defilé scalza mostrando a tutti i presenti i miei sexissimi calzettoni a righe blu e bianche.
Ho sostituito il maglione modello “coprimitutta” con una maglia leggermente scollata e un po’ attillata. Quel poco di attillato che delinea la forma di un corpo senza però soffermarsi troppo sui rotoloni di ciccia modello maniglioni antipanico da utilizzarsi anche nelle situazioni di emergenza.
Il jeans è rimasto lo stesso per non stravolgere troppo il mio Io.
La chioma l’ho sciolta al vento…avessi avuto un serpente per capello, sarei stata la copia esatta di Medusa. Incluso lo sguardo becero.
Invece del solito cappotto alla Zio Fester, visto il clima fintamente primaverile, mi sono concessa un trench annodato in vita per gridare al mondo che, seppure in larga scala, ho anche io un punto vita. Ho messo quindi in mostra il mio perfetto fisico a clessidra abbandonando la silhouette da Barbapapà che mi regalava il mio precedente cappotto svasato.

Passeggiavo allegra e pimpante tra la gente, mi muovevo con passo suino e sguardo languido, conscia della mia possente femminilità, quando uno mi adocchia e mi fa:
“Complimenti signorì…” con tanto di strizzata d’occhio!
Già il fatto di avermi approcciato come signorina e non come signora, gli ha fatto guadagnare un bonus iniziale di 1000 punti
Per la strizzata d’occhio, al momento, sono ancora dibattuta se si trattasse di occhiolino o di congiuntivite. Nel dubbio facciamo finta che ci stesse provando.
Io gli ho sorriso e sono sfrecciata via come una dea. “Dea” è da intendersi come abbreviazione del termine “deambulante”.
Nei film, in una situazione del genere, lui è alto, muscoloso, bellissimissimo e con un sorriso a 342 denti bianco ottico, come solo gli agenti immobiliari sanno avere.
Nei film, però, anche lei è alta, tonica, bellissimissima e con un culo scolpito, come solo le brasiliane sanno avere.
Nella realtà, io sono io.

Lui è un vecchietto ringalluzzito. Età stimata: 84 anni.


Dio, se non puoi mandarmeli belli, mandameli almeno giovani!

lunedì 27 gennaio 2014

Incontri ravvicinati del terzo tipo

Qui vicino hanno aperto una palestra.
Già.
Una roba futuristica, un nome tipo “AREA51” con strani loghi verdi e una specie di alieno come mascotte.
In principio, guardando da fuori la struttura, prima di sapere che si trattasse di una palestra, pensavo che fosse qualche centro per appassionati di ufo e altre amenità che girano dentro e fuori l’universo.
Poi un giorno che avevano lasciato la porta aperta, passandoci di fronte, il mio occhio curioso ha identificato bilancieri e inconfondibili macchine da tortura e non ho avuto più dubbi: il nemico mi aveva raggiunto.
Ho sempre creduto di lavorare in un luogo incontaminato dal furore del fitness: un luogo circondato da pasticcerie, rosticcerie e gastronomie, un luogo con un così alto tasso di persone anziane da sembrare l’estensione di un reparto di geriatria. Unico neo presente, è una piscina in cui anziani e bambini, costumati e non, si affannano a sconfiggere la forza di gravità e l’inesorabile avanzare dell’età a suon di bracciate.
Purtroppo però, come dice il proverbio: se Maometto non va alla montagna, è la montagna ad andare da Maometto. Visto che io non sono degna del nobile profeta, di fronte all’arrivo di cotanta montagna, ho pensato subito ad una frana e mi sono spaventata.
Che Tragedia!
Una palestra sotto l’ufficio!
A chi avrei potuto più vendere la scusa che non andavo in palestra perché, uscendo tardi da lavoro, non potevo scegliere gli orari che mi facevano più comodo???

Il giorno dell’inaugurazione mi sono appostata dietro la colonna di un porticato per studiare il nemico: cercavo infatti tra gli utenti qualcuno affetto da cicciosità persistente o afflitto da rotondità moleste. Se avessi trovato qualche mio simile, avrei anche potuto farmi coraggio…
A poco a poco, una manica di ipertrofici e di snellezze ha iniziato ad invadere gli spazi – i miei spazi! – e laddove amavo sostare dopo una passeggiata nel parco, si è saturato di giovani e vigorosi palestrati intenti a fumarsi una sigaretta o a chiacchierare dell’ultimo integratore iperqualcosa.
Il nemico aveva portato a termine l’invasione.
Potevo solo rassegnarmi e monitorare la situazione in cerca di miei simili per poter tentare un piccolo contatto, sventolando in via preventiva bandiera bianca.

