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venerdì 28 febbraio 2014

Aspirazioni e inspirazioni

Mi sono svegliata che mi sentivo donna e non la brutta copia del muratore bergamasco che indosso di solito. Sull'onda di questa sconosciuta femminilità, ho voluto assecondare l’ormone impazzito. 
Ho sostituito le scarpe da ginnastica – mai usate per fare ginnastica, solo per mera comodità – con l’unico paio di stivali che possiedo e in cui entra il mio polpaccio da calciatore: anfibi neri, tipo militare, “addolciti” da un paio di borchiette in croce che, all'aeroporto, qualche tempo fa, mi costrinsero ad un defilé scalza mostrando a tutti i presenti i miei sexissimi calzettoni a righe blu e bianche.
Ho sostituito il maglione modello “coprimitutta” con una maglia leggermente scollata e un po’ attillata. Quel poco di attillato che delinea la forma di un corpo senza però soffermarsi troppo sui rotoloni di ciccia modello maniglioni antipanico da utilizzarsi anche nelle situazioni di emergenza.
Il jeans è rimasto lo stesso per non stravolgere troppo il mio Io.
La chioma l’ho sciolta al vento…avessi avuto un serpente per capello, sarei stata la copia esatta di Medusa. Incluso lo sguardo becero.
Invece del solito cappotto alla Zio Fester, visto il clima fintamente primaverile, mi sono concessa un trench annodato in vita per gridare al mondo che, seppure in larga scala, ho anche io un punto vita. Ho messo quindi in mostra il mio perfetto fisico a clessidra abbandonando la silhouette da Barbapapà che mi regalava il mio precedente cappotto svasato.

Passeggiavo allegra e pimpante tra la gente, mi muovevo con passo suino e sguardo languido, conscia della mia possente femminilità, quando uno mi adocchia e mi fa:
“Complimenti signorì…” con tanto di strizzata d’occhio!
Già il fatto di avermi approcciato come signorina e non come signora, gli ha fatto guadagnare un bonus iniziale di 1000 punti
Per la strizzata d’occhio, al momento, sono ancora dibattuta se si trattasse di occhiolino o di congiuntivite. Nel dubbio facciamo finta che ci stesse provando.
Io gli ho sorriso e sono sfrecciata via come una dea. “Dea” è da intendersi come abbreviazione del termine “deambulante”.
Nei film, in una situazione del genere, lui è alto, muscoloso, bellissimissimo e con un sorriso a 342 denti bianco ottico, come solo gli agenti immobiliari sanno avere.
Nei film, però, anche lei è alta, tonica, bellissimissima e con un culo scolpito, come solo le brasiliane sanno avere.
Nella realtà, io sono io.

Lui è un vecchietto ringalluzzito. Età stimata: 84 anni.


Dio, se non puoi mandarmeli belli, mandameli almeno giovani!

domenica 9 febbraio 2014

Pulizie di PrimaVera

Oggi ho aperto l’armadio.
Di solito - mi confesso senza pudore, lo sapete - pigra e disordinata fin nel DNA che immagino come una serie di pallette colorate poste in maniera disordinata e caotica su due nastri virtuali, tengo quei 4 vestiti che mi entrano su una sedia in camera.

L’armadio è per me solo un grande contenitore pieno di cose comprate sulla fiducia che “forse, un giorno” mi entreranno e indosserò. Non si dica mai che non sono una tipa speranzosa.
L’armadio è in camera da letto. Ogni giorno ci incrociamo, ci scambiamo un saluto frettoloso con un cenno del capo (per la precisione lui sbatte leggermente un’anta) e poi ognuno alla sua giornata. Io dietro le scartoffie del lavoro e lui, boh, passerà il tempo a contare gli acari…
Stamane, non so cosa mi fosse preso, mi sono fermata a guardarlo.
Alto e longilineo, si imponeva sulla stanza. Con gli occhi di specchio splendente rifletteva una forma che, asseriva, apparteneva a me.
Guardavo quell’immagine e non mi riconoscevo: i capelli arrufati da “è domenica e non mi va nemmeno di pettinarmi”, il pigiamone in pile sformato su un corpo ancor più sgualcito del tipo “è domenica e mi vesto un po’ alla membro di segugio”, le ciabattone e i calzettoni a righe del tipo “voglio sedurti!”.
“Specchio! Specchio delle mie brame, quand’è che sono diventata la nonna del reame???”
L’armadio ha sorriso beffardo sotto baffi di polvere e mi ha detto: “Vada per l’aspetto discutibile ma non venirmi a dire che ti aspetti davvero che lo specchio ti risponda!”
“Tu mi rispondi! Perché lo specchio non dovrebbe?”
“Io sono una voce nella tua testa e c’è un bel po’ di confusione qua dentro, sarà il caso di fare un po’ di ordine?”
E sia!
Ho aperto l’armadio che era più semplice che aprirmi la testa. Ho buttato all’aria tutto quello che c’era!
Miracolo dei miracoli ho trovato degli abiti che riuscivo ad indossare!
In altri entravo insacchettata come una mortadellona ma … ci entravo!
La cosa più bella ed emozionante è stato riempire una bustona di abiti che … mi andavano troppo grandi!
Ho pensato a quanto tempo ho tenuto quelle ante chiuse mentre il mio corpo lentissimamente mutava e si riduceva, di millimetro in millimetro, di grammo in grammo, fino ad entrare in abiti che la mia testa aveva destinato al cassetto del “chissà, forse un giorno…”
Quante cose abbiamo destinato a quel cassetto? Non parlo solo di vestiti, mi riferisco ai sogni, alle asprirazioni, ai desideri che abbiamo sempre inteso irraggiungibili. Voglio aprire tutte le porte, tirare fuori i sogni impolverati, le aspirazioni ammuffite. Diamo aria ai desideri!

