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domenica 17 agosto 2014

Ferragosto: dieta mia non ti conosco

Non c’è nulla di peggio, per una donna di facili dolciumi come la sottoscritta, di passare il ferragosto tra i parenti goderecci, figli dell’antica stirpe di Pantagruel. Una settimana di ferie diventa una settimana di bagordi che si traduce in un anno di dieta drastica per tamponare i drammatici effetti dell’esubero calorico di una manciata di giorni.
Si comincia col il giorno di ferragosto: l’intento, puramente teorico e quasi innocente, di una grigliata in compagnia; il risultato, in pratica, di una devastante sagra culinaria.
  1. Antipasto di salumi misti  e formaggi. Tradotto: sinfonia di prosciutti, salami e caci, la cui sapidità, com’è noto, è smorzabile solo dietro bevute interminabili. Rigorosamente di vino, bianco o nero indifferentemente (la gola non conosce razzismo). Per gli astemi, si consiglia di spegnere l’incendio del palato con cola e altre zozzerie zuccherine e friccicose;
  2.  Per restare leggeri, niente lasagna ma pasta al ragu con spolverata di parmigiano: quantità della pasta non definibile, il tanto che basta per traboccare dal piatto. Quantità di macinato sufficiente al remake del film “piovono polpette”. Quantità della spolverata di parmigiano assimilabile alle nevicate sul monte bianco;
  3. Nell’attesa della grigliata: bruschettone al pomodoro inzaccherato di olio abbondante. Per la corretta riuscita della ricetta, l’olio, rigorosamente extravergine di oliva spremuto a freddo, deve essere così tanto da garantire una bella macchia sulla maglia pulita indossata per l’occasione. Se non c’è la macchia, il bruschettone non è riuscito. Quantità del pane per ogni fetta bruschettata: almeno un etto, sennò la gente ci parla dietro;
  4. Sempre nell'attesa della grigliata: pannocchia di mais alla brace, da mangiarsi appena tolta dal fuoco, deve essere garantita almeno un’ustione di terzo grado;
  5.  Finalmente la carne: tipologia indistinta, purchè abbondantissima.  Ogni pezzo di carne deve essere irrorato da fiumi di vino e accompagnato da pane casereccio, pena l’annullamento dell’operazione;
  6. Il dolce, di qualsiasi natura, spesso rifiutato col barbaro coraggio dell’ammissione ad alta voce: “niente dolci, io ci tengo alla linea”;
  7. Caffè, ammazzacaffè e liquori di dubbia natura, spesso distillati in casa, il cui effetto sarà pagato amaramente negli anni da un fegato incolpevole di tali nefandezze;
  8.  Acqua e limone: immancabile perché, si sa, il limone sgrassa. Lo dicono pure nelle pubblicità dei detersivi, se vale per i piatti, varrà anche per lo stomaco, no?

Durata dello sfacelo: ore.
Epilogo: panza gonfia tipo mongolfiera, bottone del jeans saltato e indagato per omicidio preterintenzionale, camicia unta e bisunta, coma glicemico in atto…eppure
eppure non manca mai quello che dice: “E’ avanzata tanta roba, stasera a casa mia che la finiamo!”
E così, dopo il pranzo anche la cena.
E a cena avanzerà altra roba che sarà il pranzo del giorno successivo e di conseguenza nuova cena, in un circolo vizioso che verrà interrotto solo da un tempestivo lunedì lavorativo!
Al momento del commiato le solite promesse: “mo’ basta”, “ da domani dieta”, “domani solo verdura scondita”, “la prossima mangiata si fa a Natale” ma dietro l’angolo si addensano già, come neri nuvoloni, prospettive di compleanni e cerimonie, destinate a non essere da meno di pantagruel e della sua stirpe.
La cintura trema, il pantalone traballa, lo stomaco guaisce.

Tremate: le feste son tornate!

giovedì 21 novembre 2013

Ehi, tu, dici a me???



