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martedì 22 marzo 2016

Riflessioni di fronte una tazza di latte scremato. Senza zucchero.

Questa è la mia ultima chance. Se non dimagrisco, mi opero. Lo riscrivo così magari me lo ricordo pure io.
Per fare le cose per bene sono andata dal dietologo che mi ha dato la classica ipocalorica. Speravo in altro? No. Ormai conosco le regole del gioco. Cercavo però qualcuno che mi monitorasse, qualcuno di fronte a cui provare vergogna nel ripresentarmi ingrassata invece che dimagrita.
Se mi faccio un esame di coscienza, mi rendo conto che non avrei avuto bisogno di indicazioni alimentari: a teoria sono fortissima, sono più di 30 anni che faccio diete. Cercando improbabili scorciatoie, le ho fatte tutte:

  • quelle ipocaloriche: a 9 anni la prima, era da 900kcal al giorno e me la diede il “medico di famiglia”. Ha fruttato valanghe di cartocci di merendine nascoste sotto il letto per non farmi scoprire che mangiavo di nascosto. Sicuramente per gola, ma soprattutto per fame!
  • quelle senza glutine: anche se non ero celiaca, il dottore (non mi ricordo più quale dei tanti) mi faceva comprare in farmacia degli alimenti particolari che costavano tantissimo. La dieta finì per mancanza di fondi;
  • quelle a base di erbe che, si sa, le erbe non fanno male (andatelo a dire a Socrate):  dalle diete date dall'erborista che, guarda caso, associava composti erboristici da comprare proprio nel suo negozio, fino al famigerato H…e al cui rappresentante mando ancora qualche improperio quando ci ripenso;
  • quella dissociata in cui mi dissociavo mentalmente quando mangiavo il tiramisù;
  • quella Weight Watchers che non ho mai iniziato perchè mi sono persa nel calcolare i punti;
  • quella a Zona in cui mangiavo solo in una zona della casa: la cucina! (scherzo, è stata una dieta che mi ha fatto perdere moltissimo e mi lasciava con una grande lucidità mentale);
  • quella dukan in cui mi sono resa colpevole dello sterminio di legioni di polli;
  • quella Atkins che non ho mai fatto perché ho sempre confuso Atkins con Anisakis e pensavo di dovermi nutrire di parassiti del pesce;
  • quella del fantino in cui mangiavo a colazione il cavallo del fantino suddetto;
  • quella del minestrone in cui iniziavo campando di verdure e terminavo mangiandomi orto e ortolano.

Insomma, le ho tentate un po’ tutte iniziando precisa e decisa, perdendomi poi nel tragitto letto-frigo. Ora mi sento convinta. Sono due mesi che mi peso i miei 60g di pasta autoconvincendomi che mi sazierò prima o poi. A volte mi ritrovo a guardare con cupidigia le pappe del mio bimbo ma no, io resisterò!
Perché deve essere così difficile? Me lo sono sempre chiesto. Ricordate quando parlai del progetto del progetto “99 rimostranze a Dio”? indovinate chi ha scritto questo?

Alla c.a. del Creatore o a chi di competenza.

Buongiorno,
è con sommo dispiacere che devo lamentarmi del servizio offerto dalla vs spettabile società. Sebbene siano state promesse, in fase di creazione, ogni sorta di pari opportunità, vantaggi a zero problemi e soprattutto equità nella qualità dei prodotti creati, mi trovo totalmente in disaccordo su alcune scelte da voi attuate. Trovo infatti deplorevole e scandalosa l’idea di attribuire al sedano 15kcal per etto contro gli oltre 500 affibbiati alla cioccolata! Ciò è profondamente ingiusto e deleterio in quanto provoca, negli acquirenti ignari, tragici effetti ponderali non facilmente risolvibili!
Tra l’altro, mi duole riscontrare che i vs prodotti, specialmente quelli a più alto tasso calorico, provocano dipendenza e assuefazione! Questa è una truffa bell’e buona! Sarebbe stato eticamente più corretto, qualora non fosse riuscito a distribuire più equamente le calorie (ma Chi ve lo avrebbe impedito???), evidenziare i prodotti più calorici con frasi demotivanti, del tipo “Mangiare responsabilmente” o “Nuoce gravemente al girovita”. Vista l’evidente malafede delle sue azioni, chiedo il rimborso di tutti i kg accumulati negli anni con l’applicazione dei relativi interessi di mora.

In attesa di un vs sollecito riscontro, si porgono distinti saluti.

mercoledì 2 marzo 2016

...Post scriptum al post di prima

...e poi, 
è vero non lo volevo dire ma vi ho detto sempre tutto e quindi perchè tacere questo? Tanto, figura di me in più, figura di me in meno...
dicevo: un motivo per dimagrire potrebbe anche essere quello per cui il cappotto dell'anno scorso non si vuole proprio chiudere
e sì, posso portarlo pure aperto con uno sciarpone al collo stile Pavarotti ma
sì, c'è un ma, 
non mi entra solo di panza....eh, no, non mi entra manco di braccia!
Comprarne un altro? Sì, ci ho provato. Ho provato da K... ma quest'anno vanno i cappotti con le maniche all'avambraccio che, su una che ha un braccio stile omino michelin, non fa effetto "moda", bensì "non è bastata la stoffa pe' coprimme tutta". Ho provato pure da B... ma, porca paletta, hanno chiuso tutti i negozi mantenendo solo la possibilità di shopping on line. E on line sbaglio sempre fottutamente taglia: pur ordinando sempre la XmilaL, mi arriva o modello Fassino o modello Moira Orfei (nel senso del tendone da circo, non della buonanima).