Nei cassetti, da oggi in poi, voglio tenere solo i mutandoni della nonna. I sogni voglio mettermeli negli occhi!
Immagine presa da qui: http://massimocavezzali.blogspot.it/2012/04/cavezzali-il-cuore-nel-cassetto.html
Dedicato ad Arianna :-)

lunedì 27 gennaio 2014

Incontri ravvicinati del terzo tipo

Qui vicino hanno aperto una palestra.
Già.
Una roba futuristica, un nome tipo “AREA51” con strani loghi verdi e una specie di alieno come mascotte.
In principio, guardando da fuori la struttura, prima di sapere che si trattasse di una palestra, pensavo che fosse qualche centro per appassionati di ufo e altre amenità che girano dentro e fuori l’universo.
Poi un giorno che avevano lasciato la porta aperta, passandoci di fronte, il mio occhio curioso ha identificato bilancieri e inconfondibili macchine da tortura e non ho avuto più dubbi: il nemico mi aveva raggiunto.
Ho sempre creduto di lavorare in un luogo incontaminato dal furore del fitness: un luogo circondato da pasticcerie, rosticcerie e gastronomie, un luogo con un così alto tasso di persone anziane da sembrare l’estensione di un reparto di geriatria. Unico neo presente, è una piscina in cui anziani e bambini, costumati e non, si affannano a sconfiggere la forza di gravità e l’inesorabile avanzare dell’età a suon di bracciate.
Purtroppo però, come dice il proverbio: se Maometto non va alla montagna, è la montagna ad andare da Maometto. Visto che io non sono degna del nobile profeta, di fronte all’arrivo di cotanta montagna, ho pensato subito ad una frana e mi sono spaventata.
Che Tragedia!
Una palestra sotto l’ufficio!
A chi avrei potuto più vendere la scusa che non andavo in palestra perché, uscendo tardi da lavoro, non potevo scegliere gli orari che mi facevano più comodo???

Il giorno dell’inaugurazione mi sono appostata dietro la colonna di un porticato per studiare il nemico: cercavo infatti tra gli utenti qualcuno affetto da cicciosità persistente o afflitto da rotondità moleste. Se avessi trovato qualche mio simile, avrei anche potuto farmi coraggio…
A poco a poco, una manica di ipertrofici e di snellezze ha iniziato ad invadere gli spazi – i miei spazi! – e laddove amavo sostare dopo una passeggiata nel parco, si è saturato di giovani e vigorosi palestrati intenti a fumarsi una sigaretta o a chiacchierare dell’ultimo integratore iperqualcosa.
Il nemico aveva portato a termine l’invasione.
Potevo solo rassegnarmi e monitorare la situazione in cerca di miei simili per poter tentare un piccolo contatto, sventolando in via preventiva bandiera bianca.