Stamane l’apoteosi del dramma.
Sebbene fossi stata sempre attenta a tenermi lontana dal fronte nemico, mi sono trovata a tu per tu con Uno di Loro.
Capitemi: pioveva ed ero distratta, proprio non avevo visto la sentinella che sostava attenta sulla soglia della struttura.
Me lo sono trovata di fronte con un sorriso a 342 denti, come solo gli agenti immobiliari e gli istruttori sanno fare. Mi ha subito detto “Ehi, ciao, posso rubarti un minuto?”
Colta di sorpresa non ho capito immediatamente chi fosse e da dove provenisse. Guardando quell’alieno sul logo, ho pensato subito a E.T.. Gli ho risposto: “Vuoi un telefono?”
Lui mi ha guardato stranito e un po’ titubante: “Come?”
Il criceto che mi girava nel cervello è sceso dalla ruota e mi ha urlato: “Cretina, è un Tizio della palestra, non E.T. che cerca di telefonare a casa!”
Riprendendomi: “Scusa, ero distratta, dicevi?”
Lui: “E’ un po’ che ti vedo qui attorno, pensavo che fossi interessata ai nostri corsi, ne facciamo anche personalizzati…
“Che culo, eh!” ho bisbigliato tra me e me ma forse poco silenziosamente visto che ha sbarrato gli occhi
Imperterrito ha continuato: “..ehm, ho pensato di fermarti, magari sei interessata ma forse per un po’ di timidezza non hai chiesto…”
“Eh, sì, è proprio per la timidezza!” ho detto arrossendo, più per la figura di M che per reale introversione.
“E’ un ambiente giovane, potresti farti nuovi amici! Abbiamo aperto da poco e abbiamo tante promozioni. Ti ho visto spesso girare qui attorno, ti va se ti faccio vedere il locale? “
…al ripetere del “ti ho visto spesso”, credo di aver cambiato colore della faccia almeno 4 volte: rosso da “che figura di M…”, bianco da “ommioddio mi hanno scoperto”, verde da “fatti i fatti tuoi”, blu cianotico da “adesso mi butto a terra e faccio finta che sono morta”
“C R E D I M I, verrei a vederla anche ora ma sono in ritardassimo, ma proprio issimo issimo. Certo che sono interessata, perché non dovrei! Magari passo dopo eh! C R E D I M I, passo dopo!”

Ma anche no, eh.

Da domani si cambia strada.

giovedì 16 gennaio 2014

Io volevo solo un pantalone

Io volevo comprarmi un pantalone.
Solo un pantalone, lo giuro.
Credetemi: non volevo rifarmi il guardaroba, non cercavo capi astrusi o quelle stramberia della moda che si vedono spesso in sfilata e che nessuno, nemmeno gli stilisti che li hanno prodotti, probabilmente sotto effetto del Guttalax, hanno il coraggio di indossare.
Io cercavo solo un pantalone, qualcosa in cui infilare le gambe per celarle al mondo.
Non avevo pretese, eh! Volevo un pantalone semplice, preferibilmente nero.
Eppure…eppure qualcosa non ha funzionato.
Il negozio era quello giusto, ne sono certa. Già prima di andarci mi ero informata sull'esistenza o meno del reparto OrcaAssassina o, in mancanza di questo, il reparto Premaman che, si sa, la panza è panza, non fa discriminazioni di contenuto.
Appena arrivata nemmeno ho provato a dare un occhiata al reparto ManicoDiScopa: sono andata diretta all'angolo buio in cui nascondono i famigerati abiti over size.
Mi sono messa a sfogliare gli stand come pagine di un catalogo, inorridendo ad ogni scoperta:
  • Capi dai colori o troppo spenti o troppo accesi. Del tipo: o pronta per un funerale o pronta per il circo
  • Abiti dalle fantasie discutibili: dalla tigre ruggente sulla maglia (che indossata con una discreta pancetta fa effetto 3D), ai sempre attuali pois. Non credete però che siano stati pois piccoli come puntini, ero pois grossi come una mela, giusto a dire che anche il pallino era obeso
  • Paillettes ovunque, la fiera della sobrietà!

