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martedì 2 dicembre 2014

Cose che nessuno mai vi dirà sulla gravidanza

Visto che alcune di voi mi hanno scritto per sapere come si vive la gravidanza con qualche (qualche!?!? :-D ) chilo in più, vi faccio un breve accenno ai pro e ai contro di questo meraviglioso periodo!

I pro:
vi ricordate vostra mamma, quella che vi rompeva sempre le balle sul fatto che non dovete mangiare questo e quest’altro perché siete grasse? Ecco, durante la gravidanza,  invertirà pericolosamente la tendenza spronandovi a mangiare la qualunque perché il bambino deve assaggiare tutto. Vivrete uno stato di grazia culinaria.
I contro:
Sempre la mamma di cui sopra, sapendo che il bimbo è abbastanza grosso, si lamenterà: “non devi farlo crescere troppo, sennò poi da dove te lo fa uscire?” salvo poi ripresentarvi immediatamente qualche pietanza esotica che dovete proprio far assaggiare al bimbo. E dire di no, sappia telo, sarà inteso come un voler privare il bimbo di qualcosa.

I pro:
Il 99,99% delle donne incinte ha una pancia inconfondibile da portatrice di pupo. Poi ci sono io che ho la pancia di una che il pupo se l’è appena mangiato. Non so perché ma è così. Quando dico di essere incinta, immancabilmente qualcuno risponde “Non sembra proprio!” che è un modo gentile per dire “tenevi ‘na panza tanto che ora, con tanto di creatura in corpo, sei come prima, solo un po’ più gonfia”.Quand’è così mi sorge il dubbio che sia tutto un sogno e che sono solo un po’ più grassa. Per fortuna però ci pensa lui, il mio pupo, che con due calci ben assestati mi ricorda di esserci! Il vantaggio della situazione è di essere già abituata ad essere panza-munita e riuscire a portarla con disinvoltura in giro
I contro:
Nessuno vi cede il posto sul bus, vi fa saltare la fila e altre gentilezze varie. Ma qui, più che questione di panza, credo sia un problema di educazione

I pro:
Gli amici saranno tutti entusiasti all’arrivo della notizia!
I contro:
Spariranno tutti. Resteranno solo quelli con prole che vi staranno vicino per solidarietà. Gli altri, per motivi che ignoro, tenderanno a dileguarsi. Se sollecitati, risponderanno di vivere un momento no, per poi tornare nell’oblio.

I pro:
Vostro marito/compagno o chicchessia vi coccolerà più del solito, anche a livello gastronomico
I contro:
Vi minaccerà che, subito dopo il parto, vi toccherà una dieta ferrea. Tanto per cambiare!

I pro:
Le vostre tette raggiungeranno livelli inimmaginabili
I contro:
Si ammosceranno appena finito l’effetto gravidanza

I pro:
Al corso preparto vi confronterete con altre donne e con le loro esperienze personali
I contro:
Scoprirete di non avere nulla a che fare con loro…mentre la loro prima domanda all’ostetrica è stata: “quando si può tornare in palestra?” voi vi siete soffocati dentro un “quando posso rimangiare il prosciutto?”

(continua...)