Stamane l’apoteosi del dramma.
Sebbene fossi stata sempre attenta a tenermi lontana dal fronte nemico, mi sono trovata a tu per tu con Uno di Loro.
Capitemi: pioveva ed ero distratta, proprio non avevo visto la sentinella che sostava attenta sulla soglia della struttura.
Me lo sono trovata di fronte con un sorriso a 342 denti, come solo gli agenti immobiliari e gli istruttori sanno fare. Mi ha subito detto “Ehi, ciao, posso rubarti un minuto?”
Colta di sorpresa non ho capito immediatamente chi fosse e da dove provenisse. Guardando quell’alieno sul logo, ho pensato subito a E.T.. Gli ho risposto: “Vuoi un telefono?”
Lui mi ha guardato stranito e un po’ titubante: “Come?”
Il criceto che mi girava nel cervello è sceso dalla ruota e mi ha urlato: “Cretina, è un Tizio della palestra, non E.T. che cerca di telefonare a casa!”
Riprendendomi: “Scusa, ero distratta, dicevi?”
Lui: “E’ un po’ che ti vedo qui attorno, pensavo che fossi interessata ai nostri corsi, ne facciamo anche personalizzati…
“Che culo, eh!” ho bisbigliato tra me e me ma forse poco silenziosamente visto che ha sbarrato gli occhi
Imperterrito ha continuato: “..ehm, ho pensato di fermarti, magari sei interessata ma forse per un po’ di timidezza non hai chiesto…”
“Eh, sì, è proprio per la timidezza!” ho detto arrossendo, più per la figura di M che per reale introversione.
“E’ un ambiente giovane, potresti farti nuovi amici! Abbiamo aperto da poco e abbiamo tante promozioni. Ti ho visto spesso girare qui attorno, ti va se ti faccio vedere il locale? “
…al ripetere del “ti ho visto spesso”, credo di aver cambiato colore della faccia almeno 4 volte: rosso da “che figura di M…”, bianco da “ommioddio mi hanno scoperto”, verde da “fatti i fatti tuoi”, blu cianotico da “adesso mi butto a terra e faccio finta che sono morta”
“C R E D I M I, verrei a vederla anche ora ma sono in ritardassimo, ma proprio issimo issimo. Certo che sono interessata, perché non dovrei! Magari passo dopo eh! C R E D I M I, passo dopo!”

Ma anche no, eh.

Da domani si cambia strada.

venerdì 10 gennaio 2014

Caro Monti, io non mi annoio*



E’ già un mese che latito…e sì che venire a scrivere qui mi aiuta molto. 
Negli ultimi tempi sono stata prima travolta dal lavoro poi, quando sono andata finalmente in ferie, mi sono ritrovata con una connessione penosa.
Ho una doverosa premessa da fare. Qualche tempo fa avevo comunicato che mi era stata data la data di licenziamento: sarebbe dovuta essere Luglio, poi c’è stato uno slittamento a Dicembre con una serie “proviamo, vediamo se va, ecc.”. Insomma, la fiera delle certezze.
Quando a Dicembre ero ormai pronta ad appendere la penna al chiodo, ecco che arriva una botta di culo (scusate il francesismo ma non esistono termini migliori per rendere l’idea): ci affidano una commessa della durata prevista di circa un anno. Quindi, incrociando l’incrociabile, dovrei avere un altro anno di lavoro davanti. Certezze non ve ne sono, ci sono mille imprevisti ma una possibilità è sempre meglio di zero possibilità, no?

P.S. Oggi mi arriva la notizia che forse mi “prestano” ad un’altra impresa.
A che titolo non so, quando neppure, figuriamoci se so di chi si tratta.
Mi sento un po’ la sora Camilla, tutti la vogliono ma nessuno se la piglia.

Intanto vi auguro buon anno con l’espressione che io e mio marito abbiamo avuto quando abbiamo avuto il coraggio di pesarci:
* il titolo fa riferimento all'ex presidente del consiglio Monti che, parlando del posto fisso, lo definì noioso. Non aggiungo altro.

giovedì 21 novembre 2013

Ehi, tu, dici a me???



Accadeva qualche lunedì fa.
Durante la notte aveva piovuto copiosamente e la mattina, per non essere da meno, si era aperta nuvolosa e caratterizzata da un vento forte e freddo.
Io, pentita degli stravizi del weekend, nonostante le condizioni meteorologiche avverse, avevo avuto la geniale idea di riprendere il moto forzato con una lunga camminata, 2 km all’andata e 2 al ritorno, su una strada un po’ isolata.
Il vento mi scombinava i capelli mentre camminavo di buona lena, abbassandomi di tanto in tanto la maglia che, com’è noto ai portatori sani di panza, ha l’antipatica abitudine di sollevarsi scoprendo i lardominali.
All’improvviso…
…passa un’auto. Mi sorpassa, rallenta e poi riparte.
Fa il giro dell’isolato e me la trovo di nuovo di fronte.
Mi sorpassa, rallenta e poi riparte.
Io continuavo a camminare velocemente coi capelli svolazzanti stile medusa.
Occhi bassi per cercare di non scivolare su qualche foglia bagnata, la maglietta che tirava sulle tette che riabbassavo di tanto in tanto per ricoprire la pancia manco fosse un mantello dell’invisibilità.
Ritorna l’auto. Rallenta. Mi da un colpo di clacson, poi riparte.
In un primo momento mi è sorto il dubbio che mi avesse scambiato per qualcun’altra, poi ho cominciato a guardarmi bene: avevo forse la zip aperta?
No, niente.
Mi sembravo normale: portavo una maglia che, a parte sollevarsi sulla pancia, copriva il copribile. Indossavo dei jeans scuri e delle scarpe da ginnastica, cosa c’era che non andava?
Una vocina dentro di me cominciò a suggerirmi: “sei grassa…sicuramente c’entra il grasso”
“E quindi? Sto camminando sul marciapiede, mica gli sto occupando la strada!”
“Sei grassa e questo basta…il grasso c’entra sempre!”
“Vattene via, ci manchi solo tu a rompere le balle!”