Io mi chiedo: una cicciona che non aspira a fare la cubista e che vuole solo andare in ufficio esercitando il pieno diritto all’anonimato nel vestire, come deve fare?
Con il senso estetico suicidatosi per disperazione, sono arrivata al reparto pantaloni: qui si variava dalla vita alta ascellare modello Fantozzi al famigerato leggins.
Quest’ultimo, per diabolica intenzione, era presente in ogni colore possibile ed immaginabile a mortificare la figura umana. Sia essa small o extra large, senza distinzione alcuna.
Di pantaloni neri, semplici e anonimi, ovviamente nemmeno l’ombra.

Il mio appello: cari signori disegnatori delle linee over size, non basta il fatto che io sia cicciona per essere visibile? Pensate che sia davvero necessario che mi vesta come un semaforo ubriaco per attirare l’attenzione? Che forse intendete dire che le vostre sono linee per taglie forti in quanto bisogna essere forti di stomaco per non rigettarle? O alludete alla forza di spirito per indossarle ignorandone l’estetica? Ai voi la parola.

martedì 10 settembre 2013

Correva l'anno...



Questi ultimi giorni sono stati emotivamente complessi e instabili. Ciò mi ha condotto nel turbinio della rimembranza dolorosa ma, sorpresa!, mi ha tenuto lontano dalla porta del frigo.
Uno dei primi ricordi più intensi della mia cicciosità si svolge attorno agli anni ’92 – ’93. Stavo per fare la Cresima e ci credevo veramente. Quando il prete mi disse che sarei divenuta soldato di Cristo, per giorni mi sognai in tuta mimetica pronta a difendere le porte della chiesetta di campagna in cui facevo catechismo. A quei tempi mi buttavo ciecamente nelle cose in cui credevo e amavo adornarle con trovate strambe e a dir poco fantasiose…ma di questo vi parlerò un’altra volta che è meglio.
Mentre nel giorno della comunione era abitudine che tutte le bambine vestissero con un abito bianco, il giorno della cresima era libero e ognuno poteva dar sfogo alla propria fantasia e personalità. Con le altre ragazze parlavamo spesso di come ci saremmo vestite per questo giorno così importante, un’emozione e una preparazione che manco una modella prima di una sfilata! Tutte avevano deciso per una gonna, chi per un colore, chi per altro, tutte avevano già nell’armadio il vestito per l’occasione!
Mancavo solo io! Rompevo le ovaie di mia madre chiedendo quando saremmo andate a comprare il mio vestito che, fantasiosamente, volevo con la gonna, pieno di ammennicoli, coloratissimo, fighissimo, sfogliavo continuamente il catalogo dell’allora celeberrimo Postalmarket, scegliendo abiti che, col sennò di poi, mai avrei potuto indossare ma che, nella mia mente, avevano il potere di rendermi uguale uguale alla modella che li indossava. Non capivo, nella mia ingenuità da frolloccona, le titubanze di mia madre…
Infine venne il giorno in cui l’acquisto dell’abito non poté più essere prorogato. Andammo nella boutique più figa del paese e io cominciai a guardarmi attorno piena di illusioni mentre mia madre confabulava con la commessa. Quest’ultima, non lo dimenticherò mai, aveva una faccia becera e scocciata tipica di tutte le commesse che sanno già di stare perdendo tempo.
Con molta riluttanza cominciò a tirar fuori dei completi che mia nonna in confronto veste all’ultima moda. Io non volevo nemmeno provarli, era la mia Cresima, mica la festa della Befana! Mia madre cominciò a spazientirsi e mi tirò addosso quello sguardo che faceva più male di quando mi lanciava le ciabatte in giro per casa! Riluttante, accettai di provarli.
Nessuno, e ripeto nessuno, mi entrò. “Meno male” pensai ma compresi lo sconforto di mia madre: in quel negozio non c’era niente per me, probabilmente anche le sciarpe mi sarebbero andate strette.
Il giorno dopo tentai al mercato. Lo girammo in lungo e in largo. In una bancarella trovammo un completo da signora, nero come la pece “perché sfina”, niente gonna ma solo degli svolazzantissimi pantaloni a cui dovettero fare mezzo metro di orlo in quanto destinato a donna adulta di dubbio gusto sulla moda e non ad una disperata preadolescente eccessivamente esuberante dal punto di vista fisico. Sopra riuscii a trovare una camicia. Con le spalline tipo giocatore di rugby, non proprio un indumento per la mia età, diciamolo.
…e ora non stupitevi se nella foto di gruppo della Cresima, in un turbinio di gonne coloratissime svolazzanti e sorrisi aperti, potere trovare un’immusonita ragazzina vestita da signora che guarda becera l’obiettivo…Ogni cosa ha il suo perché!

