Visualizzazione post con etichetta cuore di ciccia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cuore di ciccia. Mostra tutti i post

sabato 23 agosto 2014

Annunciazione

Nell’assenza delle settimane scorse, non ho più comunicato una grandissima novità che avevo pre-annunciato nei mesi scorsi e per cui attendevo conferma: la mia panza, sfoggiata per anni inutilmente, ha trovato finalmente uno scopo: contenere un cuoricino che batte!
Per ora tanta emozione, tanta paura… e tanti pregiudizi!

Ho visto e sentito cose che voi magre non potere immaginare… sono qui per raccontarvelo! Aspettatemi!

venerdì 8 agosto 2014

Chi non dimagrisce, si rivede!

Ritorno dopo un lungo periodo di latitanza: chiedo perdono a tutti quelli che mi seguivano costantemente.
Negli ultimi mesi sono cambiate diverse cose che mi hanno “rubato” un po’ di tempo.
Ve le racconterò nei giorni a venire, diciamo che in primis ha inciso il lavoro.
 Il
licenziamento imminente è diventato un part time, molto “part” a livello di stipendio e poco “time” a livello di riduzione dell’orario: in pratica la stessa mole di cose da fare in un tempo ridotto con un deciso taglio dello stipendio. ..ma poco è meglio di niente, no?
Questo, sebbene mi abbia “regalato” un pochino  di tempo in più, mi ha reso anche più stanca e appannata, tanto che appena  finito di lavorare, l’ultimo pensiero era destinato al pc e alla scrittura. Chiedo venia.
Adesso finalmente sono arrivate le ferie, ho davanti a me giorni pieni di sole (se la pioggia lo consente), pieni d’amore e di relax!
Quest’anno poche paranoie per la prova costume tipica dell’estate. Mi sto preparando direttamente per la prova costume di carnevale! Ho un costume alla moira orfei con tendone da circo annesso che mi sta una favola!
Quindi via di sfoggio di rotoloni, ciccette e braccione: con tutto quest’equipaggiamento non temo di non riuscire a restare a galla! Si parte per la spiaggia piena di buone intenzioni, le stesse di sempre: panza all’aria sull’asciugamano a due piazze nel tentativo di perdere il color verde acido della mia “abbronzatura invernale”, bere tanto e di più nel tentativo di liquefare strati cellulitici di storica memoria,  lunghe passeggiate in riva al mare nella speranza di perdere qualche chilo per strada… a ben pensarci chissà perché finisco sempre per scambiare l’acqua di mare con l’acqua di Lourdes!
Vabbè, tentar non nuoce!
Io ci sono. E voi?

domenica 9 febbraio 2014

Pulizie di PrimaVera

Oggi ho aperto l’armadio.
Di solito - mi confesso senza pudore, lo sapete - pigra e disordinata fin nel DNA che immagino come una serie di pallette colorate poste in maniera disordinata e caotica su due nastri virtuali, tengo quei 4 vestiti che mi entrano su una sedia in camera.

