Riccomi qui.
Chiedo scusa a chi mi ha cercato qui e su facebook ma negli
ultimi giorni un tifone ha investito ogni comparto della mia vita.
Da mesi l’impresa per cui lavoro è in crisi. Da qualche
giorno il capo ha deciso di chiudere.
Non starò qui a sottolineare in che condizione ho affrontato
questi giorni, combattuta tra il mio malessere personale dovuto alla perdita
del lavoro imminente e il malessere del mio titolare per il fallimento dell’impresa
paterna. Ci sono stati giorni in cui ha pianto e l’ho sostenuto, giorni in cui
ce l’ha avuta con me perché preso dalla sindrome del “tutti mi rubano”, giorni
in cui ha urlato, si è disperato, battuto la testa al muro e imprecato. Io sono
rimasta silenziosa al suo fianco mentre un tumulto di emozioni mi rivoltavano
lo stomaco.
Oggi ci sono io. Un
lavoro che tra qualche mese non sarà più. Un mutuo che sarà ancora per qualche
decennio.

Per il lavoro, per il mutuo, per il futuro, cosa accadrà?
Non lo so. Non voglio fare come al mio solito buttandomi in
previsioni negative degne di un Nostradamus de noantri. Proviamo a sfangare un
giorno per volta.
Chiudiamo questa porta, si aprirà qualche portone.