domenica 26 maggio 2013

Incompresa


Cosa c’è di peggio - in ambito dietologico, s'intende - di quando nessuno si accorge che avete perso 14 kg?

Con tanta sofferenza, rinunce e sacrifici, nonostante nessuno riconosca il vostro successo, andate avanti.
Sebbene, con un certo sospetto, abbiate anche pensato che la pesalardelli, comunemente chiamata bilancia, vi mentisse spudoratamente per prendervi in giro, vi sentite confortati dal fatto che le camicie non stringono, che i jeans vanno lenti.
E anche quando vostra madre vi dice: “Si saranno dilatati i tessuti…”
vi fate forza sulla cinta che riuscite a chiudere sempre di più, un buco dietro l'altro.
E lei non mente, no.

Eppure esiste qualcosa di peggio rispetto a tutto ciò.
Non lo sapete?

Ve lo dico io.
C’è di peggio che...
….vi chiedono se siete incinte!

martedì 9 aprile 2013

Falsa magra o vera grassa?


“Toh, guarda qua, so’ diventato un figurino e non mi dici niente! Ho perso 3 kg!”
“Ma certo, sei molto dimagrito!  
BUGIARDA BUGIARDA BUGIARDA
Hai iniziato la palestra come dicevi?" 
 BRAVA, SVIA IL DISCORSO
“Certo! Ho smesso pure di mangiare pasta a pranzo e cena, la mangio solo una volta al giorno, perché non ci provi?”
“Veramente io la pasta non la mangio mai, nemmeno il pane”
“Seee, vabbè, dai, provaci!”  
SAPEVO CHE NON MI AVREBBE CREDUTO, MANCO L’ENDOCRINOLOGO MI CREDEVA
“Giuro! Io già non ne mangiavo tanta prima, comunque dal 2 gennaio non ho più toccato né pasta, né pane, né dolci. Non ho sgarrato nemmeno una volta, manco a Pasqua! Non mi trovi più sgonfia?” 
HO PERSO QUASI 12 CHILI!!!! AIUTO!!!!
“Beh, dai un po’ più sgonfia sì. Però davvero, prova a mangiare la pasta solo una volta al giorno! Vedrai che mi ringrazierai” 
FOTTITI!!!!!!!!

Perdere 12 kg senza che nessuno se ne sia accorto. O mi prende in giro la bilancia o sono così immensa che 12kg sono una goccia nell’oceano.
Santa Polenta, aiutami tu!

domenica 7 aprile 2013

Scelte coraggiose


“Si sicura di volerlo fare?”
“Sì, prima o poi dovrò liberarmi da questo timore…”
“E se…se non andasse bene?”
“Credo di potermi fare abbastanza male. Pensi che non potrà andare?”
“Io credo che ce la puoi fare. .. ho un po’ di timore, non sappiamo quanto può reggere”
“Basta. Io vado. E che dio me la mandi buona”.
Aprì con decisione l’apparecchiatura, fece il primo passo. Poi un secondo. Teneva.