L’armadio è per me solo un grande contenitore pieno di cose comprate sulla fiducia che “forse, un giorno” mi entreranno e indosserò. Non si dica mai che non sono una tipa speranzosa.
L’armadio è in camera da letto. Ogni giorno ci incrociamo, ci scambiamo un saluto frettoloso con un cenno del capo (per la precisione lui sbatte leggermente un’anta) e poi ognuno alla sua giornata. Io dietro le scartoffie del lavoro e lui, boh, passerà il tempo a contare gli acari…
Stamane, non so cosa mi fosse preso, mi sono fermata a guardarlo.
Alto e longilineo, si imponeva sulla stanza. Con gli occhi di specchio splendente rifletteva una forma che, asseriva, apparteneva a me.
Guardavo quell’immagine e non mi riconoscevo: i capelli arrufati da “è domenica e non mi va nemmeno di pettinarmi”, il pigiamone in pile sformato su un corpo ancor più sgualcito del tipo “è domenica e mi vesto un po’ alla membro di segugio”, le ciabattone e i calzettoni a righe del tipo “voglio sedurti!”.
“Specchio! Specchio delle mie brame, quand’è che sono diventata la nonna del reame???”
L’armadio ha sorriso beffardo sotto baffi di polvere e mi ha detto: “Vada per l’aspetto discutibile ma non venirmi a dire che ti aspetti davvero che lo specchio ti risponda!”
“Tu mi rispondi! Perché lo specchio non dovrebbe?”
“Io sono una voce nella tua testa e c’è un bel po’ di confusione qua dentro, sarà il caso di fare un po’ di ordine?”
E sia!
Ho aperto l’armadio che era più semplice che aprirmi la testa. Ho buttato all’aria tutto quello che c’era!
Miracolo dei miracoli ho trovato degli abiti che riuscivo ad indossare!
In altri entravo insacchettata come una mortadellona ma … ci entravo!
La cosa più bella ed emozionante è stato riempire una bustona di abiti che … mi andavano troppo grandi!
Ho pensato a quanto tempo ho tenuto quelle ante chiuse mentre il mio corpo lentissimamente mutava e si riduceva, di millimetro in millimetro, di grammo in grammo, fino ad entrare in abiti che la mia testa aveva destinato al cassetto del “chissà, forse un giorno…”
Quante cose abbiamo destinato a quel cassetto? Non parlo solo di vestiti, mi riferisco ai sogni, alle asprirazioni, ai desideri che abbiamo sempre inteso irraggiungibili. Voglio aprire tutte le porte, tirare fuori i sogni impolverati, le aspirazioni ammuffite. Diamo aria ai desideri!

Nei cassetti, da oggi in poi, voglio tenere solo i mutandoni della nonna. I sogni voglio mettermeli negli occhi!
Immagine presa da qui: http://massimocavezzali.blogspot.it/2012/04/cavezzali-il-cuore-nel-cassetto.html
Dedicato ad Arianna :-)

martedì 15 ottobre 2013

L'Oltre e l'Altro



Ai piedi porto il n.40. Oscillo di un numero in più o meno a seconda del grado di cicciosità del momento.
I miei piedi sono due caciotte. Abituata a scarpe comode e larghe, ogni minimo tentativo di ingentilirmi con l’uso di scarpe da donna con la suola stretta e un po’ di tacco, è una sofferenza.
Le caviglie sono grosse.
Da bambina, qualcuno mi diceva che le mie caviglie ricordavano quelle dei cavalli francesi. Da grande non ho voluto smentire la cosa.
I miei polpacci sono un’enorme pagnotta di ciccia.
Le ginocchia sono così grandi da formare un unico tronco con tutto il resto della gamba.
I fianchi sono ampi e accoglienti. La pancia morbidissima e pendula è un ottimo antistress per chi volesse provare a massaggiarla.
Il pube, anch’esso ciccione, è un monte morbido e carnoso.
Le tette sono enormi. Troppo grandi anche se fossi stata magra.
Le braccia, per non smentirmi, sono grasse. Mio cugino, da bambina, mi chiamava Hulk Hogan per sottolineare lo spessore non indifferente del braccio, pur non essendo muscoloso.
Le dita sono mutevoli e la fede che porto al dito me lo ricorda: il giorno del matrimonio, complice l’afa, le dita erano salsicciotti da grigliare a cui la fede andava stretta; oggi che è fresco e le dita sono di dimensioni normali, la fede scivola pericolosamente via.
Il viso è tondo.
Complice qualche chilo perso, ho perso due dei sottomenti che avevo. Ora ne resta uno solo.
Sui lati del volto si nota un accenno di curvatura sotto gli occhi: se fossi magra avrei gli zigomi ben definiti.
Gli occhi spariscono un po’ dietro le occhiaie onnipresenti ma sarebbero pronti a saltar fuori se riuscissi a perdere per strada un altro po’ di peso.
I capelli sono liscissimi, castani e molto sottili.
Per un’ironia del destino, sono l’unica cosa sottile che ho.
Così come la pelle è l’unica cosa secca che c’è nel mio corpo.
Ho poca cura nel vestire e nel trucco. Combatto con risultati alterni gli effetti dell’irsutismo.
Eppure…
Eppure, nonostante il disprezzo di molti e, in primis, il disprezzo che io stessa ho provato per questo mio enorme corpo, ho imparato ad accettarmi.
E soprattutto, amore mio, tu hai saputo amarmi.
Grazie.

lunedì 16 settembre 2013

Le parole che non ti ho detto...