Accadeva qualche lunedì fa.
Durante la notte aveva piovuto copiosamente e la mattina, per non essere da meno, si era aperta nuvolosa e caratterizzata da un vento forte e freddo.
Io, pentita degli stravizi del weekend, nonostante le condizioni meteorologiche avverse, avevo avuto la geniale idea di riprendere il moto forzato con una lunga camminata, 2 km all’andata e 2 al ritorno, su una strada un po’ isolata.
Il vento mi scombinava i capelli mentre camminavo di buona lena, abbassandomi di tanto in tanto la maglia che, com’è noto ai portatori sani di panza, ha l’antipatica abitudine di sollevarsi scoprendo i lardominali.
All’improvviso…
…passa un’auto. Mi sorpassa, rallenta e poi riparte.
Fa il giro dell’isolato e me la trovo di nuovo di fronte.
Mi sorpassa, rallenta e poi riparte.
Io continuavo a camminare velocemente coi capelli svolazzanti stile medusa.
Occhi bassi per cercare di non scivolare su qualche foglia bagnata, la maglietta che tirava sulle tette che riabbassavo di tanto in tanto per ricoprire la pancia manco fosse un mantello dell’invisibilità.
Ritorna l’auto. Rallenta. Mi da un colpo di clacson, poi riparte.
In un primo momento mi è sorto il dubbio che mi avesse scambiato per qualcun’altra, poi ho cominciato a guardarmi bene: avevo forse la zip aperta?
No, niente.
Mi sembravo normale: portavo una maglia che, a parte sollevarsi sulla pancia, copriva il copribile. Indossavo dei jeans scuri e delle scarpe da ginnastica, cosa c’era che non andava?
Una vocina dentro di me cominciò a suggerirmi: “sei grassa…sicuramente c’entra il grasso”
“E quindi? Sto camminando sul marciapiede, mica gli sto occupando la strada!”
“Sei grassa e questo basta…il grasso c’entra sempre!”
“Vattene via, ci manchi solo tu a rompere le balle!”

Se non si fosse capito, non vado molto d’accordo con una delle mie numerose personalità.

L’auto ritorna, rallenta.
Stavolta mi fermo anche io.
L’uomo alla guida mi guarda.
Io lo guardo.
Apre il finestrino.
Si affaccia.
“Andiamo a prenderci un caffè?”
“…”
“Andiamo nella strada qui dietro, non c’è nessuno”
“…”
“Hai belle tette, la vuoi una ricarica?”

Indovinate la mia reazione:
  1. gli indico in maniera stizzita il paese a cui sarebbe più opportuno dirigersi, alterandomi alquanto
  2. faccio la ritrosa e proseguo dritto, compiacendomi però di aver ringalluzzito qualcuno
  3. lo fisso come un’ebete e rispondo un educato “no grazie” pensando dentro di me “ma non lo vedi che sono grassa???”
Per i vincitori c’è in palio un bel niente!

 