Allora stoicamente mi son detta: "dimagrirò e rientrerò nel cappotto che ho, il freddo mi temprerà corpo e anima"...seeeee, l'anima de li mejo 'tacci mia! 

Dopo la prima settimana di resistenza al primo gelo sono entrata da O... e ho preso l'unico che mi andasse: un piumino nero da sci in poliestere al 100%, capace di tenere caldo anche in siberia.
Ok, parto da qui. 
Piumino da sci che, appena dimagrirò, diventerà la coperta del mio bimbo...tanto le dimensioni sono quelle!
Forza e coraggio!

P.s. so che siete curiose e sono cosciente che io non so tenermi un cecio in bocca, quindi sveliamo il mistero: il mio girobraccione è 46....in pratica il punto vita di una modella. Ecco, ora ho detto proprio tutto.

giovedì 5 novembre 2015

Ma ndo vai se la panza non ce l'hai

Dove eravamo rimasti? Ah, sì, al 2 dicembre 2014. L’ultimo post prima che mi ricoverassero “a mia insaputa”. Come passa in fretta il tempo! Vi faccio il riassunto degli ultimi 11 mesi, chi sarà interessato ad approfondire la gravidanza/allattamento in obesità, non esiti a chiedere :-) mi trovate sempre su cuordiciccia@gmail.com , anche solo per un saluto, rispondo sempre, a volte non immediatamente, ma rispondo sempre, giuro!
Allora, veniamo a noi. Il 3 dicembre vado a controllo e mi trovano la pressione alta. Il ginecologo, tranquillo, mi dice: “Vabbè, sei a 38 settimane, ti ricoveriamo e lo facciamo nascere”. PANICO. Sapevo che prima o poi avrei dovuto partorire ma nella mia mente c’erano ancora 2 settimane di fancazzismo in panciolle sul divano, non ero psicologicamente pronta alla nascita immediata! Ho provato a farlo capire al ginecologo ma lui mi ha bollato come folle e mi ha spedito in ospedale per il ricovero.
Signore mie, quel che ho passato in ospedale a causa della ciccia è fonte per me di inesauribile vergogna ma ve lo racconto tanto siamo tra amiche e non ci legge nessuno. E poi c’è l’anonimato che non guasta :-D
Iniziamo col dire che al pronto soccorso, prima del ricovero ufficiale, mi rimisurano la pressione. O almeno ci provano. Chi ha le braccia ciccione lo saprà sicuramente per esperienza vissuta: le fasce dei misuratori non sono tutte uguali. C’è un tipo extralungo che va bene a tutti e c’è quello classico che, come dire, non veste bene le braccia di chi ha qualche decina di chili di troppo. In ospedale quale avevano? Quello classico, ovvio. E via a tirare sta fascia per cercare di chiuderla bene, con imprecazione soffocata dell’addetto e preghiere mie affinchè mi si assottigliasse all’istante il braccio. Ovviamente in uno stato emotivo così provante avevo la pressione che manco il gommista ha mai visto in vita sua: ricovero immediato.
La procedura di ricovero prevedeva che io venissi portata su una sedia a rotelle al reparto. L’infermiera comincia a spingere e la sedia “fa resistenza”. Lei si mette a controllare che non ci siano i freni inseriti ma niente. Indovinate cosa frenava la corsa? Io! Il mio peso! Ormai in preda alla disperazione e all’umiliazione comincio a pregare l’infermiera di farmi camminare, le dico che “sto bene, voglio camminare, ti prego, ti scongiuro!” ma lei, poverina, mi dice che è la procedura. Si arma di forza e pazienza e mi spinge con immensa fatica per i corridoi. Le sarà uscita l’ernia per lo sforzo. Non l’ho più rivista, si sarà tenuta ben alla larga da me!
Finalmente sono in stanza.  Iniziano i monitoraggi. Per chi non lo sapesse, circondano la pancia con 2 fasce che trattengono dei sensori che rilevano battito di mamma, battito di bimbo e contrazioni. Secondo voi mi sono entrate le fasce? Stendiamo un velo pietoso. Un plauso all’ostetrica che stempera la situazione dicendo “queste fasce le fanno così strette, non sanno che le donne incinte hanno la pancia?”.

L’andazzo è stato più o meno questo per tutti i giorni che sono rimasta ricoverata.
Al quinto giorno di monitoraggio senza alcuna contrazione RILEVATA, comincio ad avere dei dolori terribili ai reni. Un dolore pazzesco. L’ostetrica mi dice che qualcosa si sta muovendo e che presto avrei avvertito dei dolori sulla pancia indice di contrazioni. Nel frattempo si rompono le acque: ero sdraiata a letto a fissare un piccione fuori la finestra quando mi sento bagnare le mutande. Un pensiero mi sfiora “oddio, me la sto facendo addosso?!?” poi realizzo che, visto che portavo un bambino in pancia, era più probabile la rottura delle acque che un’incontinenza precoce. Chiamo l’ostetrica, mi rimette il monitoraggio e niente, non RILEVA nemmeno una contrazione.

All’improvviso ricominciano le fitte ai reni, un dolore indicibile. Mi dicono di aspettare che il dolore parta davanti, indice di travaglio avviato. Il monitoraggio continua a non RILEVARE nulla. Alla fine, piegata in due dal dolore, richiamo l’ostetrica per un controllo. E’ andata più o meno così:
“Il tracciato non registra contrazioni, cosa senti?”
“sento i reni come due sassi infuocati e la pancia durissima”
Lei la tocca e sorride: “Ah, sì, ci sono le contrazioni! Forse IL SENSORE NON RIUSCIVA A RILEVARLE A CAUSA DEL GRASSO”
Io alzo gli occhi al cielo e mi chiedo “perchè tutte a me???”
Lei mi controlla e mi dice “andiamo in sala parto!”
E io “voglio l’epidurale”
E lei “sei di 7 cm, tra poco esce da solo”
Eh, che culo! Un altro poco che aspettavamo di rilevare le contrazioni e il ragazzino se ne sarebbe andato a spasso da solo! Maledetta ciccia!!