Quante volte ho avuto sulle labbra una risposta di questo tipo...
Nulla da aggiungere se non tanti complimenti agli autori della vignetta: Sketch & Breakfast!

martedì 10 settembre 2013

Correva l'anno...



Questi ultimi giorni sono stati emotivamente complessi e instabili. Ciò mi ha condotto nel turbinio della rimembranza dolorosa ma, sorpresa!, mi ha tenuto lontano dalla porta del frigo.
Uno dei primi ricordi più intensi della mia cicciosità si svolge attorno agli anni ’92 – ’93. Stavo per fare la Cresima e ci credevo veramente. Quando il prete mi disse che sarei divenuta soldato di Cristo, per giorni mi sognai in tuta mimetica pronta a difendere le porte della chiesetta di campagna in cui facevo catechismo. A quei tempi mi buttavo ciecamente nelle cose in cui credevo e amavo adornarle con trovate strambe e a dir poco fantasiose…ma di questo vi parlerò un’altra volta che è meglio.
Mentre nel giorno della comunione era abitudine che tutte le bambine vestissero con un abito bianco, il giorno della cresima era libero e ognuno poteva dar sfogo alla propria fantasia e personalità. Con le altre ragazze parlavamo spesso di come ci saremmo vestite per questo giorno così importante, un’emozione e una preparazione che manco una modella prima di una sfilata! Tutte avevano deciso per una gonna, chi per un colore, chi per altro, tutte avevano già nell’armadio il vestito per l’occasione!
Mancavo solo io! Rompevo le ovaie di mia madre chiedendo quando saremmo andate a comprare il mio vestito che, fantasiosamente, volevo con la gonna, pieno di ammennicoli, coloratissimo, fighissimo, sfogliavo continuamente il catalogo dell’allora celeberrimo Postalmarket, scegliendo abiti che, col sennò di poi, mai avrei potuto indossare ma che, nella mia mente, avevano il potere di rendermi uguale uguale alla modella che li indossava. Non capivo, nella mia ingenuità da frolloccona, le titubanze di mia madre…
Infine venne il giorno in cui l’acquisto dell’abito non poté più essere prorogato. Andammo nella boutique più figa del paese e io cominciai a guardarmi attorno piena di illusioni mentre mia madre confabulava con la commessa. Quest’ultima, non lo dimenticherò mai, aveva una faccia becera e scocciata tipica di tutte le commesse che sanno già di stare perdendo tempo.
Con molta riluttanza cominciò a tirar fuori dei completi che mia nonna in confronto veste all’ultima moda. Io non volevo nemmeno provarli, era la mia Cresima, mica la festa della Befana! Mia madre cominciò a spazientirsi e mi tirò addosso quello sguardo che faceva più male di quando mi lanciava le ciabatte in giro per casa! Riluttante, accettai di provarli.
Nessuno, e ripeto nessuno, mi entrò. “Meno male” pensai ma compresi lo sconforto di mia madre: in quel negozio non c’era niente per me, probabilmente anche le sciarpe mi sarebbero andate strette.
Il giorno dopo tentai al mercato. Lo girammo in lungo e in largo. In una bancarella trovammo un completo da signora, nero come la pece “perché sfina”, niente gonna ma solo degli svolazzantissimi pantaloni a cui dovettero fare mezzo metro di orlo in quanto destinato a donna adulta di dubbio gusto sulla moda e non ad una disperata preadolescente eccessivamente esuberante dal punto di vista fisico. Sopra riuscii a trovare una camicia. Con le spalline tipo giocatore di rugby, non proprio un indumento per la mia età, diciamolo.
…e ora non stupitevi se nella foto di gruppo della Cresima, in un turbinio di gonne coloratissime svolazzanti e sorrisi aperti, potere trovare un’immusonita ragazzina vestita da signora che guarda becera l’obiettivo…Ogni cosa ha il suo perché!