martedì 27 agosto 2013

Dov'ero quando non c'ero



Gli ultimi giorni di luglio e la prima settimana di agosto sono stati confusi e tempestosi. Sul lavoro, tra riffe e raffe, pare che il licenziamento di fine luglio sia stato prorogato a dicembre. Dico “pare” perché il capo mi ha detto una roba tipo: “vogliamo provare a vedere se ci arriviamo a dicembre?”
Insomma, la fiera della precarietà! Non debba mai dirsi che ci si annoi.
In passato un periodo instabile come questo mi avrebbe condotto ad una sola strada: quella per il frigo. Complice i risultati ottenuti e forse qualche pizzico di sale in zucca che, si spera, l’esperienza mi ha dato, sono riuscita a tenere fermi i buoni propositi e a non gozzovigliare in giro.
Partendo per le ferie d’agosto, ho preparato una valigia che manco Totò e Peppino a Milano! Non so se qualcuno ricorda la scena in cui aprendo le valigie tirano fuori caciotte, spaghetti e galline!
Io ho fatto una cosa simile: ho girato con le borse termiche piene di prodotti ipocalorici e proteici ben intenzionata a non cedere alle lusinghe del cibo vacanziero!
Quando sono andata a trovare i miei, mia madre è quasi svenuta alla vista degli shirataki, così bianchi e mollicci da ricordare una tenia intestinale (parole di mia madre). Non ho avuto il coraggio di mangiarli di fronte a mio padre…comunque, in casa, tutti si sono fatti un po’ l’idea che, oltre al peso, sto perdendo anche il senno. Perfetto. Grassa e rincoglionita, cosa chiedere di più?
Delle 3 settimane di ferie, ho passato 18 giorni in rigorosa ascesi alimentare.
Mi sentivo immortale.
Poi è venuto il compleanno della mia figlioccia. Ho assaggiato un pezzo di torta e si è aperta la voragine. Il pozzo nero delle voglie mangerecce si è aperto e ha fagocitato l’universo attorno a lui. Ho passato gli ultimi 3 giorni in voluttuose sfide gastronomiche…
Domenica sera sono rientrata alla base.
Lunedì mattina è ricominciata la lotta.
Obesità, a noi due!

martedì 23 luglio 2013

L'Amore all'improvviso


Mi guardava con tenerezza.
L’occhio lucido, la palpebra un po’ abbassata come solo le vamp sanno fare.
Il corpo riluceva sotto i watt della lampada, merito dell’olio emolliente con cui si faceva massaggiare prima di ogni ingresso trionfale.
Il colore era ambrato e solleticava l’attenzione e l’appetito.
Profumava di buono, di casa, come solo gli aghi di rosmarino e la salvia, nella loro semplicità, sanno esprimere.

Porchetta I love you!

Immagine non adatta ad un pubblico vegetariano

sabato 22 dicembre 2012

Sindrome della carestia annunciata


Sicuramente concorderete con me sentendo parlare de “la sindrome della carestia annunciata”.  Io la chiamo così. E’ la fame atavica che vi coglie ogni volta che decidete di mettervi a dieta. Avete presente quando dite “da lunedì, dieta!” e cominciate a mangiarvi il mondo fino alle mezzanotte della domenica? Che pare dobbiate finire tutte le scorte alimentari prima del grande giorno. ..
Come se non dovreste mangiare più in tutta la vostra vita…
Ecco, questa è la sindrome della carestia annunciata. Appena pensate di mettervi a dieta, si apre la voragine…

venerdì 21 dicembre 2012

La profezia della Maya (la)


Riassunto delle puntate precedenti:
  • Lo scorso anno conosco il Dottor M: da subito mi ispira molta fiducia e mi conquista con la sua professionalità. Il sogno tramonta quando, dopo l’ennesima dieta mi propina dei pasti sostitutivi. Io li assumo ma accuso molti fastidi, probabilmente i bibitoni contenevano qualche sostanza mal sopportata dal mio corpo. Gli scrivo per dirglielo ma lui non mi risponderà mai (aveva sempre risposto alle e-mail precedenti), probabilmente avrà inciso la breve discussione avuta durante l’ultimo controllo in cui lamentai il mio disappunto sui tempi di attesa:  appuntamento alle 18,30 – inizio visita dopo le 21. Lui mi rispose piccato che voleva essere scrupoloso con tutti e io, con la massimissima educazione, giuro, dissi che era giusto che fosse scrupoloso ma che, essendo così, era una mancanza di rispetto fissare un appuntamento ogni mezz'ora. A me sembrava logico, a lui no.
  •  Adesso, aprendo la posta elettronica, trovo una sua email di auguri. Pensate che possa scrivergli: “grazie per gli auguri, ma attendo ancora risposta all’email del giorno xxx”. Che dite, glielo scrivo???
  • Finito quest’amore di natura prettamente sanitaria, comincia lo sfacelo. Alterno giorni di dieta rigorosissima a giorni di parcheggio. Dopo mesi, ho riassaporato le patatine. Come tutte le ciccione che si rispettino, a pancia satolla, mi sono dedicata a lunghe sessioni di pianto, lacrime di coccodrillo al 100%
  •  Attualmente vivo col terrore il Natale per due motivi: 1) il cibo; 2) lo sguardo degli altri. 
  •  Lo sguardo di disapprovazione degli altri, mi porta a fagocitarmi pure l’anima con conseguente aumento   di peso e maggiore attenzione altrui, la quale, l’avrete capito ormai, porta altro cibo, ecc. ecc. in un loop infinito da cui è difficile uscire
  •   Difficile ma non impossibile
  •  A gennaio mi metto a dieta ferrea, giuro
  •  No, non ridete, lo so che l’avete già sentita
  •   Il 2 gennaio comincerò la mia fase di essiccamento
  •   No, non sono i classici propositi di inizio anno, dico davvero
  •   Io ce la farò
  •  Devo farcela
  •  E non importa quante volte cadrò, mi rialzerò e andrò avanti
  •    Non mi farò fregare dal “tanto, ormai…”
  •  ….nel frattempo però, santa pazienza, se almeno riuscissi ad uscire dalla “sindrome della carestia annunciata”…