E fu così che la mia vita cambiò. Strinsi tra le bracciai il mio cucciolo, nato magrissimo a dispetto della mamma. Ma questa è un’altra storia, alla prossima puntata!

domenica 7 settembre 2014

Ironia della sorte

E poi ci sono sempre quelli che ti dicono:
“Non sembri incinta!”
Oppure
“Sembri dimagrita!”
E rimane il dubbio se veramente stiano cercando di farti un complimento o l’esatto contrario. Nel dubbio sfoggio sempre la stessa risposta corredata con un sorrisone a 342 denti:
“Lo so, partivo già avvantaggiata!”

Tanti anni a sentirsi chiedere se fossi incinta e, ora che lo sono veramente, non ci crede nessuno! Panza mia, che mi combini!

lunedì 25 agosto 2014

Superstizioni

“Mio marito ha un’infezione all'occhio, glielo tocchi?”
Guardo il marito. Guardo la donna. Riguardo il marito: ha un occhio gonfissimo e arrossato, non riesce quasi a tenerlo aperto. Rispondo:
“Forse è orzaiolo, perché non va dal medico?”
“Seee, lasciamoli perdere i medici! Toccagli l’occhio!”
Guardo l’occhio arrossato. Guardo l’uomo nascosto dietro il bubbone. Guardo la donna. In tv, il tg parla dell’ebola e di altre amenità infettive. Chiedo:
“Perché?”
“Lo sanno tutti che, se l’occhio gonfio è toccato da una donna incinta, guarisce all'istante, dai toccalo!”
Guardo la donna, guardo l’uomo e la sua protuberanza.
Guardo il calendario. L’anno è giusto, ricordavo bene, siamo nel 2014.
Faccio una scrollata di spalle, non dico nulla, mi alzo e me ne vado.

La sera racconto tutto a mio fratello.
Lui mi dice: “Io so che se una donna incinta ti cammina addosso, ti passa il mal di schiena”
Lo guardo. Mi guarda. Capisce che ha detto una cazzata. Penso a quanto peso e gli dico:
“Credo che se ti camminassi addosso, il mal di schiena sarebbe il tuo ultimo problema”

Anno 2014: il nuovo medioevo.



domenica 24 agosto 2014

Deja vu

Prima visita dal ginecologo con esame delle B-HCG positivissimo. Il medico stila un elenco infinito di esami da fare, finchè arriva alla fatidica frase:
“Signora, lo sa che deve dimagrire?”
Questa frase mi sembra di averla già sentita…
“Ovviamente non può fare la dieta ora ma deve eliminare carboidrati, zuccheri e affini”
Meno male che non devo fare la dieta…
“Adesso le do un depliant con le norme della corretta alimentazione, se prende troppo peso fa male a lei e soprattutto al bambino”
Evvai, iniziamo coi sensi di colpa!
“Elimini i carboidrati e andrà tutto bene, segua bene il depliant”.
Torno a casa e guardo ‘sto depliant: c’è scritto di mangiare, oltre a frutta, verdure e proteine, anche 3 porzioni di carboidrati al giorno che servono allo sviluppo del bambino. Che il medico abbia mai sfogliato ‘sto depliant?

Nel dubbio si cambia. Medico ovviamente.

domenica 17 agosto 2014

Ferragosto: dieta mia non ti conosco

Non c’è nulla di peggio, per una donna di facili dolciumi come la sottoscritta, di passare il ferragosto tra i parenti goderecci, figli dell’antica stirpe di Pantagruel. Una settimana di ferie diventa una settimana di bagordi che si traduce in un anno di dieta drastica per tamponare i drammatici effetti dell’esubero calorico di una manciata di giorni.
Si comincia col il giorno di ferragosto: l’intento, puramente teorico e quasi innocente, di una grigliata in compagnia; il risultato, in pratica, di una devastante sagra culinaria.
  1. Antipasto di salumi misti  e formaggi. Tradotto: sinfonia di prosciutti, salami e caci, la cui sapidità, com’è noto, è smorzabile solo dietro bevute interminabili. Rigorosamente di vino, bianco o nero indifferentemente (la gola non conosce razzismo). Per gli astemi, si consiglia di spegnere l’incendio del palato con cola e altre zozzerie zuccherine e friccicose;
  2.  Per restare leggeri, niente lasagna ma pasta al ragu con spolverata di parmigiano: quantità della pasta non definibile, il tanto che basta per traboccare dal piatto. Quantità di macinato sufficiente al remake del film “piovono polpette”. Quantità della spolverata di parmigiano assimilabile alle nevicate sul monte bianco;
  3. Nell’attesa della grigliata: bruschettone al pomodoro inzaccherato di olio abbondante. Per la corretta riuscita della ricetta, l’olio, rigorosamente extravergine di oliva spremuto a freddo, deve essere così tanto da garantire una bella macchia sulla maglia pulita indossata per l’occasione. Se non c’è la macchia, il bruschettone non è riuscito. Quantità del pane per ogni fetta bruschettata: almeno un etto, sennò la gente ci parla dietro;
  4. Sempre nell'attesa della grigliata: pannocchia di mais alla brace, da mangiarsi appena tolta dal fuoco, deve essere garantita almeno un’ustione di terzo grado;
  5.  Finalmente la carne: tipologia indistinta, purchè abbondantissima.  Ogni pezzo di carne deve essere irrorato da fiumi di vino e accompagnato da pane casereccio, pena l’annullamento dell’operazione;
  6. Il dolce, di qualsiasi natura, spesso rifiutato col barbaro coraggio dell’ammissione ad alta voce: “niente dolci, io ci tengo alla linea”;
  7. Caffè, ammazzacaffè e liquori di dubbia natura, spesso distillati in casa, il cui effetto sarà pagato amaramente negli anni da un fegato incolpevole di tali nefandezze;
  8.  Acqua e limone: immancabile perché, si sa, il limone sgrassa. Lo dicono pure nelle pubblicità dei detersivi, se vale per i piatti, varrà anche per lo stomaco, no?