martedì 2 luglio 2013

Traumi infantili

Nella mia infanzia da cicciona avevo un incubo ricorrente: le diete e i consigli dietologici.
Attorno a me era un fiorire di esperti pronti a dare consigli, i più strampalati possibili, al fine di privare il mio corpo di una morbidosità che, incurante di certe pirle di saggezza, mi avrebbe accompagnato per i decenni a venire.
Ognuno aveva una sua teoria, un suo rimedio.
E mia madre me li ha fatti provare tutti.
Tutti.
Un vero incubo.
Incubo che persiste anche oggi ma con caratteristiche decisamente ben diverse.
Quando ero bambina per me era un incubo – lo so, l’ho già detto, ma era per far capire il livello di incubosità – repetita iuvant. Era come se avessi rubato e tutti mi ricordassero ogni volta il mio reato. Appena sentivo che il discorso cominciava a virare su dieta, alimentazione o, peggio, attività fisica, cominciavo a sentirmi male e pregavo, pregavo, pregavo che accadesse qualcosa che distogliesse gli astanti da quegli infausti argomenti di conversazione.
Capitemi: ero una bambina brufolosa, con la forfora, gli occhiali, cicciona e timidissima. Insomma, ero riuscita a non farmi mancare niente. E, chissà perché, vivevo uno stato depressivo della portata di un Leopardi de noantri.
In quel periodo andavano di moda le trasmissioni per rimettersi in forma. Quando ero a casa e la tv era ancora senza telecomando, ero solita incastrare uno stuzzicadenti spezzato nel tasto di cambio canale al fine di eliminare dalla mia vista il famigerato “Più sani, più belli” della Lambertucci (si legga con la stessa voce con cui Fantozzi parlerebbe della corazzata Potemkin).
Quanto ho odiato quella donna e quel programma… Era il materializzarsi del mio incubo a scala nazionale! Io l’avevo ribattezzata segretamente Rosanna La Bertuccia e boicottavo continuamente il suo programma. Ancora oggi, quando mi capita per caso sotto gli occhi, mi si accapponisce la pelle al ricordo del trauma subito.
Mi scuso pubblicamente con lei, so che non è colpa sua se ho subito i suoi insegnamenti attraverso la voce di mia madre e i suoi continui:
“Hai sentito che ha detto?”
“Hai capito che devi fare?”
“Devi bere il the verde!”
“L’ananas scioglie i grassi!”
E su quest’ultima pillola di salute avrei di che ridire.
Ho mangiato tanta di quell’ananas in vita mia, nella speranza che mi liquefacesse, che sono diventata socia dell’Uomo del Monte…

… per poi scoprire che, a me, il fruttosio fa solo ingrassare!

venerdì 12 ottobre 2012

E mo' so cavoli (a merenda)



Ero rimasta sola in ufficio.
Quella Cosa-secca che ho per collega era in malattia (= febbre strategica da weekend lungo).
Il capo si faceva amabilmente i cavoli suoi, chiamando ogni tanto per controllare che non fossi scappata.
Io mi sforzavo di restare concentrata nonostante il silenzio imperante. 
Una noia noiosa mi annoiava.
Io odio la noia, è la miccia migliore per la fame nervosa.
Decisi di farmi un caffè. Nero, lungo e amaro.
Mi avvicinai alla macchinetta e la vidi.
Lucida, nella bustina di plastica, mostrava di sé una morbidezza delle forme che ti strappava un desiderio forte di morderla. Il sottile strato di crema che trasbordava dal biscotto innescava una cascata di acquolina irresistibile…

No, non devo prenderla! VADE RETRO! No No No!!! Io sono forte!
Ho 32 anni, T R E N T A D U E fottutissimi anni, non mi farò fregare dalla prima merendina che vedo!
…
…

Tempo di resistenza: 5 minuti e 42 secondi.

lunedì 25 giugno 2012

Grassitudine

Certe volte mi rendo conto di essere talmente abituata all’idea di una me cicciona di far partire in automatico gesti e pensieri che, normalmente, non dovrei avere.
Sto prenotando il viaggio di nozze e, una delle tappe, forse, potrebbe essere Venezia: un classico dei classici ma, visto il cambio meteorologico disastroso degli ultimi anni, c’è il desiderio di vederla prima che sprofondi. Nel valutare l’escursione è stato per me automatico scartare il viaggio in gondola. Ripensandoci con più calma, successivamente, mi sono resa conto che in un nano secondo il mio cervello ha fatto una serie di associazioni mentali del tipo:

gondola

instabilità

passo falso

schiattamento

caduta in mare

paperissima


Si può entrare così tanto nell’abitudine da non vedere altra soluzione?