domenica 17 agosto 2014

Ferragosto: dieta mia non ti conosco

Non c’è nulla di peggio, per una donna di facili dolciumi come la sottoscritta, di passare il ferragosto tra i parenti goderecci, figli dell’antica stirpe di Pantagruel. Una settimana di ferie diventa una settimana di bagordi che si traduce in un anno di dieta drastica per tamponare i drammatici effetti dell’esubero calorico di una manciata di giorni.
Si comincia col il giorno di ferragosto: l’intento, puramente teorico e quasi innocente, di una grigliata in compagnia; il risultato, in pratica, di una devastante sagra culinaria.
  1. Antipasto di salumi misti  e formaggi. Tradotto: sinfonia di prosciutti, salami e caci, la cui sapidità, com’è noto, è smorzabile solo dietro bevute interminabili. Rigorosamente di vino, bianco o nero indifferentemente (la gola non conosce razzismo). Per gli astemi, si consiglia di spegnere l’incendio del palato con cola e altre zozzerie zuccherine e friccicose;
  2.  Per restare leggeri, niente lasagna ma pasta al ragu con spolverata di parmigiano: quantità della pasta non definibile, il tanto che basta per traboccare dal piatto. Quantità di macinato sufficiente al remake del film “piovono polpette”. Quantità della spolverata di parmigiano assimilabile alle nevicate sul monte bianco;
  3. Nell’attesa della grigliata: bruschettone al pomodoro inzaccherato di olio abbondante. Per la corretta riuscita della ricetta, l’olio, rigorosamente extravergine di oliva spremuto a freddo, deve essere così tanto da garantire una bella macchia sulla maglia pulita indossata per l’occasione. Se non c’è la macchia, il bruschettone non è riuscito. Quantità del pane per ogni fetta bruschettata: almeno un etto, sennò la gente ci parla dietro;
  4. Sempre nell'attesa della grigliata: pannocchia di mais alla brace, da mangiarsi appena tolta dal fuoco, deve essere garantita almeno un’ustione di terzo grado;
  5.  Finalmente la carne: tipologia indistinta, purchè abbondantissima.  Ogni pezzo di carne deve essere irrorato da fiumi di vino e accompagnato da pane casereccio, pena l’annullamento dell’operazione;
  6. Il dolce, di qualsiasi natura, spesso rifiutato col barbaro coraggio dell’ammissione ad alta voce: “niente dolci, io ci tengo alla linea”;
  7. Caffè, ammazzacaffè e liquori di dubbia natura, spesso distillati in casa, il cui effetto sarà pagato amaramente negli anni da un fegato incolpevole di tali nefandezze;
  8.  Acqua e limone: immancabile perché, si sa, il limone sgrassa. Lo dicono pure nelle pubblicità dei detersivi, se vale per i piatti, varrà anche per lo stomaco, no?

Durata dello sfacelo: ore.
Epilogo: panza gonfia tipo mongolfiera, bottone del jeans saltato e indagato per omicidio preterintenzionale, camicia unta e bisunta, coma glicemico in atto…eppure
eppure non manca mai quello che dice: “E’ avanzata tanta roba, stasera a casa mia che la finiamo!”
E così, dopo il pranzo anche la cena.
E a cena avanzerà altra roba che sarà il pranzo del giorno successivo e di conseguenza nuova cena, in un circolo vizioso che verrà interrotto solo da un tempestivo lunedì lavorativo!
Al momento del commiato le solite promesse: “mo’ basta”, “ da domani dieta”, “domani solo verdura scondita”, “la prossima mangiata si fa a Natale” ma dietro l’angolo si addensano già, come neri nuvoloni, prospettive di compleanni e cerimonie, destinate a non essere da meno di pantagruel e della sua stirpe.
La cintura trema, il pantalone traballa, lo stomaco guaisce.

Tremate: le feste son tornate!

martedì 2 luglio 2013

Traumi infantili

Nella mia infanzia da cicciona avevo un incubo ricorrente: le diete e i consigli dietologici.
Attorno a me era un fiorire di esperti pronti a dare consigli, i più strampalati possibili, al fine di privare il mio corpo di una morbidosità che, incurante di certe pirle di saggezza, mi avrebbe accompagnato per i decenni a venire.
Ognuno aveva una sua teoria, un suo rimedio.
E mia madre me li ha fatti provare tutti.
Tutti.
Un vero incubo.
Incubo che persiste anche oggi ma con caratteristiche decisamente ben diverse.
Quando ero bambina per me era un incubo – lo so, l’ho già detto, ma era per far capire il livello di incubosità – repetita iuvant. Era come se avessi rubato e tutti mi ricordassero ogni volta il mio reato. Appena sentivo che il discorso cominciava a virare su dieta, alimentazione o, peggio, attività fisica, cominciavo a sentirmi male e pregavo, pregavo, pregavo che accadesse qualcosa che distogliesse gli astanti da quegli infausti argomenti di conversazione.
Capitemi: ero una bambina brufolosa, con la forfora, gli occhiali, cicciona e timidissima. Insomma, ero riuscita a non farmi mancare niente. E, chissà perché, vivevo uno stato depressivo della portata di un Leopardi de noantri.
In quel periodo andavano di moda le trasmissioni per rimettersi in forma. Quando ero a casa e la tv era ancora senza telecomando, ero solita incastrare uno stuzzicadenti spezzato nel tasto di cambio canale al fine di eliminare dalla mia vista il famigerato “Più sani, più belli” della Lambertucci (si legga con la stessa voce con cui Fantozzi parlerebbe della corazzata Potemkin).
Quanto ho odiato quella donna e quel programma… Era il materializzarsi del mio incubo a scala nazionale! Io l’avevo ribattezzata segretamente Rosanna La Bertuccia e boicottavo continuamente il suo programma. Ancora oggi, quando mi capita per caso sotto gli occhi, mi si accapponisce la pelle al ricordo del trauma subito.
Mi scuso pubblicamente con lei, so che non è colpa sua se ho subito i suoi insegnamenti attraverso la voce di mia madre e i suoi continui:
“Hai sentito che ha detto?”
“Hai capito che devi fare?”
“Devi bere il the verde!”
“L’ananas scioglie i grassi!”
E su quest’ultima pillola di salute avrei di che ridire.
Ho mangiato tanta di quell’ananas in vita mia, nella speranza che mi liquefacesse, che sono diventata socia dell’Uomo del Monte…