Ok, la scaletta mi regge. Eddaje!


domenica 24 marzo 2013

La donna che borbottava ai commessi


Sabato ho pensato che sarebbe stata una buona idea andare a fare shopping.
Beh, shopping è un termine forse eccessivo per definire le mie compere di vestiario.
Di solito corro velocemente nei negozi in cui sono certa che ci sia qualcosa di indossabile dalle donne che amano ancora mangiare, provo una decina di capi e, solitamente, esco dal negozio con uno o nessun capo.
Diciamo che, quando il buon dio distribuiva alle donne femminilità e frivolezza, io ero al bagno e mi sono dovuta accontentare di qualche pregio/difetto tipicamente maschile.
Sabato, come dicevo, ho pensato che i pantaloni lisi e le scarpe da ginnastica usurate di cui abuso giornalmente avevano diritto ad un meritato riposo. Pertanto sarebbe stato opportuno cercare qualche capo sostitutivo. Che è, nel mio caso, un po’ come cercare di vincere a tombola.
Sono andata al centro commerciale con quel sant’uomo di mio marito e mi sono diretta negli unici due negozi in cui potevo trovare qualcosa in cui fare alloggiare i miei quarti di lombo.
Entro nel primo, vado al reparto chiattone e trovo la tristezza fatta persona: camicione giganti scure, con tonalità variabili dal nero al nerissimo; maglie sformate in grado di insaccottare anche una modella filiforme; pantaloni mediocri adatti a corpi alieni! Santa pazienza! Io sono già obesa, posso mai mettermi dei sacconi informi addosso? Devo per forza indossare abiti dall'effetto “son tutto un tronco”? Non sarebbe possibile qualcosa che segni il punto vita perché, seppur ampio come una circonvallazione, anche io ho un punto vita!
E poi vogliamo parlare dei pantaloni? Quelli del marchio K. sono fatti proprio a membro di segugio: stretti sulle gambe e larghissimi sul sedere. Quindi per farci passare le gambe dentro sei costretta a navigare in un tendone di jeans che contribuisce ad ingrossare la zona deretano, già di per sé sufficientemente ampia!
Mio marito dice che son solita fare le osservazioni che qui vi riporto, emettendo suoni gutturali mentre scelgo i capi sugli stand. Dice che vado in giro per il negozio borbottando come una caffettiera. Non so se ciò sia vero. Nel caso lo fosse, si spiegherebbe il perché ultimamente i commessi si tengono tutti a debita distanza.
Uscita da K., entro nel negozio BP. Mio dio, che orrore! Ovunque colori sgargianti tipo verde vomito, giallo fosforescente, arancione semaforo, viola becchino, azzurro ciano…quasi cianotico! Santa pazienza, sono obesa! Sono visibile anche da lontano, non ho bisogno di abiti catarifrangenti!!!!
Se rinasco, voglio fare la stilista per le taglie over 50!

E le scarpe le ho lasciate perdere. Ho avuto pietà di mio marito. Magari ci riprovo la prossima volta!

lunedì 4 marzo 2013

Per essere perfetta mi mancava solo un difetto!

Quante volte ce l'hanno detto? 
Quando sei a dieta, non ti basare solo sui numeretti della bilancia! verifica le tue misure! 
Perchè la bilancia, si sa, è un po' bastarda e si diletta nel paventare numeri a casaccio frutto di ritenzione idrica, sfasamenti, umidità dell'aria, polvere, e chissà che altro! Inutile farsi prendere dal magone: se quella peripatetica di una pesa-lardelli non ci rimanda indietro un numero che possa compensare i sacrifici fatti nell'eterna lotta al grasso superfluo, noi ci rivolgiamo al signor Metro Da Sarta, tanto freddo quanto giusto nel fornir verdetti.

Prima di procedere all'operazione di misurazione occorre munirsi di un metro da sarta che, seppur chiamandosi metro, in realtà fornisce misure per il doppio del suo nome. Già si evince l'efficienza del soggetto.

Si passa poi all'identificazione delle parti da misurare: tette, culo, punto vita, girobraccio e girocoscia, tanto per gradire.
Le misure sono strabilianti:
tette: 137
vita: 118
culo: 137
Sono una clessidra perfetta! 
Un 90-60-90 non me lo toglierebbe nessuno se non si badasse a quella quarantina di centimetri in esubero che gravitano su ogni porzione di me! 
Sono potenzialmente perfetta!

La perfezione non è essere perfetti, ma tendere continuamente ad essa.Johann Gottlieb Fichte

mercoledì 30 gennaio 2013

Delicatezze

Quando...

  • che occhi belli che hai, quando sorridi diventano due fessure...come quelli di Bud Spencer!




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Quando....

  •  ho visto quest'immagine e ho pensato subito a te e ai tuoi allenamenti!



Quando....

Ma se cambiassi marito????