venerdì 25 maggio 2012

La salsiccia sulla piastra che scotta


Essere ciccioni significa tante cose tra cui:
-         pregiudizi da parte di chi guarda
-         mancata accettazione di sé
-         propositi e spropositi che si rincorrono continuamente.
Ci sono giorni in cui i tre fattori suddetti si mescolano rovinosamente nel nostro cuoricino di ciccia dando sfogo a quello che io definisco “il dominio della panza sulla ragione”.
Prendiamo un giorno a caso in cui vi siete svegliati già con l’umore incline alla depressione. Mettiamo che incontrate qualcuno che vi delizia con qualche sguardo eloquente o vi apostrofa con un raffinatissimo “a buzzicona!!!!” e mettiamo pure che quel giorno anche voi vi insulteresti da soli…succederà sicuramente che vi incamminiate faticosamente lungo una sottile linea d’ombra conradiana, a metà tra la voglia di digiuno e la voglia di mettere a ferro e fuoco il frigo.
A me succede spesso. Troppo spesso, direi.
Nei momenti in cui vedo cacca ovunque manco fossi uno stercorario ad un banchetto, il mio flusso di pensiero può riassumersi così: “Adesso basta! Non mangio più, non posso andare avanti così! Per attenuare la fame berrò l’acqua a piccoli sorsi, mi nutrirò di erba, muschi e licheni come le capre montane! Mai vista una capra montana grassa, giusto? E poi devo fare tanto movimento. Devo comprarmi una tuta, sono l’unico essere al monto così abulico verso il movimento da non avere manco una tuta, tutti i giorni devo andare a correre. Magari un giorno sì e uno no che devo pure riposare. Però se corro qualcosa devo mangiare, potrei buttarmi sulle proteine che fanno dimagrire e tonificano. Voglio diventare come Swartznegger, devo essere senza un filo di grasso. Però troppe proteine da sole fanno male, magari un giorno sì e uno posso mangiare la pasta, potrei lasciarmi un giorno a settimana per mangiare qualche porcheria, certo adesso viene il periodo dei compleanni, al limite se mangio troppo la sera  il giorno mi trattengo un po’, anche se non posso mangiare troppo poco altrimenti sul lavoro mi mangio i colleghi. Certo, ora un bel ghiacciolino ci starebbe proprio bene, però se mi prendo un gelato alla frutta potrei sostituire il pranzo. Il pistacchio è un frutto? Mi sa di no, allora facciamo le creme, con panna e nutella, certo, grazie. Forse è meglio che comincio domani che oggi è andata così. Però da domani dieta, giuro!”