Durata dello sfacelo: ore.
Epilogo: panza gonfia tipo mongolfiera, bottone del jeans saltato e indagato per omicidio preterintenzionale, camicia unta e bisunta, coma glicemico in atto…eppure
eppure non manca mai quello che dice: “E’ avanzata tanta roba, stasera a casa mia che la finiamo!”
E così, dopo il pranzo anche la cena.
E a cena avanzerà altra roba che sarà il pranzo del giorno successivo e di conseguenza nuova cena, in un circolo vizioso che verrà interrotto solo da un tempestivo lunedì lavorativo!
Al momento del commiato le solite promesse: “mo’ basta”, “ da domani dieta”, “domani solo verdura scondita”, “la prossima mangiata si fa a Natale” ma dietro l’angolo si addensano già, come neri nuvoloni, prospettive di compleanni e cerimonie, destinate a non essere da meno di pantagruel e della sua stirpe.
La cintura trema, il pantalone traballa, lo stomaco guaisce.

Tremate: le feste son tornate!

venerdì 27 giugno 2014

Non cercate di salvarmi, grazie.

Ci sono giorni in cui il mio angelo custode si distrae e il destino beffardo si diletta a farmi trovare dietro l’angolo figure di cacca non indifferenti.
Erano le 14 circa. Ero per strada con una persona con cui lavoro.
PER FORTUNA non c’era nessun altro in giro visto l’afa che gravava fin dal mattino.
Nessun altro tranne uno.
Trattavasi di individuo con sandalo e calzino (e già qui stendiamo un velo pietoso), viso arrossato e visibilmente accaldato, panza d’ordinanza da bevitore di birra incallito, sguardo perso nel vuoto.
Parlavo col collega quando
“Signorina! SIGNORINA!”
Mi volto. L’unico essere femminile presente ero io. Ce l’aveva con me. Indubbiamente.
“Dica”
“La vuole una dieta per dimagrire?”
…
…
…
Guardo il collega. Il collega guarda me. Il criceto che ho in testa comincia a correre furiosamente nella ruota cercando di formulare un pensiero sensato.
Rispondo: “No grazie, sto bene così”
Il collega sghignazza e bofonchia “ma quello non s’è visto? È il doppio di te”
E quello insiste: “Signorina! Vedrà come la farò dimagrire, ho una dieta portentosa!”
…
Io ancora incredula, col criceto svenuto sulla ruota per la fatica, insisto: “Grazie, sono esattamente come vorrei essere”
Il tizio alza le mani in senso di resa e se ne va.
Il collega continua a sghignazzare “Era il doppio di te!”
Io non riesco ancora a credere a quello che è accaduto.

Andrà mai di moda farsi una padellata di cavoletti di propri???

lunedì 9 giugno 2014

Afa (ngul)

Benvenuta Afa.
Mi mancavi.
Mi mancavano i cali di pressione, le gambe pesanti come piombo e gonfie da far invidia all’omino michelin.
Mi mancavano i gelati ovunque che tanto la voglia non mi era passata nemmeno col freddo e col gelo.
Mi mancavano le persone che girano mezze nude mentre io arranco col burqua antirotolino.
Mi mancavano i sandali tutte stringhe che si divertono a tagliuzzare i miei piedi di caciotta.
Mi mancavano le caviglie così gonfie da rendere la gamba un unico tronco di cicciosità.
Mi mancava il sudore ovunque, spalmato subdolamente in ogni piega della pelle.
Mi mancavano i cetrioli che non riesco a digerire e i meloni che sono anche peggio.
Mi mancavano le zanzare assatanate e le mosche fastidiose.
Mi mancava il profumo di pecorino di alcune persone in metro.
Mi mancavi afa.

A noi due.

giovedì 15 maggio 2014

Istigazione

Donna antipatica che mi sta sulle balle già da due secondi dopo averla conosciuta e che parla a vanvera del più e del meno: vista la reciproca antipatia, dopo una serie di rintuzzi sul peso, cercando di mettermi in difficoltà, se ne esce con una considerazione del tipo:
“Ho 40 anni ma sembro ancora una ragazzina! Guarda che vitino da vespa! Porto ancora gli abiti che indossavo a 20 anni, non credo che anche tu potresti dire lo stesso!?!”
Io, con un sorriso enorme: “Ti sbagli! Anche io porto ancora gli abiti che indossavo a 20 anni! Ero grassa esattamente come oggi, qualche problema???”

Sono contro la violenza ma per alcuni farei volentieri un’eccezione.

L'importante è non dar loro soddisfazione.

venerdì 7 marzo 2014

Slogan motivazionali

Oggi il mio capo, in un attimo di allucinazione indotta da una dose massiccia di caffeina, cercando di esortarmi alla positività, mi ha urlato:

"Steve Jobs lo diceva sempre: siate affamati, siate folli!"

Non ho avuto il coraggio di rispondergli visto lo stato di esaltazione in cui versava... ma non ho potuto fare a meno di pensare:
"Boss, sull'affamato parto avvantaggiata, sulla follia poco ci manca!"

mercoledì 5 marzo 2014

Non ci vedo più... dalla fame!

Avevo/ho un problema ad un occhio. Da circa un anno mi trema la palpebra dell’occhio destro che, per non essere da meno, si infiamma e lacrima.
Dopo varie insistenze, ho deciso di prenotare una visita dall'oculista.
“Finalmente ce l’hai fatta! Non capisco perché odi tanto i medici!”
“Tanto lo so come va a finire, qualsiasi problema abbia diranno che è colpa del grasso”
“Ma dai! Ti sei fissata con questa scusa! Che c’entra il peso con gli occhi???”
“Accompagnami e ti farò vedere!”
Arrivò il giorno della visita.
Saluto il medico, gli spiego il mio problema e la prima cosa che mi dice è:”Lei mangia bene?”
“Sì…”
“Perché potrebbe essere anche un calo vitaminico. Lei mangia bene???”
“Sì!!! E nei periodi di maggior calo fisico, prendo anche un multivitamico” 
Tiè!
Prosegue la visita, controlla la vista da lontano e poi quella da vicino. Vi giuro su quello che vi pare che, per vedere se ci vedevo bene da vicino, mi ha fatto leggere un breve testo che parlava della corretta alimentazione!!!!
Fa l’esame del fondo oculare e ricomincia: “Lei mangia bene?”
…e tre!!! 
“Sì, dottore, mangio bene!”
“A volte è solo una carenza vitaminica…”

…eh, dottò, fattela una cura di fosforo!!
“….perchè magari uno non mangia né frutta né verdura, magari potrebbe mangiare una banana ogni tanto”
“Mangio sia frutta che verdura e, le ripeto, prendo anche un multivitamico”
“E’ importante mangiare bene, altrimenti si ha una carenza di nutrienti…”
…s’è rotto il disco…
…e quindi le prescrivo un integratore di vitamine e sali minerali!”
“E il multivitaminico che già prendo?”
“Lo sospenda e mi raccomando mangi bene”
…

Devo informarmi se insultare un medico nell'esercizio
delle sue funzioni sia un reato. Se non lo è, ne approfitto e mi sfogo.

Per la cronaca: - ad una settimana di “cura” l’occhio è ancora tremolante, infiammato e lacrimoso.

domenica 23 febbraio 2014

Io non sto bene. Capitemi.

Un giorno mi vergognerò delle cazzate che scrivo.
Oggi non è ancora quel giorno.
Aprimo il filone “C’era una volta…”. L’idea mi è venuta un giorno che passeggiavo al parco con la testa piena di pensieri di quel colore nero che sono le seppie sanno produrre. Sapevo che per solidarietà all’umore, anche la mia postura aveva assunto un andazzo calante e che il broncio spadroneggiava sul mio faccione. Dovevo fare qualcosa che mi tirasse su e quindi, non avendo pensieri positivi a portata di mano su cui rimuginare, ho cominciato a raccontarmi una storia. Una a modo mio, ovvio.
Lo so che non è un atteggiamento normale ma ognuno ha le sue armi di difesa. Queste sono le mie.
Un giorno mi analizzeranno e risolveranno il mistero della mia psiche.

Ho acceso l’interruttore della fantasia e…

P.s. se hai letto e hai una storia preferita da farti storpiare, scrivimi qui: cuordiciccia@gmail.com