Se non si fosse capito, non vado molto d’accordo con una delle mie numerose personalità.

L’auto ritorna, rallenta.
Stavolta mi fermo anche io.
L’uomo alla guida mi guarda.
Io lo guardo.
Apre il finestrino.
Si affaccia.
“Andiamo a prenderci un caffè?”
“…”
“Andiamo nella strada qui dietro, non c’è nessuno”
“…”
“Hai belle tette, la vuoi una ricarica?”

Indovinate la mia reazione:
  1. gli indico in maniera stizzita il paese a cui sarebbe più opportuno dirigersi, alterandomi alquanto
  2. faccio la ritrosa e proseguo dritto, compiacendomi però di aver ringalluzzito qualcuno
  3. lo fisso come un’ebete e rispondo un educato “no grazie” pensando dentro di me “ma non lo vedi che sono grassa???”
Per i vincitori c’è in palio un bel niente!

 

martedì 16 luglio 2013

Se sei bello ti lanciano le pietre. Se sei brutto, pure.

Evvvvvvvai!!!! Dopo 17kg persi qualcuno si è accorto che sto dimagrendo!!!!
Ora vi racconto:
-         location: campagna
-         cast: io nel ruolo di me stessa
             mia zia nel ruolo della sorella di mia madre

Mia zia: “Per caso sei dimagrita un po’?
Io, finta come una moneta da 3 euri: “Un pochino ma non so se si nota…”
Lei: “Un po’ sì… ma ora fermati però”
Io: “Perché?”
Lei: “Perché stai bene così!”

PERCHÉ STAI BENE COSÌ!!!!!
PERCHÉ STAI BENE COSÌ!!!!!
PERCHÉ STAI BENE COSÌ!!!!!
(effetto eco)

Sto bene così?
Peso 106.5 kg per 1,63m.

Se intendi dire che sto bene per poter sembrare una sfera, sì, hai ragione. Sto bene così!

Morale del giorno: se ingrassi non devi ingrassare, se dimagrisci non devi dimagrire, se resti fermo non va bene che sei fermo. Visto che sbagli in ogni caso, decidi di fare come ti pare :-)


venerdì 7 giugno 2013

Quando il gioco si fa duro...

“…e dai, assaggiane un pezzettino!”
“NO”
“…e dai, cosa vuoi che ti faccia una cucchiaiata!”
“NO”
“…e dai, ma proprio oggi dovevi stare a dieta?”
“NO …cioè, Sì! ma un padellata di cavoletti tuoi non te la fai mai???”


Quando decidi di dare una svolta alla tua vita, il MALE assume spesso le sembianze di un amico, di un conoscente o di un parente che sia, incapace di impegnare i propri neuroni in attività che riguardino la sola sua vita privata, dedicandosi spesso a rompere le uova nel paniere della malcapitata di turno.
Appena decidi di metterti a dieta, come già discusso in precedenza, diventi una sorta di critico culinario a cui tutti si sentono in dovere di far provare le proprie leccornie. Se sei abbastanza forte e motivato da dire di no, immancabilmente, fastidiosamente, la risposta che ti arriva è: “…solo un pezzettino, che ti fa???”
Qui scatta la viulenza.
Mentale ovviamente.
Anche se qualcuno qualche mozzico sul naso se lo meriterebbe proprio.
Io non voglio il tuo cibo. Quale concetto di “NO” non ti è chiaro?
Io sono composta di “assagginii”. Il mio grasso è una stratificazione litoide di degustazioni culinarie. Ogni lardello che mi compone è mattoncino Lego costituito da assaggini a dritta e manca, cucchiaiate, pezzettini…
E’ qui che l’obesità palesa il suo status di malattia.
Per una “persona normale”, senza patologie o fisime mentali a sfondo mangereccio, un assaggino sarebbe una cucchiaiata. Per me è la rottura di un argine mentale, una diga che è difficile ricostruire.
E così l’assaggino diventano due, tre, dieci, cento, mille.
E’ come mettere un ex alcoolista a fare il sommelier.
E poi subentra la sindrome del “tanto ormai”. Ho sgarrato? Sono ingrassata di nuovo? Ho mangiato troppo? Continuo a farlo, tanto ormai… E c’è ben poco di razionale in tutto ciò.
Se in una “persona normale” è il cervello che invia impulsi alla mano affinché prenda o lasci il cibo, nel mio caso lo stomaco sabota i neuroni, li spegne e muove la mano come… avete presente quelle macchinette piene di peluche in cui, con una pinza, cerchi di afferrare tutto l’afferrabile?
Ecco, avete capito.
 ‘ndo cojo, cojo. Il gergo romano, non sbaglia mani.
E un semplice, innocuo, imprevisto extra diventa un’orgia di cibo, un circolo vizioso che diventa sempre più difficile da rompere.
Riuscireste a far capire tutto ciò alla mano inconsapevolmente tentatrice che ti porge il cibo?
No. Io almeno non ci sono mai riuscita.
Quindi mi limito a rispondere con un tono perentorio, mostrando i denti e minacciando un’incazzatura imminente.

Che poi sarebbe tutto più semplice: 



domenica 7 aprile 2013

Scelte coraggiose


“Si sicura di volerlo fare?”
“Sì, prima o poi dovrò liberarmi da questo timore…”
“E se…se non andasse bene?”
“Credo di potermi fare abbastanza male. Pensi che non potrà andare?”
“Io credo che ce la puoi fare. .. ho un po’ di timore, non sappiamo quanto può reggere”
“Basta. Io vado. E che dio me la mandi buona”.
Aprì con decisione l’apparecchiatura, fece il primo passo. Poi un secondo. Teneva.

Ok, la scaletta mi regge. Eddaje!


mercoledì 30 gennaio 2013

Delicatezze

Quando...

  • che occhi belli che hai, quando sorridi diventano due fessure...come quelli di Bud Spencer!




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Quando....

  •  ho visto quest'immagine e ho pensato subito a te e ai tuoi allenamenti!



Quando....

Ma se cambiassi marito????

venerdì 18 gennaio 2013

Incontri del 3° tipo


Il parco era silenzioso. Complice il freddo e la pioggia, sul viottolo tra gli alberi c’era solo lei. Passeggiava con passo spedito, combattuta tra la voglia di tornarsene al caldo dell’ufficio e l’intenzione di portare a termine il programma di dimagrimento che si era prefissata.
Nell’aria si sentiva solo il crepitare leggero delle foglie e le folate insistenti del vento.
In piena solitudine, accennava sottovoce motivetti musicali che la memoria le suggeriva.
Quando ad un tratto…
SVIUMMM
Un rumore improvviso, un movimento lesto alle spalle, la paura di essere aggredita da un grassofilo in un posto così solitario. Si immaginò in una puntata speciale di Quarto Grado, in un ingrandimento della sua immagine a far da sfondo allo studio, mentre Salvo Sottile parlava della sua vita morigerata.
Nell’attimo in cui i peli, tutti, le si drizzarono sul corpo, la mentre produceva pensieri da cronaca nera e il cuore saltellava nel petto, un po’ per la fatica e un po’ per la strizza, si vide superare da una gazzella in leggins che muoveva i suoi 40kg sculettanti in una corsa campestre.
Di fronte alla sorpresa, un solo pensiero le si produsse:
“Che paura!...ma va a morì ‘ngrassata!”

venerdì 21 dicembre 2012

La profezia della Maya (la)