martedì 15 maggio 2012

Dagli amici mi guardi Iddio, che dai ciccioni mi guardo io


Non sono sparita. Il mio pc, che dio l’abbia in gloria, mi ha abbandonato una serata di questa primavera indecisa mentre, fiduciosa, mi apprestavo a metterci su le mie delicate zampette.
La visita col Dottor M è andata discretamente. Ho perso ben 3 kg di puro lardo di Colonnata, devoluti in beneficenza ad una fabbrica di mortadelle. Il Dottor M si aspettava un risultato migliore ma, signor iddio, caro dottore, qui c’è da festeggiare finché la bilancia scende, foss’anche per un solo misero etto e poco più! Chi non combatte con la bilancia non sa e non capisce cosa vuol dire perdere peso in tempi pressoché biblici e riprendere chili con tanto di interesse in spazi temporali così infinitesimali da essere quasi nulli. Per chi, come me, più che la sindrome dello yo-yo, ha un andamento ponderale simile all’oscillazione di un pendolo, il fatto che la bilancia scenda da qualche mese a questa parte è motivo di tripudio e festeggiamento.
Il commento del medico mi ha fatto venire in mente una cosa spiacevole che ultimamente noto con maggiore frequenza: il rifiuto degli obesi da parte degli ex obesi. Spesso, e con questo non voglio generalizzare, il ciccione che ce la fa prova un fastidio enorme in presenta di un obeso. Vuoi per il ricordo della sofferenza passata, vuoi per le prese in giro ricevute, vuoi per una mera legge del contrappasso, mi è capito troppo sovente che un novello pesoforma mi guardasse dall’alto in basso nemmeno fossi la merdina appena pestata di un chihuahua stititico.
Risale a qualche giorno fa il mio incontro con Divinotelma, una persona con cui ho condiviso un lungo percorso di cicce, delusioni, risate e scorpacciate. In un modo e nell’altro, ha trovato un suo percorso ed è riuscito a lasciare per strada una trentina di chili. Percorso che io non ho condiviso e che, così ho avvertito e sento tuttora, mi ha penalizzato nel rapporto con lui. E’ un po’ come se l’amicizia si fosse sciolta un chilo dopo l’altro…questo è tanto tangibile quanto i suoi sguardi sui miei lardelli, con l’occhio che pesa e misura i volumi…
Non c’è nulla che ferisce di più come l’occhio che scruta le cicce…
Soprattutto se l’occhio appartiene ad un amico, incide come un coltello sul burro 
(o sul lardo, per essere più precisi).
Un giorno ti raggiungerò anch’io. E senza compromessi.

mercoledì 25 aprile 2012

Festa della liberazione (dai chili di troppo?)


Tra 24 ore esatte ho la visita di controllo dal Dottor M con tanto di pesata ufficiale. 

Per non vanificare gli sforzi (poco sforzati, a dir la verità...) degli ultimi due mesi, oggi dovrei mangiare in maniera così parca (non porca!) da essere quasi in odore di santità...
Eppure...
...eppure, ogni volta che sono lì lì per arrivare, si attiva il tasto di autodistruzione. Oggi avrei voglia di mangiarmi il mondo. Tanta tanta voglia...
Che un virus intestinale mi salvi.

domenica 25 marzo 2012

Crisi vestiaria

Commessa: "Non abbiamo niente per lei quiiiii!!!
Solo un vero cuorediciccia conosce il dramma esistenziale derivante dalla morte gloriosa di un pantalone, deceduto con onore nell’adempimento del proprio dovere.  Oggi si celebra il commiato dal mio unico paio di pantaloni neri, adatto a tutte le stagioni, perito improvvisamente in  una calda giornata di fine marzo. Dopo due anni di utilizzo, quasi quotidiano, era così liso tra le cosce da rendere quasi le trasparenze di un velo. Poi un giorno ho avvertito un’improvvisa frescura nelle parti intime e ho capito: era andato. Definitivamente.
Nulla consuma un tessuto come l’effetto sfregamento dei coscioni ciccioni. Se le mie cosce fossero rivestite di zolfo  prederei fuoco in due passi.
Adesso mi ritrovo disperata.  Mentre cingo tra le braccia il corpo martoriato dei pantaloni, piango disperatamente sull’effetto collaterale: la ricerca di un nuovo paio! Ne vedremo delle belle…
Commessa nun te temo.

