Oggi ho aperto l’armadio.
Di solito - mi confesso senza pudore, lo sapete - pigra e
disordinata fin nel DNA che immagino come una serie di pallette colorate poste
in maniera disordinata e caotica su due nastri virtuali, tengo quei 4 vestiti
che mi entrano su una sedia in camera.
L’armadio è per me solo un grande contenitore pieno di cose
comprate sulla fiducia che “forse, un giorno” mi entreranno e indosserò. Non si
dica mai che non sono una tipa speranzosa.
L’armadio è in camera da letto. Ogni giorno ci incrociamo,
ci scambiamo un saluto frettoloso con un cenno del capo (per la precisione lui
sbatte leggermente un’anta) e poi ognuno alla sua giornata. Io dietro le
scartoffie del lavoro e lui, boh, passerà il tempo a contare gli acari…
Stamane, non so cosa mi fosse preso, mi sono fermata a
guardarlo.
Alto e longilineo, si imponeva sulla stanza. Con gli occhi
di specchio splendente rifletteva una forma che, asseriva, apparteneva a me.
Guardavo quell’immagine e non mi riconoscevo: i capelli
arrufati da “è domenica e non mi va nemmeno di pettinarmi”, il pigiamone in
pile sformato su un corpo ancor più sgualcito del tipo “è domenica e mi vesto
un po’ alla membro di segugio”, le ciabattone e i calzettoni a righe del
tipo “voglio sedurti!”.
“Specchio! Specchio delle mie brame, quand’è che sono
diventata la nonna del reame???”
L’armadio ha sorriso beffardo sotto baffi di polvere e mi ha
detto: “Vada per l’aspetto discutibile ma non venirmi a dire che ti aspetti davvero
che lo specchio ti risponda!”
“Tu mi rispondi! Perché lo specchio non dovrebbe?”
“Io sono una voce nella tua testa e c’è un bel po’ di
confusione qua dentro, sarà il caso di fare un po’ di ordine?”
E sia!
Ho aperto l’armadio che era più semplice che aprirmi la
testa. Ho buttato all’aria tutto quello che c’era!
Miracolo dei miracoli ho trovato degli abiti che riuscivo ad
indossare!
In altri entravo insacchettata come una mortadellona ma … ci
entravo!
La cosa più bella ed emozionante è stato riempire una
bustona di abiti che … mi andavano troppo grandi!
Ho pensato a quanto tempo ho tenuto quelle ante chiuse
mentre il mio corpo lentissimamente mutava e si riduceva, di millimetro in
millimetro, di grammo in grammo, fino ad entrare in abiti che la mia testa
aveva destinato al cassetto del “chissà, forse un giorno…”
Quante cose abbiamo destinato a quel cassetto? Non parlo
solo di vestiti, mi riferisco ai sogni, alle asprirazioni, ai desideri che
abbiamo sempre inteso irraggiungibili. Voglio aprire tutte le porte, tirare
fuori i sogni impolverati, le aspirazioni ammuffite. Diamo aria ai desideri!
Nei cassetti, da oggi in poi, voglio tenere solo i mutandoni
della nonna. I sogni voglio mettermeli negli occhi!
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Immagine presa da qui: http://massimocavezzali.blogspot.it/2012/04/cavezzali-il-cuore-nel-cassetto.html
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Dedicato ad Arianna :-)