A volte mi chiedo perché sono così.
Altre volte mi limito ad ignorarmi.
Quando sono nella fase “dubbi esistenziali mode-on” vado in
cerca di risposte che non ho e finisco per darmi delle giustificazioni che poi,
tutto sommato, non sono proprio improbabili. O almeno credo.
La prima cosa che mi chiedo sempre è: che diamine è il senso
di sazietà? Esiste veramente o si tratta di uno stato teorico ipotizzato da
qualche luminare de noantri?
Io oscillo, perennemente, dallo stato di “sto a dieta,
mangio poco” a “sono un tritarifiuti, fate di me ciò che volete”. In nessuno
dei due stati, tantomeno in quelli intermedi, ho mai avuto il piacere di
conoscere il signor Senso Di Sazietà. Solo una volta, ricordo, dopo
un’abbuffata di quelle che ti lasciano il dubbio sull’effettiva capacità
volumetrica di uno stomaco, mentre ero sul punto di vomitarmi anche l’anima,
per un attimo mi è sembrato di vedere da lontano un senso di troppo-pieno che
però si è subito dileguato.
Negli anni mi hanno sempre spacciato questa fame atavica
come un bisogno di riempire la mia voragine interiore…ma diamine! Il fondo non
lo tocco mai! Anche le depressioni più profonde della terra, - dai canyon alle
fosse oceaniche - hanno una fine. La mia dov’è?
Mi dicevano e mi dicevo: mangi perché sei triste.
Poi sono stata contenta e ho mangiato lo stesso. Solo con
più gusto.
Facendo anche finta che la psiche non c’entri, soffermandoci
solo su una mera questione fisica, per quanto uno stomaco possa dilatarsi, è
possibile che non si riempia mai?
Dopo anni di analisi e di studio approfondito, questa è la
mia risposta: lo stomaco di talune persone (me) non è collegato all’intestino,
bensì conduce direttamente in una realtà parallela di capienza illimitata dove
le grandi moli di cibo vengono digerite e restituite alla realtà sottoforma di
adiposità diffuse.
La seconda cosa che mi chiedo spesso è collegata alla prima:
cos’è che ha innescato quel senso di fame che non riesce ad avere fine?
Qui la risposta è arrivata subito: i bambini dell’Africa. Da
quando mi hanno detto che se non avessi mangiato sarebbero morti tutti di fame,
io non ho potuto tirarmi indietro. Per dovere morale, mi sono sempre curata di
non lasciare mai avanzi nel piatto – mio o altrui – in modo da salvare
l’infanzia africana. Ancora però non mi giustifico come, nonostante il mio
sacrificio, si continui a morire di fame nel mondo. Forse c’è qualcuno tra voi che
lascia avanzi nel piatto?
La terza cosa che mi chiedo quotidianamente è: che cosa
gliene importa agli Altri se io sono grassa?
Nell’era che si definisce moderna, aperta, tollerante e
altre amenità varie, tutto è lecito fuorché la grassitudine.
S’intenda per grassitudine l’attitudine ad esser grassa, non
solo fisica ma anche mentale.
Né mi pare di aver mai tolto il pane di bocca a qualcuno.
Tanto meno ho preso a panzate la gente per strada, o
rotolato per un declivio investendo tutti, o aspirato più ossigeno del dovuto,
o fatto chissà quale gesto per meritarmi questo disprezzo.
Quindi, mi chiedo, cari signori cicciofobici, qual è il
vostro problema?
Occupo troppo spazio? Vi oscuro la visuale? Vi rubo il cibo
dal piatto?
A queste considerazioni non ho risposta alcuna se non una
citazione rubata: io sarò grassa ma i pesanti siete Voi!