Riassunto delle puntate precedenti:
  • Lo scorso anno conosco il Dottor M: da subito mi ispira molta fiducia e mi conquista con la sua professionalità. Il sogno tramonta quando, dopo l’ennesima dieta mi propina dei pasti sostitutivi. Io li assumo ma accuso molti fastidi, probabilmente i bibitoni contenevano qualche sostanza mal sopportata dal mio corpo. Gli scrivo per dirglielo ma lui non mi risponderà mai (aveva sempre risposto alle e-mail precedenti), probabilmente avrà inciso la breve discussione avuta durante l’ultimo controllo in cui lamentai il mio disappunto sui tempi di attesa:  appuntamento alle 18,30 – inizio visita dopo le 21. Lui mi rispose piccato che voleva essere scrupoloso con tutti e io, con la massimissima educazione, giuro, dissi che era giusto che fosse scrupoloso ma che, essendo così, era una mancanza di rispetto fissare un appuntamento ogni mezz'ora. A me sembrava logico, a lui no.
  •  Adesso, aprendo la posta elettronica, trovo una sua email di auguri. Pensate che possa scrivergli: “grazie per gli auguri, ma attendo ancora risposta all’email del giorno xxx”. Che dite, glielo scrivo???
  • Finito quest’amore di natura prettamente sanitaria, comincia lo sfacelo. Alterno giorni di dieta rigorosissima a giorni di parcheggio. Dopo mesi, ho riassaporato le patatine. Come tutte le ciccione che si rispettino, a pancia satolla, mi sono dedicata a lunghe sessioni di pianto, lacrime di coccodrillo al 100%
  •  Attualmente vivo col terrore il Natale per due motivi: 1) il cibo; 2) lo sguardo degli altri. 
  •  Lo sguardo di disapprovazione degli altri, mi porta a fagocitarmi pure l’anima con conseguente aumento   di peso e maggiore attenzione altrui, la quale, l’avrete capito ormai, porta altro cibo, ecc. ecc. in un loop infinito da cui è difficile uscire
  •   Difficile ma non impossibile
  •  A gennaio mi metto a dieta ferrea, giuro
  •  No, non ridete, lo so che l’avete già sentita
  •   Il 2 gennaio comincerò la mia fase di essiccamento
  •   No, non sono i classici propositi di inizio anno, dico davvero
  •   Io ce la farò
  •  Devo farcela
  •  E non importa quante volte cadrò, mi rialzerò e andrò avanti
  •    Non mi farò fregare dal “tanto, ormai…”
  •  ….nel frattempo però, santa pazienza, se almeno riuscissi ad uscire dalla “sindrome della carestia annunciata”…

venerdì 23 novembre 2012

Piove sul bagnato


Oggi mi sono arrabbiata.
Tanto.
Ero in ufficio quindi non ho potuto  buttarmi sulla dispensa. Avrei potuto dare qualche morso a qualcuno ma avrei rischiato di morire avvelenata.
Quindi, visto che era ora di pranzo, sono uscita. Per camminare, giuro.
Ho iniziato, più che a passeggiare, a correre: testa bassa, mani ficcate rigidamente in tasta, sguardo torvo, capelli spettinati e quell’alone di incazzatura inconfondibile. Ho camminato così per mezz’ora fino a trovarmi di fronte la rosticceria.
Il primo impulso è stato quello di entrare e ordinare tutto l’ordinabile.
Poi mi sono vista nel riflesso della vetrina: sciatta, grassa, torva.
Avessi avuto qualche brufolo in faccia, sarei stato l’esempio perfetto della reietta sociale.
Mi sono vergognata. Tanto.
Ma non di me, sia chiaro.
Non mi vergogno del mio corpo, semmai della mia forza di volontà molle come uno stracchino squacquerato.
Mi sono vergognata di quello che gli altri avrebbero visto in me: una cicciona sciatta che svaligiava una rosticceria.
Io non voglio essere una cicciona sciatta che svaligia una rosticceria.
Cioè, svaligerei volentieri una rosticceria, ma non voglio essere una cicciona sciatta.
Cioè, io non sono una cicciona, io sono una persona che si porta dietro un bagaglio in più…beh, diciamo che ho un set di valigie al seguito…
Vabbè, insomma, ci siamo capiti.
Il desiderio di fiondarmi sul cibo, cresceva di secondo in secondo...
Mi rendo conto che il 99% dei miei stati d'animo (rabbia e noia, in primis) mi portano d'istinto a sfogarmi sul cibo, incrementando la cicciosità e quindi ulteriori paronie e quindi ulteriore bisogno di cibo. L'obesità  si autoalimenta, fagocita le emozioni e le espelle sottoforma di cumuli di grasso.

E comunque, no, non ho comprato niente!

Cuodiciccia-obesità  1-0

mercoledì 14 novembre 2012

Egoparanocentria


Vi capita mai di sentirvi osservati e fuori luogo?
A me capita soprattutto quando sono in un luogo aperto, come se, in una stanza, le mura coprissero anche il mio corpaccione. Quando sono in mezzo alla strada mi sento come un bersaglio al muro con le freccette che potrebbero spuntare da tutte le parti.