venerdì 23 novembre 2012

Piove sul bagnato


Oggi mi sono arrabbiata.
Tanto.
Ero in ufficio quindi non ho potuto  buttarmi sulla dispensa. Avrei potuto dare qualche morso a qualcuno ma avrei rischiato di morire avvelenata.
Quindi, visto che era ora di pranzo, sono uscita. Per camminare, giuro.
Ho iniziato, più che a passeggiare, a correre: testa bassa, mani ficcate rigidamente in tasta, sguardo torvo, capelli spettinati e quell’alone di incazzatura inconfondibile. Ho camminato così per mezz’ora fino a trovarmi di fronte la rosticceria.
Il primo impulso è stato quello di entrare e ordinare tutto l’ordinabile.
Poi mi sono vista nel riflesso della vetrina: sciatta, grassa, torva.
Avessi avuto qualche brufolo in faccia, sarei stato l’esempio perfetto della reietta sociale.
Mi sono vergognata. Tanto.
Ma non di me, sia chiaro.
Non mi vergogno del mio corpo, semmai della mia forza di volontà molle come uno stracchino squacquerato.
Mi sono vergognata di quello che gli altri avrebbero visto in me: una cicciona sciatta che svaligiava una rosticceria.
Io non voglio essere una cicciona sciatta che svaligia una rosticceria.
Cioè, svaligerei volentieri una rosticceria, ma non voglio essere una cicciona sciatta.
Cioè, io non sono una cicciona, io sono una persona che si porta dietro un bagaglio in più…beh, diciamo che ho un set di valigie al seguito…
Vabbè, insomma, ci siamo capiti.
Il desiderio di fiondarmi sul cibo, cresceva di secondo in secondo...
Mi rendo conto che il 99% dei miei stati d'animo (rabbia e noia, in primis) mi portano d'istinto a sfogarmi sul cibo, incrementando la cicciosità e quindi ulteriori paronie e quindi ulteriore bisogno di cibo. L'obesità  si autoalimenta, fagocita le emozioni e le espelle sottoforma di cumuli di grasso.

E comunque, no, non ho comprato niente!