domenica 11 marzo 2012

L'Amore si fa largo

Solo un vero cuor di ciccia sa cosa significa doversi preparare psicologicamente ad entrare in un negozio in cerca di un abito da cerimonia. 
Soprattutto se la cerimonia è un matrimonio.
Soprattutto se il matrimonio è il vostro!
Era un sabato buio e tempestoso. In realtà c’era sole e faceva così caldo che mi sudavano le ciccette ma l’effetto dramma esistenziale mi faceva sentire in modalità brughiera.
Ero accompagnata da mia madre che erano già mesi che ripeteva il mantra “sei troppo grassa, devi dimagrire, non ti starà ma bene nulla, dovrai accontentarti e blablablablablabla”.
A volte penso che se avessi un verrucone gigante proprio sulla punta del naso, mia madre probabilmente non se ne accorgerebbe. Ma la panza, quella no, proprio non riesce a passarci su. E’ il suo cruccio vitale, oltre che il mio visto che, oltre a sorbirmi la panza, devo sorbirmi anche lei.
Entrata nell’atelier, la sua prima domanda alla commessa è stata: “Ci sono problemi visto che lei è un po’ così…”
Così come, mamma? Cicciottina? Grassottella? in carne? O vogliamo dire: con le ossa grandi???
Perdonatela, non è cattiva, è che la disegnano così. Fatto sta che scelse un diplomatico “grossa”.
La commessa non espresse alcun problema e lei si tranquillizzò un pochino.
Nello spogliarmi per la prova del vestito, il suo sguardo di disapprovazione cercava di coprirmi ogni rotolone. Nei giorni addietro non aveva fatto altro che dirmi: “comprati una guaina, un body, uno scafandro contenitivo” insomma, qualsiasi cosa potesse appiattirmi. Io, beffarda, mi sono presentata con un paio di slip di cotone sbrindellati e reggiseno. Diciamocelo onestamente: a che servono le bardature contenitive??? Forse possono appiattire qualcosa o garantire un effetto placebo psicologico ma se porti una 56 non diventerai mai una 42! E poi vogliamo mettere l’effetto trasbordanza appena cerchiamo di toglierci lo scafandro??? I rotoli vengono fuori sbrodolosi all’improvviso…lo stesso effetto di un morso ad un cornetto farcito di crema!
Fatto sta che, nonostante i suoi timori, non solo sono riuscita a trovare l’abito che mi piace ma è stato anche solo il secondo provato! Non starò qui a sottolineare di quando sono rimasta incastrata nell’abito che non riuscivo più a sfilare perché non andava più né sotto né sopra. A mia difesa posso dire che la colpa non era delle trippe, ma delle tettone spaziali che mi ritrovo. Non dimenticherò mai l'urlo della sarta: "Oddio, mi si è incastrata la sposa!"
La cosa più bella è stata quando, insaccata nell’abito, con il velo in testa, sono salita sulla passerella. 
A scanso di scaramanzie, era presente il mio magro ed alto futuro marito che, alla vista di quest’enorme meringa gigante di tulle e pizzo, ha esclamato:
“Sei bellissima!”
Eh, l’amore rende ciechi! Per fortuna!

mercoledì 22 febbraio 2012

Mission Impossible!


 Eh…pensavate che il Dottor M mi avesse chiuso in uno stanzino nutrendomi a pane ed acqua (ma senza pane che fa ingrassare) in modo da costringermi ad un dimagrimento coatto?!?!?!
Invece no! Giro ancora baldanzosamente per la città sfoggiando le mie ciccette intrepide! Motivi di lavoro mi hanno tenuto lontano da questi schermi ma ora sono tornata in tutto il mio trionfo lipidico! La visita non è andata bene. Il dottore, seppur bonariamente, mi ha rimproverato per i bagordi natalizi. Seppur abbia perso quanto acquistato durante le festività, mi sono lasciata andare alla compulsione mangereccia. E non si fa.
Come ha avuto modo di osservare, non prendo seriamente la mia condizione. Io, che da sempre combatto contro i pregiudizi legati alla ciccia, sono la prima vittima e carnefice di me stessa. Se considerassi la mia condizione simile ad una patologia, probabilmente sarei più ligia alle sue prescrizioni. Sicuramente se fossi diabetica non sfonderei la vetrina di una pasticceria per ingozzarmi…quindi, perché farlo da obesa? Non è forse l’obesità una malattia?
Devo imparare ad amare questo grande corpo e a curarlo come meriterebbe. Al prossimo controllo mancano 10 settimane, fino ad allora il comandamento è solo uno: 

martedì 14 febbraio 2012

Il peso delle ciapet

Tra meno di due ore sarò dal Dottor M per la visita di controllo.
Rispetto a due mesi fa, la bilancia è ferma. O meglio, sono ingrassata dopo Natale e sono ridimagrita nel mese a seguire. In pratica, tra alti e bassi, risultato nullo.
Che mi dirà?
Mi umilierà?
....
E se mi tagliassi una fetta di culo, riuscirei a perdere qualcosa entro le prossime due ore?
Intanto mi affido al sacro potere della diuresi...