Ciccianeve

C’era una volta, in paese molto lontano, un regno fatato governato da un re un poco sfortunato.
La sua unica figlia era un po’ cicciottella e non riusciva a trovare marito. Non era nemmeno tanto giusta di testa visto che, invece di andare dalla DeFilippi come tronista, passava il tempo a chiacchierare allegramente con uccellini e animalucci vari nel bosco. Dato che stava sempre in mezzo alla foresta dove il sole non riusciva a toccarla, per via di quel suo colorito da mozzarella scaduta, veniva affettuosamente chiamata Ciccianeve.
Reginacattiva quando faceva l'attrice
e impersonava Crudelia Demon
La poca fortuna del re si manifestava, ahi lui, anche in amore. Dopo il divorzio dalla prima moglie che era scappata con lo stalliere – alto, moro e con gli occhi verdi - si era messo con una soubrette in decadenza della tv locale che passava il tempo a ricordare le vecchie comparsate televisive e a rimpiangere gli anni che passavano inesorabili nonostante il magico aiuto della chirurgia plastica. Questa donna, di una simpatia innata, veniva chiamata da tutti, poco affettuosamente, Reginacattiva.
Reginacattiva, che pure aveva i suoi problemi mentali, amava dialogare spesso con lo specchio, l’unico in grado di rimandarle l’immagine dell’essere che più amava: se stessa.
“Bella…tu sei bella di padella, mia sovrana…ma la tua pelle non è più di porcellana! Al mondo una fanciulla c’è che ha la pelle più liscia di te!”
“Ah, guai a lei! Dimmi il suo nome!”
“Ha la bocca di bignè e spettinati i capelli, come mozzarella è bianca…
“Ah…Ciccianeve!!!”
Essendo cicciotta infatti, il grasso sottocutaneo faceva da filler naturale per cui Ciccianeve aveva la pelle liscia e vellutata come una pesca, nonostante l’età non proprio verdissima. Reginacattiva invece, un po’ per gli anni sul groppone, un po’ per le diete drastiche a cui si sottoponeva ripetutamente, aveva sviluppato una serie di grinze sulla faccia che, né il chirurgo, né il miglior ferro da stiro del castello, erano stati in grado di lisciare. Per poter primeggiare, le restava una sola cosa fa fare: eliminare la sua rivale!
Fu così che chiamò un dietologo, il peggiore della sua specie, e gli ordinò di eliminare Ciccianeve sottoponendola ad una dieta, la più drastica e sbilanciata possibile, affinché potesse raggrinzirsi come una prugna californiana essiccata dal micidiale effetto lassativo.
Appena Ciccianeve scorse il dietologo, temendo per la sua sorte fuggì dal castello. Nella corsa scoordinata e sgraziata,  cadde presto svenuta nel bosco. A sera, un gruppo di nani salutisti che gestiva un servizio di autogru, si accorse del suo corpo e, impietositi, la trainarono fino alla loro casetta.  Qui, si presero cura di lei e, quando si riprese…
“Ciao Ciccianeve, ben svegliata. Visto che ti abbiamo soccorso, dovrai esserci riconoscente, pertanto pulirai, stirerai, cucinerai, spolvererai per noi. E quando ti avanzerà del tempo, verrai a lavorare anche nella nostra ditta che sei grande e forte e sei proprio adatta a fare da rimorchiatore. Se accetterai, resterai con noi e abbraccerai la nostra filosofia salutista rinunciando a tutto il cibo spazzatura che esiste al mondo”
Ciccianeve, riconoscentissima, rispose: “Che culo, eh! Non è che potreste riportarmi dove mi avete trovato e lasciarmi morire lì?”
Ma ormai i nani erano decisi a tenersela e quindi lei dovette rassegnarsi.
Nel frattempo Reginacattiva, sapendo che il dietologo aveva fallito, scoperto dal fido specchio dove si trovava Ciccianeve, decise di agire in prima persona.
Si struccò ben benino, si tolse le extension e si decolorò i capelli…
“Toc toc”
Mentre Ciccianeve era intenta a pulire la casa dei nani, sentì bussare alla porta, aprì e si trovò di fronte una vecchia babbiona…
Reginacattiva si dirige furiosa
verso la casa dei nani
“Ciao vecchia babbiona, cosa fai qui nel bosco?”
“Ciao Ciccianeve, vedo che i nani ti hanno insegnato l’arte del complimento…  Sono venuta a regalarti una mela, non vuoi mangiarla?”
“Una mela??? Vivo con dei nani salutisti e tu mi offri una mela???”
“Capisco… aspetta un secondo”
Reginacattiva, nelle vesti della vecchia babbiona, si frugò nelle tasche e…
“E un cioccolatino ti andreb…
Non terminò di parlare che Ciccianeve stava già masticando…il veleno di cui era pregno il dolcetto agì immediatamente e la nostra eroina cadde a terra, morta.
Reginacattiva se ne andò trionfante mentre spettò ai nani la triste scoperta.
“Che peccato” si dissero “proprio ora che avevamo trovato qualcuno che ci sistemasse casa”
Dopo un momento di cordoglio, la trainarono nel bosco e la lasciarono lì.
Durante la notte, passò di lì un giovane scienziato, vide il corpo inerme di Ciccianeve e si avvicinò incuriosito.
“oh, poverina, chissà da quando tempo sei morta, hai un colorito penoso…”
“A dir la verità, è il colorito naturale…sono Ciccianeve e non sono morta. Il quantitativo del veleno che mi hanno somministrato era troppo esiguo per il mio corpo. Sto solo fingendo per poter scappare dalle grinfie di perfidi nani salutisti e schiavizzatori…”
“Oh, Ciccianeve, se vuoi posso salvarti io, ti posso portare al mio laboratorio dove potrai pulire, stirare, cucinare e spolverare per me!”
“Sono proprio una ragazza fortunata… “
“… saprò come ricompensarti!”
“Con tutto il tuo amore?”
“Ho inventato una pozione magica che inverte le calorie: più mangerai, più dimagrirai. Vuoi testarla?”
“…sento già d’amarti!”

Ciccianeve dopo la cura
E fu così che vissero felici e contenti. La sperimentazione funzionò: Ciccianeve dimagrì, lo scienziato si arricchì. I nani aprirono un centro di riabilitazione alimentare mentre Reginacattiva, incontrando struccata la DeFilippi, trovò successo in tv come sostituta di AngelaFavolosaCubista. Il re e il dietologo iniziarono una relazione che ancora oggi li rende felici.

lunedì 27 gennaio 2014

Incontri ravvicinati del terzo tipo

Qui vicino hanno aperto una palestra.
Già.
Una roba futuristica, un nome tipo “AREA51” con strani loghi verdi e una specie di alieno come mascotte.
In principio, guardando da fuori la struttura, prima di sapere che si trattasse di una palestra, pensavo che fosse qualche centro per appassionati di ufo e altre amenità che girano dentro e fuori l’universo.
Poi un giorno che avevano lasciato la porta aperta, passandoci di fronte, il mio occhio curioso ha identificato bilancieri e inconfondibili macchine da tortura e non ho avuto più dubbi: il nemico mi aveva raggiunto.
Ho sempre creduto di lavorare in un luogo incontaminato dal furore del fitness: un luogo circondato da pasticcerie, rosticcerie e gastronomie, un luogo con un così alto tasso di persone anziane da sembrare l’estensione di un reparto di geriatria. Unico neo presente, è una piscina in cui anziani e bambini, costumati e non, si affannano a sconfiggere la forza di gravità e l’inesorabile avanzare dell’età a suon di bracciate.
Purtroppo però, come dice il proverbio: se Maometto non va alla montagna, è la montagna ad andare da Maometto. Visto che io non sono degna del nobile profeta, di fronte all’arrivo di cotanta montagna, ho pensato subito ad una frana e mi sono spaventata.
Che Tragedia!
Una palestra sotto l’ufficio!
A chi avrei potuto più vendere la scusa che non andavo in palestra perché, uscendo tardi da lavoro, non potevo scegliere gli orari che mi facevano più comodo???