Cuodiciccia-obesità  1-0

giovedì 8 novembre 2012

Chi NON la fa, la aspetti


Uno dei problemi che noi cicce abbiamo in comune con le secche è relativo al sistema di espulsione scorie. Già avevo accennato alle difficoltà che il cofano che mi porto dietro manifesta nell’atto di espletare le normali funzioni per cui ha senso di esistere, ma vorrei qui proseguire con l’argomento visto che non ne posso parlare con nessuno per pubblica decenza. Voi che non potete protestare, mi sorbirete, finché non chiuderete la pagina.
Il mio armadio 3 ante, volgarmente detto culo, è, se possibile, più pigro della sottoscritta in persona. Si concede raramente, diciamo un paio di volte a settimana, in modalità che vi vengo di seguito ad espletare (tanto per restare in tema):
-         cacca secca a pallini tipo quelle dei conigli. Di solito richiede sforzi abnormi pur producendo risultati appena visibili. Di qui il detto latino “parturient montes, nascetur ridiculus mus” che, per chi non mastica latino, vuol dire, più o meno: “tieni du chiappe tanto eppure non riesci a fa che na caccola de cacca”
-   al momento di cui sopra, segue qualche giorno di formazione di tappo. Ovverossia, le feci si stratificano andando a sigillare lo sfintere. Il mio corpo diventa un tino chiuso entro cui il caccume comincia a fermentare.
-         la terza fase è quella definita “esplosiva”. Avete mai visto un’eruzione vulcanica? Ecco, avete capito. Il tappo viene espulso tra forti torcimenti di panza e una colata lavica inonda il vaso igienico.
Sempre così. Il mio corpo si alterna tra stadi di avarizia estrema in cui trattiene l’intrattenibile e stadi di prodigalità in cui da il meglio di sè. 
Cacatoriamente parlando, s’intende.

venerdì 19 ottobre 2012

La finestra sul cortile



Il mio ufficio si trova in una zona commerciale in cui è possibile trovare negozi di ogni tipo.
La mia finestra si trova proprio al centro di un “triangolo delle Bermuda” formato da: pasticceria, rosticceria, gastronomia.
La mattina, quando arrivo a lavoro, c’è nell’aria un sapore vanigliato di ogni dolcezza da colazione. Sebbene eviti di passare di fronte la pasticceria, il profumo sublime mi entra nelle narici e si incolla allo stomaco, richiedendo attenzioni che, ahimè, non posso concedere.
Dopo le 10, comincia un’orchestra sinfonica di odori che vira dal fritto succulento all’odore di pollo arrosto, dal supplì alla lasagna, dal filetto di baccalà alla bistecca.
Se è vero che occhio non vede, cuore non duole, capitolo a parte va aperto per l’olfatto.
Signoriddio, che ti ho fatto di male?
Non puoi sottopormi ad effluvi di cornetti alla crema mentre mangio una galletta di polistirolo. 
Non è corretto.
Non puoi costringermi a sentire odore di fritto mentre mangio il pescetto scondito lesso. 
E’immorale.
Non puoi olezzare l’aria di lasagna mentre si strozzo col riso bollito sciapo. 
E’ sadico.

E daje!
Che t’ho fatto???

In attesa della risposta, chiudo la finestra e spruzzo un deodorante per ambienti.
Il pino silvestre mi salverà.

venerdì 12 ottobre 2012

E mo' so cavoli (a merenda)



Ero rimasta sola in ufficio.
Quella Cosa-secca che ho per collega era in malattia (= febbre strategica da weekend lungo).
Il capo si faceva amabilmente i cavoli suoi, chiamando ogni tanto per controllare che non fossi scappata.
Io mi sforzavo di restare concentrata nonostante il silenzio imperante. 
Una noia noiosa mi annoiava.
Io odio la noia, è la miccia migliore per la fame nervosa.
Decisi di farmi un caffè. Nero, lungo e amaro.
Mi avvicinai alla macchinetta e la vidi.
Lucida, nella bustina di plastica, mostrava di sé una morbidezza delle forme che ti strappava un desiderio forte di morderla. Il sottile strato di crema che trasbordava dal biscotto innescava una cascata di acquolina irresistibile…

No, non devo prenderla! VADE RETRO! No No No!!! Io sono forte!
Ho 32 anni, T R E N T A D U E fottutissimi anni, non mi farò fregare dalla prima merendina che vedo!
…
…

Tempo di resistenza: 5 minuti e 42 secondi.

martedì 9 ottobre 2012

Ritorno col botto (in tutti i sensi!)