… per poi scoprire che, a me, il fruttosio fa solo ingrassare!

venerdì 7 giugno 2013

Quando il gioco si fa duro...

“…e dai, assaggiane un pezzettino!”
“NO”
“…e dai, cosa vuoi che ti faccia una cucchiaiata!”
“NO”
“…e dai, ma proprio oggi dovevi stare a dieta?”
“NO …cioè, Sì! ma un padellata di cavoletti tuoi non te la fai mai???”


Quando decidi di dare una svolta alla tua vita, il MALE assume spesso le sembianze di un amico, di un conoscente o di un parente che sia, incapace di impegnare i propri neuroni in attività che riguardino la sola sua vita privata, dedicandosi spesso a rompere le uova nel paniere della malcapitata di turno.
Appena decidi di metterti a dieta, come già discusso in precedenza, diventi una sorta di critico culinario a cui tutti si sentono in dovere di far provare le proprie leccornie. Se sei abbastanza forte e motivato da dire di no, immancabilmente, fastidiosamente, la risposta che ti arriva è: “…solo un pezzettino, che ti fa???”
Qui scatta la viulenza.
Mentale ovviamente.
Anche se qualcuno qualche mozzico sul naso se lo meriterebbe proprio.
Io non voglio il tuo cibo. Quale concetto di “NO” non ti è chiaro?
Io sono composta di “assagginii”. Il mio grasso è una stratificazione litoide di degustazioni culinarie. Ogni lardello che mi compone è mattoncino Lego costituito da assaggini a dritta e manca, cucchiaiate, pezzettini…
E’ qui che l’obesità palesa il suo status di malattia.
Per una “persona normale”, senza patologie o fisime mentali a sfondo mangereccio, un assaggino sarebbe una cucchiaiata. Per me è la rottura di un argine mentale, una diga che è difficile ricostruire.
E così l’assaggino diventano due, tre, dieci, cento, mille.
E’ come mettere un ex alcoolista a fare il sommelier.
E poi subentra la sindrome del “tanto ormai”. Ho sgarrato? Sono ingrassata di nuovo? Ho mangiato troppo? Continuo a farlo, tanto ormai… E c’è ben poco di razionale in tutto ciò.
Se in una “persona normale” è il cervello che invia impulsi alla mano affinché prenda o lasci il cibo, nel mio caso lo stomaco sabota i neuroni, li spegne e muove la mano come… avete presente quelle macchinette piene di peluche in cui, con una pinza, cerchi di afferrare tutto l’afferrabile?
Ecco, avete capito.
 ‘ndo cojo, cojo. Il gergo romano, non sbaglia mani.
E un semplice, innocuo, imprevisto extra diventa un’orgia di cibo, un circolo vizioso che diventa sempre più difficile da rompere.
Riuscireste a far capire tutto ciò alla mano inconsapevolmente tentatrice che ti porge il cibo?
No. Io almeno non ci sono mai riuscita.
Quindi mi limito a rispondere con un tono perentorio, mostrando i denti e minacciando un’incazzatura imminente.

Che poi sarebbe tutto più semplice: 



domenica 26 maggio 2013

Incompresa


Cosa c’è di peggio - in ambito dietologico, s'intende - di quando nessuno si accorge che avete perso 14 kg?