Il giorno dell’inaugurazione mi sono appostata dietro la colonna di un porticato per studiare il nemico: cercavo infatti tra gli utenti qualcuno affetto da cicciosità persistente o afflitto da rotondità moleste. Se avessi trovato qualche mio simile, avrei anche potuto farmi coraggio…
A poco a poco, una manica di ipertrofici e di snellezze ha iniziato ad invadere gli spazi – i miei spazi! – e laddove amavo sostare dopo una passeggiata nel parco, si è saturato di giovani e vigorosi palestrati intenti a fumarsi una sigaretta o a chiacchierare dell’ultimo integratore iperqualcosa.
Il nemico aveva portato a termine l’invasione.
Potevo solo rassegnarmi e monitorare la situazione in cerca di miei simili per poter tentare un piccolo contatto, sventolando in via preventiva bandiera bianca.

Stamane l’apoteosi del dramma.
Sebbene fossi stata sempre attenta a tenermi lontana dal fronte nemico, mi sono trovata a tu per tu con Uno di Loro.
Capitemi: pioveva ed ero distratta, proprio non avevo visto la sentinella che sostava attenta sulla soglia della struttura.
Me lo sono trovata di fronte con un sorriso a 342 denti, come solo gli agenti immobiliari e gli istruttori sanno fare. Mi ha subito detto “Ehi, ciao, posso rubarti un minuto?”
Colta di sorpresa non ho capito immediatamente chi fosse e da dove provenisse. Guardando quell’alieno sul logo, ho pensato subito a E.T.. Gli ho risposto: “Vuoi un telefono?”
Lui mi ha guardato stranito e un po’ titubante: “Come?”
Il criceto che mi girava nel cervello è sceso dalla ruota e mi ha urlato: “Cretina, è un Tizio della palestra, non E.T. che cerca di telefonare a casa!”
Riprendendomi: “Scusa, ero distratta, dicevi?”
Lui: “E’ un po’ che ti vedo qui attorno, pensavo che fossi interessata ai nostri corsi, ne facciamo anche personalizzati…
“Che culo, eh!” ho bisbigliato tra me e me ma forse poco silenziosamente visto che ha sbarrato gli occhi
Imperterrito ha continuato: “..ehm, ho pensato di fermarti, magari sei interessata ma forse per un po’ di timidezza non hai chiesto…”
“Eh, sì, è proprio per la timidezza!” ho detto arrossendo, più per la figura di M che per reale introversione.
“E’ un ambiente giovane, potresti farti nuovi amici! Abbiamo aperto da poco e abbiamo tante promozioni. Ti ho visto spesso girare qui attorno, ti va se ti faccio vedere il locale? “
…al ripetere del “ti ho visto spesso”, credo di aver cambiato colore della faccia almeno 4 volte: rosso da “che figura di M…”, bianco da “ommioddio mi hanno scoperto”, verde da “fatti i fatti tuoi”, blu cianotico da “adesso mi butto a terra e faccio finta che sono morta”
“C R E D I M I, verrei a vederla anche ora ma sono in ritardassimo, ma proprio issimo issimo. Certo che sono interessata, perché non dovrei! Magari passo dopo eh! C R E D I M I, passo dopo!”

Ma anche no, eh.

Da domani si cambia strada.

giovedì 16 gennaio 2014

Io volevo solo un pantalone

Io volevo comprarmi un pantalone.
Solo un pantalone, lo giuro.
Credetemi: non volevo rifarmi il guardaroba, non cercavo capi astrusi o quelle stramberia della moda che si vedono spesso in sfilata e che nessuno, nemmeno gli stilisti che li hanno prodotti, probabilmente sotto effetto del Guttalax, hanno il coraggio di indossare.
Io cercavo solo un pantalone, qualcosa in cui infilare le gambe per celarle al mondo.
Non avevo pretese, eh! Volevo un pantalone semplice, preferibilmente nero.
Eppure…eppure qualcosa non ha funzionato.
Il negozio era quello giusto, ne sono certa. Già prima di andarci mi ero informata sull'esistenza o meno del reparto OrcaAssassina o, in mancanza di questo, il reparto Premaman che, si sa, la panza è panza, non fa discriminazioni di contenuto.
Appena arrivata nemmeno ho provato a dare un occhiata al reparto ManicoDiScopa: sono andata diretta all'angolo buio in cui nascondono i famigerati abiti over size.
Mi sono messa a sfogliare gli stand come pagine di un catalogo, inorridendo ad ogni scoperta:
  • Capi dai colori o troppo spenti o troppo accesi. Del tipo: o pronta per un funerale o pronta per il circo
  • Abiti dalle fantasie discutibili: dalla tigre ruggente sulla maglia (che indossata con una discreta pancetta fa effetto 3D), ai sempre attuali pois. Non credete però che siano stati pois piccoli come puntini, ero pois grossi come una mela, giusto a dire che anche il pallino era obeso
  • Paillettes ovunque, la fiera della sobrietà!

Io mi chiedo: una cicciona che non aspira a fare la cubista e che vuole solo andare in ufficio esercitando il pieno diritto all’anonimato nel vestire, come deve fare?
Con il senso estetico suicidatosi per disperazione, sono arrivata al reparto pantaloni: qui si variava dalla vita alta ascellare modello Fantozzi al famigerato leggins.
Quest’ultimo, per diabolica intenzione, era presente in ogni colore possibile ed immaginabile a mortificare la figura umana. Sia essa small o extra large, senza distinzione alcuna.
Di pantaloni neri, semplici e anonimi, ovviamente nemmeno l’ombra.