Come dice il detto: “A volte ritornano”.
Eccomi, sì, sono tornata.
In questo mese e mezzo di assenza sono accadute molte cose che, pian piano racconterò. Comunque, vi anticipo che sono tornata grassa (ma questa non è una novità), con qualche complesso in più (ma anche qualcuno in meno) e con taaanta fame! Insomma, avremo di che parlare!
Rileggendo l’ultimo post che ho scritto, si parlava dell’ultima visita fatta dal Dottor M e della sostituzione di un pasto con dei bibitoni. Quando me li ha prescritti, disse che ci avrei perso proprio tanto!
E infatti, non mentiva, ci ho perso veramente tanto: tanti soldi e tanto tempo!
Credo che qualche componente del bibitone - uno dei pochi riconosciuti e controllati dalla sanità italiana (che, detta così, non so se sia una garanzia) – vada in conflitto con le mie trippe, pertanto, dopo ogni bevuta mi trovo con una panza gonfia di puzzette (e questo non è carino, soprattutto se si è in ufficio) e una fiatella tale da stendere un mammuth (non per altro, si sono estinti).
Qualcuno (ad esempio tutti quelli che mi circondano) mi ha suggerito di chiamare il dottore per parlargli dei nefandi effetti. Beh…questo è il complesso nuovo che mi è venuto: e se non mi credesse? E se pensasse che mi scofano di merendine e poi vado a rompergli le balle perché non perdo peso e ho un meteorismo tale che nemmeno Bud Spencer nei suoi film migliori???
Lo so che sono pippe mentali, sto cercando di smettere, abbiate pazienza!

venerdì 20 luglio 2012

Punizioni divine


Era ora di pranzo quando ho aperto la borsa termica. Una manciata di pomodorini mi guardava spaventata mente una scatoletta di tonno di nascondeva sotto un tovagliolino di carta.
Non immaginate quanto possano essere supplichevoli gli occhi di un pomodorino…
…ritrovarsi in pizzeria con un succulento calzone al prosciutto in mano, fieri della propria clemenza verso il rubicondo ortaggio, ha il suo lato positivo.
…ritrovarsi con una macchia di unto sulla camicia candida prima della riunione, sa di punizione divina.
Martedì ho la visita di controllo.
Si salvi chi può!

mercoledì 25 aprile 2012

Festa della liberazione (dai chili di troppo?)


Tra 24 ore esatte ho la visita di controllo dal Dottor M con tanto di pesata ufficiale. 

Per non vanificare gli sforzi (poco sforzati, a dir la verità...) degli ultimi due mesi, oggi dovrei mangiare in maniera così parca (non porca!) da essere quasi in odore di santità...
Eppure...
...eppure, ogni volta che sono lì lì per arrivare, si attiva il tasto di autodistruzione. Oggi avrei voglia di mangiarmi il mondo. Tanta tanta voglia...
Che un virus intestinale mi salvi.