Con tanta sofferenza, rinunce e sacrifici, nonostante nessuno riconosca il vostro successo, andate avanti.
Sebbene, con un certo sospetto, abbiate anche pensato che la pesalardelli, comunemente chiamata bilancia, vi mentisse spudoratamente per prendervi in giro, vi sentite confortati dal fatto che le camicie non stringono, che i jeans vanno lenti.
E anche quando vostra madre vi dice: “Si saranno dilatati i tessuti…”
vi fate forza sulla cinta che riuscite a chiudere sempre di più, un buco dietro l'altro.
E lei non mente, no.

Eppure esiste qualcosa di peggio rispetto a tutto ciò.
Non lo sapete?

Ve lo dico io.
C’è di peggio che...
….vi chiedono se siete incinte!

mercoledì 30 gennaio 2013

Delicatezze

Quando...

  • che occhi belli che hai, quando sorridi diventano due fessure...come quelli di Bud Spencer!




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Quando....

  •  ho visto quest'immagine e ho pensato subito a te e ai tuoi allenamenti!



Quando....

Ma se cambiassi marito????

domenica 11 marzo 2012

L'Amore si fa largo

Solo un vero cuor di ciccia sa cosa significa doversi preparare psicologicamente ad entrare in un negozio in cerca di un abito da cerimonia. 
Soprattutto se la cerimonia è un matrimonio.
Soprattutto se il matrimonio è il vostro!
Era un sabato buio e tempestoso. In realtà c’era sole e faceva così caldo che mi sudavano le ciccette ma l’effetto dramma esistenziale mi faceva sentire in modalità brughiera.
Ero accompagnata da mia madre che erano già mesi che ripeteva il mantra “sei troppo grassa, devi dimagrire, non ti starà ma bene nulla, dovrai accontentarti e blablablablablabla”.
A volte penso che se avessi un verrucone gigante proprio sulla punta del naso, mia madre probabilmente non se ne accorgerebbe. Ma la panza, quella no, proprio non riesce a passarci su. E’ il suo cruccio vitale, oltre che il mio visto che, oltre a sorbirmi la panza, devo sorbirmi anche lei.
Entrata nell’atelier, la sua prima domanda alla commessa è stata: “Ci sono problemi visto che lei è un po’ così…”
Così come, mamma? Cicciottina? Grassottella? in carne? O vogliamo dire: con le ossa grandi???
Perdonatela, non è cattiva, è che la disegnano così. Fatto sta che scelse un diplomatico “grossa”.
La commessa non espresse alcun problema e lei si tranquillizzò un pochino.
Nello spogliarmi per la prova del vestito, il suo sguardo di disapprovazione cercava di coprirmi ogni rotolone. Nei giorni addietro non aveva fatto altro che dirmi: “comprati una guaina, un body, uno scafandro contenitivo” insomma, qualsiasi cosa potesse appiattirmi. Io, beffarda, mi sono presentata con un paio di slip di cotone sbrindellati e reggiseno. Diciamocelo onestamente: a che servono le bardature contenitive??? Forse possono appiattire qualcosa o garantire un effetto placebo psicologico ma se porti una 56 non diventerai mai una 42! E poi vogliamo mettere l’effetto trasbordanza appena cerchiamo di toglierci lo scafandro??? I rotoli vengono fuori sbrodolosi all’improvviso…lo stesso effetto di un morso ad un cornetto farcito di crema!
Fatto sta che, nonostante i suoi timori, non solo sono riuscita a trovare l’abito che mi piace ma è stato anche solo il secondo provato! Non starò qui a sottolineare di quando sono rimasta incastrata nell’abito che non riuscivo più a sfilare perché non andava più né sotto né sopra. A mia difesa posso dire che la colpa non era delle trippe, ma delle tettone spaziali che mi ritrovo. Non dimenticherò mai l'urlo della sarta: "Oddio, mi si è incastrata la sposa!"
La cosa più bella è stata quando, insaccata nell’abito, con il velo in testa, sono salita sulla passerella. 
A scanso di scaramanzie, era presente il mio magro ed alto futuro marito che, alla vista di quest’enorme meringa gigante di tulle e pizzo, ha esclamato:
“Sei bellissima!”
Eh, l’amore rende ciechi! Per fortuna!