Il mio appello: cari signori disegnatori delle linee over size, non basta il fatto che io sia cicciona per essere visibile? Pensate che sia davvero necessario che mi vesta come un semaforo ubriaco per attirare l’attenzione? Che forse intendete dire che le vostre sono linee per taglie forti in quanto bisogna essere forti di stomaco per non rigettarle? O alludete alla forza di spirito per indossarle ignorandone l’estetica? Ai voi la parola.

venerdì 10 gennaio 2014

Caro Monti, io non mi annoio*



E’ già un mese che latito…e sì che venire a scrivere qui mi aiuta molto. 
Negli ultimi tempi sono stata prima travolta dal lavoro poi, quando sono andata finalmente in ferie, mi sono ritrovata con una connessione penosa.
Ho una doverosa premessa da fare. Qualche tempo fa avevo comunicato che mi era stata data la data di licenziamento: sarebbe dovuta essere Luglio, poi c’è stato uno slittamento a Dicembre con una serie “proviamo, vediamo se va, ecc.”. Insomma, la fiera delle certezze.
Quando a Dicembre ero ormai pronta ad appendere la penna al chiodo, ecco che arriva una botta di culo (scusate il francesismo ma non esistono termini migliori per rendere l’idea): ci affidano una commessa della durata prevista di circa un anno. Quindi, incrociando l’incrociabile, dovrei avere un altro anno di lavoro davanti. Certezze non ve ne sono, ci sono mille imprevisti ma una possibilità è sempre meglio di zero possibilità, no?

P.S. Oggi mi arriva la notizia che forse mi “prestano” ad un’altra impresa.
A che titolo non so, quando neppure, figuriamoci se so di chi si tratta.
Mi sento un po’ la sora Camilla, tutti la vogliono ma nessuno se la piglia.

Intanto vi auguro buon anno con l’espressione che io e mio marito abbiamo avuto quando abbiamo avuto il coraggio di pesarci:
* il titolo fa riferimento all'ex presidente del consiglio Monti che, parlando del posto fisso, lo definì noioso. Non aggiungo altro.

domenica 8 dicembre 2013

(dis)educazione e gravi problemi di vista

Il pirla del giorno: “… e da gennaio, mi raccomando, dieta assoluta! Lo dico per tutti e due, eh! Non solo a te! Quest’anno ci siamo allargati troppo!”
A prescindere che…
  • dovresti farti una padellata di cavolacci tuoi, con tanto olio di ricino mi raccomando
  • sei un cafone patentato ma con la patente scaduta
  • parla per te, che a me ci penso io, non mi pare d'averti mai chiesto di portarmi in braccio
Io, me medesima, la sottoscritta, nel 2013 ha perso 18 chili!!!!
Non puoi vedermi ingrassata!!!!! Non puoi non essertene accorto!!!!

La mia risposta: “Hai ragione, da gennaio tutti dal dietologo… ma anche dall'oculista
che anche la vista è importante”
Istinti omicidi attivati.

giovedì 21 novembre 2013

Ehi, tu, dici a me???



Accadeva qualche lunedì fa.
Durante la notte aveva piovuto copiosamente e la mattina, per non essere da meno, si era aperta nuvolosa e caratterizzata da un vento forte e freddo.
Io, pentita degli stravizi del weekend, nonostante le condizioni meteorologiche avverse, avevo avuto la geniale idea di riprendere il moto forzato con una lunga camminata, 2 km all’andata e 2 al ritorno, su una strada un po’ isolata.
Il vento mi scombinava i capelli mentre camminavo di buona lena, abbassandomi di tanto in tanto la maglia che, com’è noto ai portatori sani di panza, ha l’antipatica abitudine di sollevarsi scoprendo i lardominali.
All’improvviso…
…passa un’auto. Mi sorpassa, rallenta e poi riparte.
Fa il giro dell’isolato e me la trovo di nuovo di fronte.
Mi sorpassa, rallenta e poi riparte.
Io continuavo a camminare velocemente coi capelli svolazzanti stile medusa.
Occhi bassi per cercare di non scivolare su qualche foglia bagnata, la maglietta che tirava sulle tette che riabbassavo di tanto in tanto per ricoprire la pancia manco fosse un mantello dell’invisibilità.
Ritorna l’auto. Rallenta. Mi da un colpo di clacson, poi riparte.
In un primo momento mi è sorto il dubbio che mi avesse scambiato per qualcun’altra, poi ho cominciato a guardarmi bene: avevo forse la zip aperta?
No, niente.
Mi sembravo normale: portavo una maglia che, a parte sollevarsi sulla pancia, copriva il copribile. Indossavo dei jeans scuri e delle scarpe da ginnastica, cosa c’era che non andava?
Una vocina dentro di me cominciò a suggerirmi: “sei grassa…sicuramente c’entra il grasso”
“E quindi? Sto camminando sul marciapiede, mica gli sto occupando la strada!”
“Sei grassa e questo basta…il grasso c’entra sempre!”
“Vattene via, ci manchi solo tu a rompere le balle!”

Se non si fosse capito, non vado molto d’accordo con una delle mie numerose personalità.

L’auto ritorna, rallenta.
Stavolta mi fermo anche io.
L’uomo alla guida mi guarda.
Io lo guardo.
Apre il finestrino.
Si affaccia.
“Andiamo a prenderci un caffè?”
“…”
“Andiamo nella strada qui dietro, non c’è nessuno”
“…”
“Hai belle tette, la vuoi una ricarica?”

Indovinate la mia reazione:
  1. gli indico in maniera stizzita il paese a cui sarebbe più opportuno dirigersi, alterandomi alquanto
  2. faccio la ritrosa e proseguo dritto, compiacendomi però di aver ringalluzzito qualcuno
  3. lo fisso come un’ebete e rispondo un educato “no grazie” pensando dentro di me “ma non lo vedi che sono grassa???”
Per i vincitori c’è in palio un bel niente!