E mi pare che tutti mi guardino e pensino quanto sono grassa e come mi vesto male.
Poi lo so che la gente nemmeno mi vedo, essendo io l’emblema della banalità.
Certe volte mi chiedo se sono paranoica o egocentrica.
A voi la scelta.

venerdì 19 ottobre 2012

La finestra sul cortile



Il mio ufficio si trova in una zona commerciale in cui è possibile trovare negozi di ogni tipo.
La mia finestra si trova proprio al centro di un “triangolo delle Bermuda” formato da: pasticceria, rosticceria, gastronomia.
La mattina, quando arrivo a lavoro, c’è nell’aria un sapore vanigliato di ogni dolcezza da colazione. Sebbene eviti di passare di fronte la pasticceria, il profumo sublime mi entra nelle narici e si incolla allo stomaco, richiedendo attenzioni che, ahimè, non posso concedere.
Dopo le 10, comincia un’orchestra sinfonica di odori che vira dal fritto succulento all’odore di pollo arrosto, dal supplì alla lasagna, dal filetto di baccalà alla bistecca.
Se è vero che occhio non vede, cuore non duole, capitolo a parte va aperto per l’olfatto.
Signoriddio, che ti ho fatto di male?
Non puoi sottopormi ad effluvi di cornetti alla crema mentre mangio una galletta di polistirolo. 
Non è corretto.
Non puoi costringermi a sentire odore di fritto mentre mangio il pescetto scondito lesso. 
E’immorale.
Non puoi olezzare l’aria di lasagna mentre si strozzo col riso bollito sciapo. 
E’ sadico.

E daje!
Che t’ho fatto???

In attesa della risposta, chiudo la finestra e spruzzo un deodorante per ambienti.
Il pino silvestre mi salverà.

venerdì 12 ottobre 2012

E mo' so cavoli (a merenda)



Ero rimasta sola in ufficio.
Quella Cosa-secca che ho per collega era in malattia (= febbre strategica da weekend lungo).
Il capo si faceva amabilmente i cavoli suoi, chiamando ogni tanto per controllare che non fossi scappata.
Io mi sforzavo di restare concentrata nonostante il silenzio imperante. 
Una noia noiosa mi annoiava.
Io odio la noia, è la miccia migliore per la fame nervosa.
Decisi di farmi un caffè. Nero, lungo e amaro.
Mi avvicinai alla macchinetta e la vidi.
Lucida, nella bustina di plastica, mostrava di sé una morbidezza delle forme che ti strappava un desiderio forte di morderla. Il sottile strato di crema che trasbordava dal biscotto innescava una cascata di acquolina irresistibile…

No, non devo prenderla! VADE RETRO! No No No!!! Io sono forte!
Ho 32 anni, T R E N T A D U E fottutissimi anni, non mi farò fregare dalla prima merendina che vedo!
…
…

Tempo di resistenza: 5 minuti e 42 secondi.

martedì 9 ottobre 2012

Ritorno col botto (in tutti i sensi!)



Come dice il detto: “A volte ritornano”.
Eccomi, sì, sono tornata.
In questo mese e mezzo di assenza sono accadute molte cose che, pian piano racconterò. Comunque, vi anticipo che sono tornata grassa (ma questa non è una novità), con qualche complesso in più (ma anche qualcuno in meno) e con taaanta fame! Insomma, avremo di che parlare!
Rileggendo l’ultimo post che ho scritto, si parlava dell’ultima visita fatta dal Dottor M e della sostituzione di un pasto con dei bibitoni. Quando me li ha prescritti, disse che ci avrei perso proprio tanto!
E infatti, non mentiva, ci ho perso veramente tanto: tanti soldi e tanto tempo!
Credo che qualche componente del bibitone - uno dei pochi riconosciuti e controllati dalla sanità italiana (che, detta così, non so se sia una garanzia) – vada in conflitto con le mie trippe, pertanto, dopo ogni bevuta mi trovo con una panza gonfia di puzzette (e questo non è carino, soprattutto se si è in ufficio) e una fiatella tale da stendere un mammuth (non per altro, si sono estinti).
Qualcuno (ad esempio tutti quelli che mi circondano) mi ha suggerito di chiamare il dottore per parlargli dei nefandi effetti. Beh…questo è il complesso nuovo che mi è venuto: e se non mi credesse? E se pensasse che mi scofano di merendine e poi vado a rompergli le balle perché non perdo peso e ho un meteorismo tale che nemmeno Bud Spencer nei suoi film migliori???
Lo so che sono pippe mentali, sto cercando di smettere, abbiate pazienza!