giovedì 28 luglio 2011

Di come nacque l'odio per le commesse in genere

La prima volta che ho avuto la percezione di avere qualcosa di diverso è stato all’età di 10 anni circa. Ero un po’ in sovrappeso, quel poco che permetteva a mia madre di avere scompensi cardiaci al pensiero che tutte le altre bambine erano in modalità “manico di scopa” mentre io mi avvicinavo sempre più al modello “omino michelin”.
In particolare questi scompensi subentravano quando dovevo comprare qualcosa da indossare.
La cosa peggiorava se dovevo trovare qualcosa per una cerimonia perché doveva essere qualcosa di elegante, delicato, fine, rosa, principesco, raffinato. In pratica qualcosa che io non ero, non sono ora e molto probabilmente non sarò mai.
Mia madre ha combattuto per anni contro la mia ciccia e contro la mia mascolinità.
A tutt’oggi non capisco se le dia più fastidio la mia collezione di rotolini o il mio atteggiamento truculento e cinico che poco si adatta alla sua idea di figlia ideale. Di questo, però, ve ne parlerò in un altro capitolo.
Ricordo ancora quella volta, in un negozio molto chic del mio paese, in cui mia madre cercò disperatamente degli abiti da farmi indossare ad un matrimonio. Ossignur, come dimenticare lo sguardo scocciato e infastidito della commessa e il senso di imbarazzo di mia madre. A me la cosa non importava, avrei imparato poi negli anni a sentirmi mortificata. In quel momento ero solo scocciata dalla contrattazione e dal cambio d’abiti continuo. L’unico dispiacere che provavo era verso mia madre perché la vedevo disperata e non sapevo come aiutarla. Provando gli abiti, cercavo di tenere la pancia in dentro il più possibile per farmi entrare quegli straccetti che mi proponevamo ma, si sa, il volume non sparisce, al più si ridistribuisce…
In un’altra occasione, pur di farla contenta, entrai in un camerino e provai un pantalone che non mi sarebbe entrato nemmeno se mi avessero fatto una liposcultura al volo. Indossai il migliore dei miei sorrisi e uscii dicendo: “mi va benissimo, mi piace!”
Lei insistette per vedermelo addosso ma cominciai a piagnucolare e a rompere le scatole dicendoche mi ero scocciata e volevo andare a casa. Inutile dire che quel pantalone non lo indossai mai, a casa si arrabbiò come una furia ma almeno le evitai lo strazio in negozio.
Con l’avvento dei cataloghi, la cosa diventò più semplice. Ordinavo sfogliando un giornale e mi accontentavo di quello che arrivata. La merce, tra la descrizione in catalogo e la consegna, subiva una trasformazione tale che, ogni volta, mi ritrovavo con un cencio in mano avente dicitura cotone 100% che, a strizzarlo, stillava petrolio. Quello fu il periodo in cui capii che non è tutt’oro quel che luccica e che la gente, pur di vendere, dice un po’ quel che cazzo gli pare.
Anche per l’ordine dal catologo permaneva il problema taglia. Non essendo standardizzate, se ordinavi taglia orca assassina ti poteva capitare un pantalone taglia poker d’ossi o una gonna modello tendone da circo. Quello, infatti, fu il periodo in cui imparai a cucire.
E così pian pian mi affrancai da mia madre e lei si rassegnò a vedermi vestita alla membro di segugio.
Non fu così facile però. Prima della mia affrancatura, stanca di questi tira e molla ogni qual volta dovevo comprare qualcosa, mia madre cominciò il lungo pellegrinaggio verso dietologi e ciarlatani vari che hanno contribuito a far di me una cicciona recidiva, complessata, disillusa e con vari scompensi ormonali. Ci tengo a precisare che parlo di mia madre ma non ho nulla contro di lei, ha fatto di tutto per rendermi migliore, per quella che era la sua idea di essere migliore. Tutto il mio disprezzo va a quella caterva di ciarlatani e professoroni, e spesso le due categorie si confondevano, che ho incontrato sulla mia strada.
Ma questo ve lo racconto la prossima volta…Non immaginate a cosa si riduce a fare qualcuno per poter perdere del peso…