venerdì 16 marzo 2012

La maledizione del croccante mannaro

Nel mio curriculum da relitto umano, oltre ad uno strato lipidico degno di un tricheco spiaggiato, maniglioni dell’amore antipanico e doppio mento da risvolto, sono afflitta da un problema che non conosce religione, peso e razza: la stipsi. Un modo sofisticato per indicare l’incapacità di un culo tanto grande di compiere l’unica azione per cui ha senso la sua esistenza: l’evacuazione. Una pubblicità diceva che “per una grande parete, ci vuole un grande pennello”, indi per cui mi pare scontato che per una grande fame con conseguente grande ingurgito di cibo, ci vuole un notevole mezzo di smaltimento delle scorie di rifiuto prodotte dal cibo in entrata. L’apparato giusto ce l’ho e si vede: sono fiera portatrice di un deretano a tre piazze. Il problema è che, come me, anche il mio apparato digerente manifesta segni evidenti di pigrizia. Di solito, infatti, si concede a qualche manifestazione di un certo rilievo solo  ogni 4 o 5 giorni. Durante questo periodo di tempo, vi sorprenderà scoprire, come un arnese così grosso, dopo innumerevoli sforzi, produca qualche palletta di cacca durissima simile a quella che solo capre e conigli riescono ad emettere.
Queste pallette fecali sono solo il preambolo della sciagura: la formazione di un tappo.
Dopo, ci vorrà circa una settimana e un paio di supposte di glicerolo per permettere la rottura del sacro sigillo al fine di esplodere in scariche dolorose ma liberatorie.
Ma a volte accade che…
Mettiamo che, di straforo, per caso, mentre guidate, si scartocci da solo un croccante di arachidi e vi violenti con forza la bocca tuffandosi a pesce giù per il vostro gargarozzo…e mettiamo che, casualmente, tale croccante fosse avariato, forse probabilmente chissà perché stazionava da mesi nel cruscotto dell’auto oscillando ogni giorno da una temperatura di 1°C ad una di 22°C…e mettiamo che, ingordi come vi accusano ingiustamente, non ve ne accorgete finché ormai non è troppo tardi…e mettiamo che, durante la notte, vi si torci la panza con dolorosissime fitte tali da farvi temere di stare lì lì per partorire…
Ecco, avete capito.
Eppure, con le viscere doloranti, un senso di liberazione e pace mi pervade. Che volete farci, credo di essere l’unica che, mandata a cagare, risponde convinta: magari!

mercoledì 29 febbraio 2012

Questioni CULinarie


Io e il cibo ci amiamo e,contemporaneamente, ci odiamo appassionatamente. 
Già esserne coscienti, dicono, è un buon punto d’inizio. 
Sono un’ottima cuoca e mi piace spesso variare e sperimentare ma, come tutti i maniaci psicotici, anche io a volte ho delle fissazioni di tipo alimentare. C’è stato il periodo del mais che mangiavo a grandi cucchiaiate nemmeno fosse yoghurt; il periodo della galletta di mais in cui sgranocchiavo in continuazione lasciando dietro di me briciole degne d'un novello Pollicino; il periodo delle arachidi segnato da dolorosissimi torcimenti di panza, e…insomma, ci siamo capiti.
Ora c’è il periodo del pollo, rigorosamente di rosticceria. Il perché mi è ignoto.
Non iniziate col dirmi che il pollo si mangia senza pelle, eretici!
A me il pollo piace croccantissimo e la parte che preferisco è il “boccone del prete”, anche detto volgarmente “culo”.
Sul lavoro, quando la sera prima, per mera pigrizia e meschina premeditazione, dimentico di prepararmi il pranzo per l’indomani, il mio pasto ideale diventa immancabilmente il mezzo polletto di rosticceria. Mi sazia per le 24 ore successive e placa la fissazione del momento. Sfiga vuole che, nel 90% del casi, la parte di pollo che mi capita è senza la mia agognata prelibatezza! 
Di solito, o trovo il pollo già tagliato o, se me lo tagliano al momento, mi danno sempre la parte sfornita.
Certo, direte voi, sarebbe così semplice chiedere l'altra parte  ma… voi mi ci vedete, così garbata e carina come io sono, a dire: 
“Aho, vojo la parte cor culo”.
Sì, insomma, ste cose le signorine a modo non le dicono…

martedì 14 febbraio 2012

Il peso delle ciapet

Tra meno di due ore sarò dal Dottor M per la visita di controllo.
Rispetto a due mesi fa, la bilancia è ferma. O meglio, sono ingrassata dopo Natale e sono ridimagrita nel mese a seguire. In pratica, tra alti e bassi, risultato nullo.
Che mi dirà?
Mi umilierà?
....
E se mi tagliassi una fetta di culo, riuscirei a perdere qualcosa entro le prossime due ore?
Intanto mi affido al sacro potere della diuresi...