lunedì 25 giugno 2012

Grassitudine

Certe volte mi rendo conto di essere talmente abituata all’idea di una me cicciona di far partire in automatico gesti e pensieri che, normalmente, non dovrei avere.
Sto prenotando il viaggio di nozze e, una delle tappe, forse, potrebbe essere Venezia: un classico dei classici ma, visto il cambio meteorologico disastroso degli ultimi anni, c’è il desiderio di vederla prima che sprofondi. Nel valutare l’escursione è stato per me automatico scartare il viaggio in gondola. Ripensandoci con più calma, successivamente, mi sono resa conto che in un nano secondo il mio cervello ha fatto una serie di associazioni mentali del tipo:

gondola

instabilità

passo falso

schiattamento

caduta in mare

paperissima


Si può entrare così tanto nell’abitudine da non vedere altra soluzione?

giovedì 7 giugno 2012

I soliti sospetti


Ho comprato finalmente le scarpe a dondolo. Dico ‘finalmente’ perché, visto il costo non proprio economico, ho aspettato un’offerta specialissima per potermene appropriare.
Indossarle, le prime 3 ore, è stato fantastico: un massaggio continuo sotto la pianta del piede, la rotondità della suola che ammortizzava ogni passo, come passeggiare sulle molle…



Poi, perché c’è sempre un poi, ho notato che il dondolio era sempre meno accentuato…Sicuramente sarà stato un effetto dell’abitudine, ma…diciamocelo chiaramente, il primo pensiero è stato: “Ho schiattato le scarpe!”
Seppur tenti di convincermi con mille scuse,  non riesco ad esimermi dal pensare di averle appiattite.

Triste destino, triste.

venerdì 25 maggio 2012

La salsiccia sulla piastra che scotta


Essere ciccioni significa tante cose tra cui:
-         pregiudizi da parte di chi guarda
-         mancata accettazione di sé
-         propositi e spropositi che si rincorrono continuamente.
Ci sono giorni in cui i tre fattori suddetti si mescolano rovinosamente nel nostro cuoricino di ciccia dando sfogo a quello che io definisco “il dominio della panza sulla ragione”.
Prendiamo un giorno a caso in cui vi siete svegliati già con l’umore incline alla depressione. Mettiamo che incontrate qualcuno che vi delizia con qualche sguardo eloquente o vi apostrofa con un raffinatissimo “a buzzicona!!!!” e mettiamo pure che quel giorno anche voi vi insulteresti da soli…succederà sicuramente che vi incamminiate faticosamente lungo una sottile linea d’ombra conradiana, a metà tra la voglia di digiuno e la voglia di mettere a ferro e fuoco il frigo.
A me succede spesso. Troppo spesso, direi.
Nei momenti in cui vedo cacca ovunque manco fossi uno stercorario ad un banchetto, il mio flusso di pensiero può riassumersi così: “Adesso basta! Non mangio più, non posso andare avanti così! Per attenuare la fame berrò l’acqua a piccoli sorsi, mi nutrirò di erba, muschi e licheni come le capre montane! Mai vista una capra montana grassa, giusto? E poi devo fare tanto movimento. Devo comprarmi una tuta, sono l’unico essere al monto così abulico verso il movimento da non avere manco una tuta, tutti i giorni devo andare a correre. Magari un giorno sì e uno no che devo pure riposare. Però se corro qualcosa devo mangiare, potrei buttarmi sulle proteine che fanno dimagrire e tonificano. Voglio diventare come Swartznegger, devo essere senza un filo di grasso. Però troppe proteine da sole fanno male, magari un giorno sì e uno posso mangiare la pasta, potrei lasciarmi un giorno a settimana per mangiare qualche porcheria, certo adesso viene il periodo dei compleanni, al limite se mangio troppo la sera  il giorno mi trattengo un po’, anche se non posso mangiare troppo poco altrimenti sul lavoro mi mangio i colleghi. Certo, ora un bel ghiacciolino ci starebbe proprio bene, però se mi prendo un gelato alla frutta potrei sostituire il pranzo. Il pistacchio è un frutto? Mi sa di no, allora facciamo le creme, con panna e nutella, certo, grazie. Forse è meglio che comincio domani che oggi è andata così. Però da domani dieta, giuro!”

mercoledì 25 aprile 2012

Festa della liberazione (dai chili di troppo?)


Tra 24 ore esatte ho la visita di controllo dal Dottor M con tanto di pesata ufficiale. 

Per non vanificare gli sforzi (poco sforzati, a dir la verità...) degli ultimi due mesi, oggi dovrei mangiare in maniera così parca (non porca!) da essere quasi in odore di santità...
Eppure...
...eppure, ogni volta che sono lì lì per arrivare, si attiva il tasto di autodistruzione. Oggi avrei voglia di mangiarmi il mondo. Tanta tanta voglia...
Che un virus intestinale mi salvi.