“…e dai, assaggiane un pezzettino!”
“NO”
“…e dai, cosa vuoi che ti faccia una cucchiaiata!”
“NO”
“…e dai, ma proprio oggi dovevi stare a dieta?”
“NO …cioè, Sì! ma un padellata di cavoletti tuoi non te la
fai mai???”
Quando decidi di dare una svolta alla tua vita, il MALE assume
spesso le sembianze di un amico, di un conoscente o di un parente che sia,
incapace di impegnare i propri neuroni in attività che riguardino la sola sua
vita privata, dedicandosi spesso a rompere le uova nel paniere della
malcapitata di turno.
Appena decidi di metterti a dieta, come già discusso in
precedenza, diventi una sorta di critico culinario a cui tutti si sentono in
dovere di far provare le proprie leccornie. Se sei abbastanza forte e motivato
da dire di no, immancabilmente, fastidiosamente, la risposta che ti arriva è: “…solo
un pezzettino, che ti fa???”
Qui scatta la viulenza.
Mentale ovviamente.
Anche se qualcuno qualche mozzico sul naso se lo meriterebbe
proprio.
Io non voglio il tuo cibo. Quale concetto di “NO” non ti è
chiaro?
Io sono composta di “assagginii”. Il mio grasso è una
stratificazione litoide di degustazioni culinarie. Ogni lardello che mi compone
è mattoncino Lego costituito da assaggini a dritta e manca, cucchiaiate,
pezzettini…
E’ qui che l’obesità palesa il suo status di malattia.
Per una “persona normale”, senza patologie o fisime mentali
a sfondo mangereccio, un assaggino sarebbe una cucchiaiata. Per me è la rottura
di un argine mentale, una diga che è difficile ricostruire.
E così l’assaggino diventano due, tre, dieci, cento, mille.
E’ come mettere un ex alcoolista a fare il sommelier.
E poi subentra la sindrome del “tanto ormai”. Ho sgarrato? Sono
ingrassata di nuovo? Ho mangiato troppo? Continuo a farlo, tanto ormai… E c’è
ben poco di razionale in tutto ciò.
Se in una “persona normale” è il cervello che invia impulsi
alla mano affinché prenda o lasci il cibo, nel mio caso lo stomaco sabota i
neuroni, li spegne e muove la mano come… avete presente quelle macchinette
piene di peluche in cui, con una pinza, cerchi di afferrare tutto l’afferrabile?

Ecco, avete capito.
‘ndo cojo, cojo. Il
gergo romano, non sbaglia mani.
E un semplice, innocuo, imprevisto extra diventa un’orgia di
cibo, un circolo vizioso che diventa sempre più difficile da rompere.
Riuscireste a far capire tutto ciò alla mano
inconsapevolmente tentatrice che ti porge il cibo?
No. Io almeno non ci sono mai riuscita.
Quindi mi limito a rispondere con un tono perentorio,
mostrando i denti e minacciando un’incazzatura imminente.
Che poi sarebbe tutto più semplice: